- Parigi alza il livello della battaglia: potrebbe respingere i migranti della Sea Watch. Matteo Salvini invita a Roma l’omologo Christophe Castaner, che lo snobba: «Non mi faccio convocare».
- Pochi mesi fa Eliseo e M5s tubavano. Durante le lunghe consultazioni al Quirinale, il leader di En Marche assicurava: «Tenderò una mano al nuovo governo». E Luigi Di Maio rispondeva: «Ha meriti immensi».
- Ma la stampa d’Oltralpe fa le pulci a Emmanuel Macron: «Ha iniziato lui lo scontro». Per «Le Figaro» è stato il presidente a incominciare la guerra Il direttore di Sud Radio: «Una strategia contro i gilet gialli».
Lo speciale contiene tre articoli.
Nessuno mi può convocare, nemmeno tu. Prosegue il festival delle stoccate incrociate tra Roma e Parigi: anche ieri il governo italiano e quello francese si sono scambiati accuse e controaccuse, dopo che l’altro ieri l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, era stato richiamato in patria a causa dell’incontro avvenuto il 5 febbraio scorso a Montargis tra il vicepremier Luigi Di Maio e alcuni gilet gialli.
Una misura diplomatica che per Parigi potrebbe essere temporanea: «Quando un ministro di un Paese straniero», ha detto ieri il portavoce del governo francese Benjamin Griveaux, «si reca in Francia per incontrare i gilet gialli, la cortesia e la diplomazia vorrebbero che si avvertisse il governo. Abbiamo richiamato l’ambasciatore per una consultazione, non è un atto permanente ma è un importante segnale perché l’Italia è un alleato storico della Francia e un Paese fondatore dell’Unione europea. Il dialogo non è mai stato spezzato», ha aggiunto Griveaux, «ma c’è anche un presidente del Consiglio in Italia, si chiama Giuseppe Conte, è lui il capo del governo italiano e Macron lo ha già incontrato molte volte».
Parole fintamente concilianti seguite da un attacco durissimo: «Se si vuol fare indietreggiare la lebbra nazionalista, se si vuole fare indietreggiare i populisti, se si vuol fare indietreggiare la sfida all’Europa, il modo migliore è di comportarsi bene con i propri partner». Una frase riferita ai gilet gialli, ma che chiama in causa direttamente anche i gialloblù, visto che proprio Macron a giugno si era già rivolto al nostro governo parlando proprio di «lebbra populista», proprio le stesse parole scelte dal suo portavoce. Per finire, Griveaux ha aggiunto che le «battute» di Luigi Di Maio e Matteo Salvini sulla Francia «non hanno evitato all’Italia di entrare in recessione».
«Non si tratta di drammatizzare», ha rincarato il ministro francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau, «si tratta di dire che la ricreazione è finita. Un rappresentante di un governo straniero che viene in Francia a sostenere quello che non è nemmeno un leader politico, ma uno che ha chiamato alla guerra civile, al rovesciamento del presidente e a un governo militare, non si era mai visto».
Si riapre anche un altro fronte caldo, quello dell’immigrazione. Fonti del Viminale hanno fatto sapere che la Francia avrebbe cambiato idea sulla Sea Watch, e non sarebbe disposta ad accogliere la sua quota di profughi come concordato: accetterebbe solo stranieri che hanno diritto alla protezione internazionale e non migranti economici.
«Faremo a meno della Francia», ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, «non dei francesi che sono un popolo stupendo. Evidentemente chi sta governando ha le idee un po’ confuse. La Francia ha respinto negli ultimi due anni 60.000 migranti».
«La prossima settimana», ha aggiunto Salvini a margine di una manifestazione elettorale in Abruzzo, «incontrerò a Roma il ministro degli Interni francese. Lo convocherò perché voglio risolvere la situazione. Con i no non si va da nessuna parte. Al ministro francese chiederò che vengano rimandati in Italia i 15 terroristi italiani che oggi si trovano in Francia».
Il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner, però, prima ha risposto piccato «Non mi faccio convocare da nessuno!» e poi ha aggiunto: «Con l’Italia il dialogo è costante ma deve essere rispettoso. Sono pronto anch’io ad accogliere Salvini. Penso che le missioni diplomatiche non debbano farsi di nascosto ma in modo ufficiale». «Ovviamente», ha precisato Salvini, «io non voglio ne posso convocare nessuno: sarò lieto di ospitare in Italia, il prima possibile, il mio collega francese per discutere e risolvere i problemi». Lo stesso Salvini ha poi inviato una lettera a Castaner: «Caro collega», ha scritto Salvini, «i nostri Paesi da sempre condividono solidi rapporti bilaterali, con particolare riferimento ai campi della sicurezza, del terrorismo e dell’immigrazione. In questo quadro, sarei particolarmente lieto di invitarla a Roma, per un confronto e un proficuo scambio sui dossier aperti. Le anticipo, tra i vari temi, che confermo un vivo interesse per la collaborazione da voi offerta», ha scritto Salvini, riferendosi abbastanza esplicitamente al caso dei migranti della Sea Watch, «a proposito dei rimpatri dei migranti economici».
A proposito della Sea Watch: lunedì 11 e martedì 12 febbraio la nave, che batte bandiera dell’Olanda e che è ormeggiata nel porto di Catania, sarà oggetto di un’ispezione tecnica a cura dell’ispettorato ambiente e trasporti del ministero olandese delle Infrastrutture.
Nell’attesa di sapere se e dove si incontreranno Salvini e Castaner, magari in «campo neutro», c’è da registrare anche la lettera che Luigi Di Maio ha indirizzato a Le Monde: «Il popolo francese», ha scritto il leader del M5s, «è il nostro riferimento. Noi guardiamo al vostro popolo come a un punto di riferimento e non un nemico, e le divergenze politiche e di visione fra il governo francese e italiano non devono ricadere sul rapporto di amicizia storico che unisce i nostri due popoli e i nostri due Stati».
Invita alla calma, parlando con La Stampa, il commissario europeo all’Economia, il francese Pierre Moscovici: «È incomprensibile immaginare, per ragioni politiche e pretestuose, un allontanamento fra Italia e Francia».
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