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Michele De Pascale (Imagoeconomica)

La manovra ha appena cominciato l’iter parlamentare e già si annunciano modifiche mentre non si placa la polemica sulle risorse per la sanità. L’ufficio di presidenza della commissione Bilancio di Montecitorio ha stabilito che gli emendamenti andranno depositati entro martedì 17 novembre. Prima ci saranno le audizioni davanti alle commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, che si apriranno lunedì prossimo e si chiuderanno giovedì 12 con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Prima ci saranno le audizioni davanti alle commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, che si apriranno lunedì prossimo e si chiuderanno giovedì 12 con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Manovra, le Regioni all’attacco: «Risorse insufficienti per la sanità»

Intanto non si attenuano i malumori delle Regioni sui fondi alla sanità. «Le risorse previste in manovra sono insufficienti» è la linea emersa all’unanimità dalla conferenza straordinaria delle Regioni per fare il punto sulla legge di Bilancio.

I governatori hanno chiesto «un incremento del fondo sanitario nazionale». «Nessuno intende disconoscere la realtà: i fondi per la sanità sono aumentati in questi anni di Governo Meloni. Il problema è che la spesa corre più del finanziamento e con la manovra rischiamo di non riuscire più a garantire la copertura dei Lea», ha detto il presidente leghista Massimiliano Fedriga.

«Si tratta anche di vedere come questi soldi sono spesi, cioè non c’è solo l’aspetto dello stanziamento, c’è anche il modo in cui questi si spendono», ha replicato il capogruppo di Fdi Lucio Malan. «È chiaro che sarebbe bello avere risorse infinite, ma le risorse sono per loro definizione limitate».

Bertolaso contro la redistribuzione dei fondi: «Penalizza chi lavora bene»

L’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, ha parlato di tagli «insostenibili, quasi mezzo miliardo che impediranno di completare il lavoro sulle liste di attesa». Ma nel mirino dell’assessore c’è soprattutto la modifica dei criteri di ripartizione della quota indistinta del Fondo sanitario nazionale per riequilibrare i disavanzi territoriali.

Un’iniziativa che punta a rivedere i parametri a favore delle aree in difficoltà finanziaria attingendo dalle Regioni più popolose, ma penalizzando le amministrazioni con bilanci in pareggio e una maggiore efficienza operativa. «Pretendere alla fine di ottobre un ridimensionamento delle risorse già programmate di 250 milioni di euro per coprire disavanzi altrui non accade in nessuna realtà istituzionale o imprenditoriale seria», attacca l’assessore.

Bertolaso è inflessibile: «Un’istanza simile presentata a ottobre inoltrato è non solo tardiva, ma ai limiti della costituzionalità. Chi ha diritto a maggiori risorse non può ottenerle togliendole a chi lavora bene».

Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, rincara la dose e se la prende con il bonus agli over 75, definito «il più vergognoso di tutti, aberrante» poiché va alla sanità privata.

Quindi ventila addirittura un possibile ricorso alla Consulta: «Penso che si stia esagerando e si stia uscendo dal dettato della Costituzione. Se la manovra non dovesse cambiare, penso che le regioni debbano portare il governo davanti alla Corte costituzionale».

Per il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani il voucher da 300 euro «smantella il sistema universalistico della sanità pubblica». Il governatore della Liguria, Marco Bucci, invece vede il bicchiere mezzo pieno: «Ogni euro in più che ci danno per la sanità va bene: 7 miliardi in tre anni sia meglio di zero».

A mettere un punto è la premier Giorgia Meloni: «Dall’inizio della legislatura le risorse per il Fondo sanitario sono cresciute a un livello superiore al passato. Con la manovra si arriva a 146,3 miliardi nel 2027».

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, alla Camera ha fornito qualche dato in più. «Non c’è la parola tagli in manovra. Abbiamo investito sulla prevenzione con 500 milioni, come non era mai stato fatto, e sul personale; ci sono circa 3 miliardi per assumere e pagare meglio chi lavora e mezzo miliardo sulla prevenzione. Anche per l’out of pocket, nel 2025 la spesa pubblica sale, quella privata scende».

Valditara apre allo stop ai tagli alla scuola, Salvini cerca le coperture

Altro fronte caldo è la scuola. Sui tagli il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, fa un passo indietro. «Intendiamo lavorare affinché durante l’iter parlamentare il taglio possa essere eliminato» ha detto al question time e ha ribadito quanto fatto finora: ovvero circa 206.000 assunzioni di personale a cui se ne aggiungeranno altre circa 40 .000 di docenti per il prossimo anno scolastico. «In questa legislatura i docenti assunti saranno ben più di 20.000 rispetto alla legislatura precedente. Abbiamo anche salvato migliaia di idonei dei concorsi passati».

Il ministro dei Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, sottolinea che si punta «a zero tagli. Per il 2027 servono 84 milioni di euro». Le coperture verranno dal contributo delle banche o dal gioco online. Poi le pensioni: sull’uscita a 64 anni «abbiamo previsto un fondo iniziale da 850 milioni di euro con l’impegno di stabilizzare la misura».

Da Fi c’è la convinzione che la manovra vada migliorata ma anche «il Tesoro dovrebbe fare la sua parte per trovare le coperture». Tre norme sono a rischio stralcio. La Commissione Bilancio della Camera intende cassare la misura sulle versioni digitali dei libri scolastici di testo a un prezzo ridotto.

Nel mirino anche il riepilogo da rilasciare all’assistito con i costi delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, in modo da far conoscere al paziente l’onere di quanto erogato. Sarà stralciata la norma che modifica la disciplina sulla ricostruzione post calamità per l’assegnazione di personale a supporto dei commissari straordinari.

Rispunta la riapertura dei termini del condono edilizio del 2003 in Campania con un emendamento in arrivo. «È una questione di giustizia sociale e di equità di trattamento. In Campania ci sono circa 50.000 ordinanze di abbattimento. Dopo 23 anni è necessario dare una risposta a migliaia di famiglie che vivono nell’incertezza» ha spiegato la capogruppo in commissione Affari sociali di Fdi, Imma Vietri.

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