Il governo fa il gioco delle tre carte e salva i soldi per i 100 anni del Pci
  • La maggioranza usa la fiducia per rinfilare il comma nel bilancio: l’unica differenza è che non viene indicata la cifra di 400.000 euro che sarà erogata da Palazzo Chigi. Ma su chi produce si abbatte una pioggia di tasse.
  • La norma verrà riproposta, come il rinvio del mercato tutelato dell’energia al 2022. Approvato il decreto fisco.
Lo speciale contiene due articoli

Il comunismo cambia forma ma resta coerente alle proprie pretese: avere fondi pubblici a disposizione. Il governo giallorosso, nonostante le polemiche, ha deciso di infilare lo stesso in manovra il comma che regalerà ben 400.000 euro per i festeggiamenti del centenario del Pci a Livorno. Dopo aver messo in frigo l’emendamento ha infilato un nuovo comma approfittando della fiducia. A pagina 78 del testo approvato al Senato e diretto alla Camera per essere votato alla cieca spicca il comma 405. Qui si elevano i festeggiamenti dell’anniversario al rango di promozione culturale. Così nel comma successivo si delega a Palazzo Chigi il compito di emettere un decreto entro la fine di febbraio per stanziare i fondi.

Così il cerchio della presa in giro si chiude. Le polemiche si erano infatti anche concentrate sull’importo da destinare. In questo modo si omette la cifra per infilarla in cdm, magari uno di quelli che terminano a tarda notte. Duole però sapere che il governo presti tutta questa attenzione alle attese e ai desideri degli eredi del Pci e nessuna alle istanza di decine di categorie produttive, proprio quelle che lottano tutti i giorni contro la mentalità statalista e comunista e nonostante ciò consentono a quei nostalgici di festeggiare la loro storia e i loro fallimenti.

Un esempio su tutti: i commercianti e i proprietari di immobili. «Sulla mancata proroga della cedolare secca per i nuovi contratti di affitto dei negozi si sono fatti sentire i commercianti oltre a noi, ed è la prova che non era un favore ai proprietari, ma una necessità del mercato immobiliare e del commercio», ha giustamente sintetizzato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. Il quale ha anche sottolineato come senza la proroga ci sia il rischio «di una possibile mancata apertura dei negozi, perché la misura riguardava i nuovi contratti e consentiva di facilitare la loro apertura. Se rimangono chiuse le attività è un danno per lo Stato e per i Comuni, che non incassano tasse». Quindi, ha concluso Spaziani Testa, «temo che dovremo aspettare un altro governo» per rivedere la misura. «Non c’era motivo per non farla subito. Era una proroga dal costo basso, 160 milioni di euro. È una cosa inspiegabile, dovrebbero spiegarla coloro che hanno fatto questa scelta».

In realtà, la spiegazione non è così complicata, la matrice rossa di questo governo unita alla componente gialla dei 5 stelle crea un’avversione a tutto ciò che produce ricchezza. Raramente il Paese ha assistito a una tale sordità di fronte alle istanze di chi contribuisce a far crescere il Pil. Lo si comprende dalla corsa a infilare microtasse che servono a comporre un gettito complessivo (quello necessario a evitare l’aumento dell’Ilva) e a costituire nuove clausole di salvaguardia nel 2021. Infatti, lo scandalo per i 400.000 euro destinati a festeggiare il Pci è tanto grande quanto è simbolico e contribuisce a offuscare la mente anche dei più critici. Non bisogna dimenticare che la manovra appena approvata dal Senato è una cambiale che sposta in là la fregatura.

Nella prima versione del testo si poteva leggere che nel 2021 ci saranno maggiori tasse per 26 miliardi di euro di cui 18 sotto la voce di clausole di salvaguardia per l’aumento dell’Iva. Gli altri 8 miliardi erano indicati come coperture inserite nel Nadef per mettere in sicurezza i conti del 2020 e garantire il disinnesco totale delle clausole di salvaguardia sull’Iva ereditate dai governi precedenti (i famosi 23 miliardi). Il calcolo dei 26 miliardi è però da aggiornare. Le tensioni e le urla dentro la maggioranza hanno portato a un ridimensionamento delle imposte sul 2020.

Tra tagli alle detrazioni e nuove tasse correlate all’ambiente si arriva a 27. A questa cifra andrà aggiunto il fondo taglia tasse. Giuseppe Conte sa che nessun governo sarà mai in grado di portare a casa dal contrasto all’evasione una tale somma. Ecco perché è stato pensato un fondo da 3 miliardi di euro. Si tratta di altre tasse che creano una riserva chiamata appunto «taglia tasse» (che però intanto le aumenta) e che, siccome deve realizzare gli obiettivi della manovra, domani potrà essere usata a copertura di eventuali buchi. Ad esempio quello causato dai 3 miliardi di euro non recuperati dall’evasione nel 2020. «Il voto del Senato ci consegna una maggioranza solida e coesa e una manovra che esce non solo confermata ma anche rafforzata nel suo impianto», ha detto ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri concludendo: «Questa legge di bilancio può essere considerata un piccolo miracolo». Meglio così. Viene da chiedersi quante tasse avremmo dovuto pagare se il miracolo fosse stato grande.

Claudio Antonelli

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