- Appoggio trasversale alla Lega dai governatori, contrari al rientro alle 22. Michele Emiliano (Pd): «Turismo a rischio». Duro Massimiliano Fedriga sulla scuola: «Accordo cambiato senza dircelo. Incrinata la leale collaborazione con il governo».
- Il direttore dell’Arena di Verona: «Mantenere la restrizione è una condanna a morte». Esercenti, teatri e parchi tematici si appellano a Mario Draghi e Massimo Garavaglia per poter riaprire.
Lo speciale contiene due articoli.
Lo storytelling immaginato dagli anti-Salvini, diremmo dai «salvinofobi» in servizio permanente effettivo, era fin troppo chiaro: il leader leghista descritto come una specie di piromane, in una mano un fiammifero e nell’altra una tanica di benzina, pronto a destabilizzare e minacciare il governo. E tuttavia – ecco la «narrazione» che era stata preparata l’altra sera – un Salvini sostanzialmente isolato, laterale, non in grado di dar seguito alle sue richieste. Sono bastate poche ore per smontare questa versione delle cose. E non solo perché plurime rilevazioni attestano che una quota significativa dell’opinione pubblica italiana non apprezza le restrizioni e il coprifuoco, ma perché – a ben vedere – le stesse richieste di Salvini vengono dalle Regioni, che non si sono fatte ridurre al silenzio dalle decisioni del governo di trentasei ore fa. Il primo a farsi vivo, ieri sul Corriere, è stato Luca Zaia. Duro sul metodo: «Le linee guida sono state presentate all’unanimità dalle regioni, di destra e di sinistra».
E chiarissimo nel merito, in particolare sui rischi per il turismo: «Chi viene in Italia se sa che c’è il coprifuoco? E ancora: non ci sono certezze sulle quarantene e gli obblighi a carico dei turisti. Se il mondo pensa che qui sia tutto chiuso, andrà in Grecia». A rincarare la dose ha provveduto ieri il presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga, che ha sollevato due temi distinti. Per un verso il coprifuoco (le regioni chiedevano lo slittamento alle 23, come minimo segno di attenzione per la ristorazione), e per altro verso la scuola, questione su cui il governo ha elevato la didattica in presenza al 70% (contro il 60% fissato nel precedente accordo con le regioni). E Fedriga ha reagito con nettezza: «Aver cambiato un accordo siglato con Conferenza delle regioni, Anci e Upi è un precedente molto grave che non credo ci sia mai stato. Gli accordi si possono cambiare ma riconvocando chi quegli accordi li ha presi. Si è incrinata la leale collaborazione tra stato e regioni». Anche a RadioRai Fedriga ha insistito: «Si rischia un cortocircuito tra le istituzioni in un momento in cui serve coerenza». E del resto, se il Cdm se l’è sentita di cambiare l’intesa con le regioni, non si capisce perché invece sia stato rigidissimo (tornando alle richieste di Salvini) nel non voler modificare l’accordo su orari e calendari ipotizzato la settimana prima in cabina di regia. A meno di ritenere che Draghi e i suoi consiglieri credano a uno sproposito giuridico e politico: e cioè che il Cdm sia un mero luogo di ratifica delle intese informali avvenute nella cabina di regia (che, istituzionalmente parlando, non si sa cosa sia e cosa rappresenti).
Sta di fatto che Fedriga ha riconvocato i suoi colleghi governatori, e tutti insieme hanno scritto a Draghi ribadendo le richieste (su coprifuoco e scuola) e chiedendo un nuovo incontro prima della pubblicazione del decreto. In termini politici, Fedriga si è anche detto convinto (il che appare ragionevole a molti osservatori) che «nelle prossime settimane ci possa essere una revisione di questo decreto». Anche per Emiliano, governatore dem della Puglia, il coprifuoco alle 22, a luglio, «è una cosa senza senso che rischia di distruggere il nostro turismo».
Pressato dall’iniziativa dei governatori, il governo ha accusato il colpo. Mariastella Gelmini, che destando notevole sconcerto aveva nei giorni scorsi difeso il coprifuoco alle 22 depotenziando la spinta del centrodestra per modificarlo, ieri a Telelombardia ha cercato di tendere la mano: «Il fatto che nel testo del decreto non sia stato riprogrammato il coprifuoco, non significa che durerà fino al 31 luglio. Questa è una lettura distorta del provvedimento». E ancora: «Sono assolutamente certa che presto il coprifuoco sarà solo un brutto ricordo. È lo stesso decreto a dirlo, precisando che il Cdm potrà intervenire nelle prossime settimane, con tagliandi periodici al dl, modificando sia le regole per le riaperture che gli orari del coprifuoco». Si tratta tuttavia di una toppa che non copre il buco. Se tutti sono convinti che la norma sul coprifuoco salterà o sarà modificata, l’impuntatura dell’altra sera – di tutta evidenza – è stata solo un modo per non darla vinta a Salvini. Ma è serio un governo che tiene sequestrati gli italiani per non dare partita vinta a uno dei partiti che lo sostiene? La Gelmini ha cercato di attenuare lo scontro pure sulla scuola: «Il presidente Draghi ha chiesto di fare uno sforzo ulteriore (ndr: rispetto al 60%). Nel decreto ci sarà scritto 70%: ma non metteremo a rischio nessuno. Se non sarà possibile assicurare queste quote, regioni ed enti locali potranno derogare». In serata fonti governative hanno ipotizzato il rientro in classe da lunedì di uno studente su due: «Regioni ed enti locali possono derogare al massimo al 50%, mai al di sotto». In mancanza di certezze, sembra di essere tornati ai metodi del Conte due: balletti di cifre, ipotesi, interpretazioni. Su questo tema, pensando al nuovo anno scolastico, si sono espressi anche i presidi, attraverso Antonello Giannelli, presidente della loro associazione «Se a settembre si vorrà tornare con tutti gli studenti, si dovrà abolire il limite del metro per il distanziamento». Resta tuttavia un mistero doloroso: considerando che la prima chiusura delle scuole è avvenuta a fine febbraio del 2020, possibile che14 mesi dopo si sia ancora al punto di partenza? Ah già, nel frattempo però il governo Conte si era occupato dei banchi a rotelle…
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