Il virus è fra i 5 stelle, panico in Senato
  • Positivi Marco Croatti e Francesco Mollame, test a tutto il gruppo. Elisabetta Casellati assicura: «Nessuna intenzione di chiudere». Ma tra i giallorossi la tentazione della «democrazia da remoto» c’è. Stefano Ceccanti del Pd: «Riprendere il dibattito su lavoro a distanza del Parlamento».
  • Calcio, tamponi negativi nel Napoli. Domani i risultati decisivi per i partenopei. Scontro tra Sandra Zampa (Salute) e Vincenzo Spadafora (Sport). La dem si incarta sul blocco del campionato. Il grillino: «Parole avventate».

Lo speciale contiene due articoli.

Certo, con il parere sul Recovery fund da votare la prossima settimana, un Senato chiuso per Covid-19 grillino sarebbe un’eurobeffa. Ma in fondo, vista la profonda crisi che sta attraversando il Movimento 5 stelle, anche il fatto che i due senatori che hanno rischiato di far serrare i portoni di Palazzo Madama siano del partito di Beppe Grillo rende purtroppo assai bene l’idea di una stagione jellata. Per ora, una preoccupatissima Elisabetta Casellati ha deciso di andare avanti, mentre i deputati pentastellati si sottoponevano a tamponi e test sierologici. Il rischio di fare tutti quanti la figura dei calciatori di Serie A, tra i quali cresce ogni giorno il numero dei contagi, non piace a nessuno, ma anche sospendere l’attiva legislativa proprio nel mezzo di un autunno ricco di appuntamenti importanti è quello che un po’ tutti vorrebbero evitare.

Per tutta la mattina sono stati fatti gli accertamenti imposti dai protocolli di sicurezza del Senato e la Casellati ha sospeso la convocazione delle Commissioni per consentire ai 5 stelle di fare i tamponi. In realtà, molti hanno sostenuto anche i testi sierologici, perché dei tamponi si fidano poco anche loro. Nel pomeriggio, Casellati ha spazzato via i dubbi: «Il Senato è aperto e non ho nessuna intenzione di chiudere. Non l’ho fatto neppure nel periodo più acuto della pandemia e sarebbe assurdo che succedesse adesso». E a riprova delle fiere intenzioni, ha subito convocato per le 9 e mezza di questa mattina la Conferenza dei capigruppo.

Va detto, comunque, che chi ha parlato con lei ieri a metà giornata, a cominciare dai grillini, l’ha definita «preoccupatissima». Perché questa è la classica situazione che «come fai sbagli». E per non sbagliare, ieri i grillini sono corsi a fare ogni tipo di test, dopo che hanno saputo che i colleghi Francesco Mollame e Marco Croatti erano positivi al coronavirus.

Daniele Pesco, presidente della commissione Bilancio, avrebbe dovuto iniziare l’esame del decreto Agosto, ma la riunione è saltata per permettergli di fare sia il tampone che il test del sangue.

Anche lui non avrebbe voluto fermare i lavori parlamentari per nulla al mondo. Chi è un vero recordman della prevenzione e della profilassi è il suo collega Elio Lannutti, che con il tampone di martedì pomeriggio ha messo a segno un invidiabile record: otto tamponi e due test sierologici. Che sia uno battagliero e con molta voglia di lavorare, del resto, è ampiamente noto. E mentre in Senato si procedeva alla sanificazione completa, filtravano i particolari sui due senatori positivi.

I questori di Palazzo Madama hanno dovuto fare un po’ i poliziotti e alla fine di una rapida indagine hanno fatto sapere in una nota che Mollame «non frequenta i locali del Senato a far data dal 10 settembre».

Mentre di Croatti si sa che «ha avuto l’ultimo accesso agli stessi locali il giorno 24 settembre». Sulla base di queste informazioni, si è quindi proceduto a mappare tutti gli incontri possibili. Mollame aveva comunicato la propria condizione sanitaria lunedì, mentre la notizia di Croatti è stata diffusa solo ieri. Colpisce che entrambi avessero partecipato a un comizio in sostegno del candidato sindaco di Faenza (Ravenna) per le amministrative del 20-21 settembre. Ieri, molti grilini puntavano su questo elemento per spiegare la doppia positività dei colleghi. Croatti ha dato prova di massima trasparenza e ieri su Facebook ha raccontato della propria positività, e non solo. «Per correttezza nei confronti di tutti e per i giornalisti che proveranno a chiamarmi, vi informo che giovedì ho preso parte all’assemblea dei senatori del Movimento 5 stelle, munito di mascherina e nel rispetto del distanziamento sociale nei confronti dei presenti», ha scritto sui social. E poi ha raccontato che si è messo in quarantena da lunedì, invitando tutti i suoi seguaci ad avere «massima cautela, perché solo rispettando tutti insieme le indicazioni che ci vengono date potremo avere la meglio su questo virus». Invece il siciliano Mollame non ha partecipato all’ultima assise grillina di lunedì perché aveva già la febbre. «Non l’abbiamo visto manco in remoto», confermano i colleghi dell’Isola.

Torna però a porsi con una certa insistenza il problema del funzionamento del Parlamento, visto che una seconda ondata di contagi è purtroppo nelle previsioni di molti, dopo la mezza tregua estiva. In Senato, la prossima settimana, si devono discutere e sfornare alcuni pareri importanti, trai quali spicca quello sul Recovery fund. E poi, inizierà la sessione di bilancio con la nota di aggiornamento al Def. Il costituzionalista del Pd, Stefano Ceccanti, da un lato è contento che il Senato non si sia fermato che mezza giornata, ma poi osserva che «sarebbe il caso di riprendere il dibattito sul lavoro a distanza del Parlamento, preparando decisioni opportune nel segno della prudenza e del dovere di funzionamento degli organi costituzionali». Anche il grillino Giuseppe Brescia ne approfitta per chiedere «passi avanti sul voto da remoto». Ma certo, dopo la passata venerazione per la piattaforma Rousseau, ci manca giusto l’introduzione della «democrazia in remoto» per toccare il fondo.


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