I 200 miliardi di Conte? sono 5
  • Per ogni euro erogato ne andranno accantonati 3: i fondi garantiti basteranno per 350.000 imprese ma ci sono 9,3 milioni di Pmi e partite Iva attive. Pure le pratiche in capo a Sace per l’export non supereranno i 20 miliardi.
  • Via Nazionale spiega che i denari arrivano da taglio dei dividendi e alleggerimento delle misure sul capitale. Presentate 660.000 domande di moratoria sui prestiti.

Lo speciale contiene due articoli

«Abbiamo liberato poderose risorse. Per le imprese, anche piccolissime, arrivano 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export», esultava in conferenza stampa Giuseppe Conte anticipando un decreto che non sarebbe entrato in Gazzetta ufficiale se non con 72 ore di ritardo rispetto all’annuncio in mondo visione. I primi due giorni di attesa sono da collegare all’esito dell’Eurogruppo. L’esecutivo sperava che da lì sarebbero arrivati fondi per riempire il decreto imprese di soldi veri. Quando il governo ha dovuto ammettere a sé stesso che da Bruxelles non sarebbe arrivato nulla, il testo è stato approvato e pubblicato in Gazzetta nel pieno della notte. L’indomani si è scoperto che che le uniche coperture sottostanti valevano 2,72 miliardi di euro. Un miliardo destinato a Sace, impegnata a favorire l’export, e il rimanente miliardo e 720 milioni per il Mediocredito centrale che a sua volta gestisce il Fondo di garanzia a cui spetta il compito di erogare i prestiti per le imprese impegnate sul mercato italiano e per le partite Iva.

Per capire l’effettiva portata delle promesse di Conte si è dovuto però attendere che si riunisse il consiglio di gestione del Fondo e che a sua volta Sace definisse la leva di credito.

Adesso basta un pallottoliere per mettere in fila i numeri e le erogazioni. E si ha la certezza che il mondo delle conferenze stampa del premier non coincide per nulla con la realtà del Paese.

Dei 200 miliardi promessi da Conte per il mercato interno soltanto 5,18 sono reali. Gli altri 194,82 restano un desiderio destinato a non realizzarsi. Il consiglio del Fondo di garanzia ha, infatti, deciso che i prestiti fino a 25.000 euro (garantiti al 100% dallo Stato) sono molto rischiosi e quindi per ogni euro erogato ne andranno accantonati tre. Tradotto, la leva che il Fondo deciderà di utilizzare si ferma a tre volte. E quindi basta fare 1,72 miliardi per tre e si arriva a 5,16 miliardi. Il Fondo ha deciso di non prendere altri rischi per un semplice motivo: dare soldi senza garanzia significa molto spesso non rivederli indietro e se il Fondo poi andasse a gambe all’aria toccherebbe agli amministratori risponderne penalmente. Non certo al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, o al premier. Inventarsi promesse fasulle in conferenza stampa non è ancora un reato. Così con i soldi che potranno essere erogati il Fondo darà risposta a 200.000 pratiche o, se consideriamo una cifra mediana di 15.000 euro per pratica, a un massimo di 350.000 aziende. Solo le partite Iva sono 5 milioni e le Pmi 4,3 milioni. Soddisfarne solo 350.000 rischia di essere un tremendo boomerang per Conte che prima o poi, almeno politicamente, dovrà rispondere dei danni che sta facendo alla nostra economia.

Senza contare che se il budget disponibile venisse subito esaurito dalle richieste inferiori a 25.000 euro (molto probabile) il fondo del Mediocredito non potrebbe più erogare le garanzie con copertura al 90%. Si tratta dei pacchetti per le imprese più grandi che a loro volta vedono coinvolte le banche che dovranno garantire il 10% rimanente. Su queste pratiche il Fondo utilizzerà la leva tradizionale di 12,5 volte che, di fatto, corrisponde al classico accantonamento dell’8% rispetto al totale erogato. In pratica, siamo di fronte a una bufala politica. Calmierata solo un po’ dalla parte del decreto relativa all’export.

Sul versante di Sace, i fondi sottostanti si fermano a un miliardo ma la leva che sarà messa in campo sale a 20 volte il plafond. In pratica, le aziende impegnate a esportare i propri prodotti potranno chieder garanzie fino a 20 miliardi. Quattro volte tanto il pacchetto del Fondo gestito da Mcc, ma pur sempre dieci volte meno le promesse di Conte. Che in conferenza stampa valevano 400 miliardi e nella realtà solo 25,18. «Nel magico mondo del premier», commenta Enrico Zanetti responsabile di Eutekne.info ed ex viceministro all’Economia, «i commi che contano sono quelli che fissano le cifre massime, ma nella realtà bancaria e imprenditoriale ciò che conta sono i commi che fissano i plafond reali di spesa. Altrimenti promettere 400 miliardi su una base di 2,7 è come promettere di abolire la povertà. Tanto più che tutte le responsabilità non sono in capo ai politici ma scaricate su enti pubblici che devono rispondere dei bilanci e della governance».

Il riferimento è al fatto che le garanzie non vengono erogate direttamente dal Tesoro. Così come si fa con i bonus dell’Inps e la cassa integrazione Covid-19. Evidentemente si spera che gli intoppi burocratici o logistici possano deviare l’attenzione dai fallimenti politici. Basti pensare che il Fondo di garanzia nel 2019 ha evaso circa 120.000 pratiche, confermando il trend degli anni precedenti. Ora in 4-5 settimane si troverà a rispondere a un numero compreso tra le 200 e le 350.000 richieste. Andrà in tilt? Probabilmente. E anche questo servirà a Conte a far dimenticare l’altro gioco delle tre carte presente nel decreto imprese. I 2,72 miliardi sottostanti sono in realtà a saldo zero. Il miliardo destinato a Sace è stato pescato da un fondo messo in pista nel 2014 – in pieno governo Renzi – per sostenere quelle aziende in attesa di ricevere i pagamenti della pubblica amministrazione. Degli 1,7 miliardi per il Fondo di garanzia, 1,5 erano stati stanziati nell’articolo 49 del Cura Italia di marzo. L’articolo è stato abrogato e i fondi sono riapparsi carsicamente nell’articolo 13 del decreto imprese. Ma sono sempre gli stessi. Così come i rimanenti 220 milioni girati all’ente del Mediocredito centrale provengono da un altro articolo del Cura Italia. Per Conte nulla si crea e nulla si distrugge. Solo le aziende falliscono.

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