Lo diceva Matteo Salvini ai cronisti dopo il congresso: «Chiedete ai senatori». Si riferiva all’affaire Massimiliano Romeo, da tempo non più gradito come capogruppo del Carroccio al Senato. I senatori si sono mossi, superando «ampiamente» il numero necessario, come riferiscono alcune fonti interne al partito. Prevedibile perché Romeo aveva dalla sua una minoranza di 4 o 5 senatori su 29. Ora, dunque, spiega un altro senatore, si dovrà procedere ad una assemblea del gruppo.
Lega, Garavaglia contro la sfiducia a Romeo
Non l’ha presa benissimo Massimo Garavaglia che al congresso aveva sfidato Salvini ottenendo il 24% dei voti. «È partita la raccolta firme per chiedere la sfiducia nei confronti del capogruppo Romeo. Ne prendo atto con rammarico, evidentemente non c’è la volontà di unire come mi sembrava fosse emerso dal congresso, ma di spaccare tutto e allargare il divario di posizioni nel partito. A me basta questo. Per regolamento, dovrebbe esserci una assemblea di gruppo. Vedremo, chi deciderà ci spiegherà le motivazioni» ha detto il senatore la cui candidatura era stata sottoscritta da Romeo, segretario della Lega Lombarda, e da Attilio Fontana, governatore della Lombardia. Insieme ai nordisti avevano chiesto il rinnovamento del partito. Richieste che sembravano esser state ascoltate in sede congressuale, ma che oggi continuano a dividere. «Evidentemente le promesse sono state disattese» commenta amareggiato Fontana rispondendo a chi gli chiedeva della raccolta firme.
Sfiducia Romeo, 26 firme su 29 al Senato
Tante le personalità di spicco a firmare. Anche la senatrice Erika Stefani avrebbe firmato per chiedere le dimissioni del capogruppo Romeo il che porta secondo i calcoli, a 26 firme su 29. Tradotto: a non aver firmato sarebbero stati gli stessi Romeo e Garavaglia, oltre a Matteo Salvini per ovvie questioni di opportunità. Claudio Borghi, contattato dalla Verità, si trovava all’estero. Ma le divisioni sui territori sembrano più ampie di così. Tre gli appuntamenti che possono smentire o confermare.
Congresso Lega, la partita si sposta a Varese, Bergamo e Brescia
Tra l’8 e il 22 novembre sono infatti previsti tre congressi provinciali dove ad essere avvantaggiati non sarebbero i salviniani. A Varese la guida del partito provinciale se la litigano il presidente uscente Andrea Cassani, sostenitore della candidatura di Garavaglia al congresso milanese e vicino all’area nordista, e Mirko Reto, sindaco di Casciago. Poi sarà la volta di Bergamo. La situazione lì è ancora più complicata perché i sostenitori del segretario non hanno individuato un candidato alternativo. Fabrizio Sala, sindaco di Telgate e vicino all’asse Romeo–Fontana–Garavaglia, invece già è al lavoro e punta a ottenere nuovamente la guida provinciale. Infine a Brescia, Roberta Sisti punta alla riconferma. Come Cassani e Sala, aveva sottoscritto la candidatura di Garavaglia, così come Fabio Ghezzi, segretario provinciale di Monza.
Insomma la partita non si è chiusa al congresso e sui territori gli equilibri cambiano forse per un motivo banale: in Parlamento molti sanno che non verranno rieletti, è tutta da verificare quindi la sincerità del supporto e della devozione dimostrati al leader appena riconfermato.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >