Fuoco anche sull’affido condiviso
Ansa
  • Per Md il disegno di legge del senatore Simone Pillon è un segnale di «nuovo oscurantismo» Il leghista tira dritto: «Invasione di campo spiacevole, però decide il Parlamento».
  • Magistratura democratica prende posizioni durissime sulle politiche della Lega in materia di immigrati e legittima difesa. Ce n’è anche per il M5s: ha tolto voti alla sinistra. Alla faccia della separazione fra poteri.

Lo speciale contiene due articoli

Dopo l’attacco politico arriva quello della magistratura che, come spesso accade, non disdegna esprimersi prima che il Parlamento decida. E così, tutti insieme contro il disegno di legge Pillon che riforma il diritto di famiglia e le norme sull’affido condiviso. Dopo la senatrice Emma Bonino e la femminista già direttore del dipartimento delle statistiche sociali dell’Istat, Maria Laura Sabbadini, ieri infatti è arrivata Mariarosa Guglielmi, segretario di Magistratura democratica. Un attacco a gamba tesa non solo contro i principi ispiratori, il contenuto e gli effetti del ddl 735, ma direttamente contro il leghista Simone Pillon, accusato di far parte di una sub-cultura che produce contro riforme. E così, se per una larga opposizione il testo sulla bigenitorialità perfetta non funziona e il ddl non è emendabile e va ritirato, per Md è praticamente incostituzionale. «Si moltiplicano i segnali di un nuovo oscurantismo, di una utopia regressiva che investe interi sistemi di diritti, come il diritto di famiglia, e vuole passi indietro su conquiste fondamentali che riguardano i diritti del vivere e la libertà di agire di ciascuno di noi davanti alle decisioni della vita. Il disegno di legge Pillon è il portato della stessa sub-cultura, fortemente ideologizzata, che ha prodotto le iniziative contro l’aborto, gli attacchi in nome dei valori della famiglia “tradizionale” alle unioni civili, al biotestamento, alla laicità dello Stato». Così la Gugliemi in un passaggio della sua relazione in apertura del Congresso nazionale dell’associazione di magistrati.

Pronta la risposta del senatore nonché avvocato e mediatore familiare Pillon: «Spiace prendere atto dell’invasione di campo da parte di Magistratura democratica, che non solo si scaglia contro il disegno di legge, ma persino prevede interventi da parte della Corte costituzionale e della Corte di Strasburgo. Con buona pace di Montesquieu forse oggi per qualcuno ha scarso valore il principio fondamentale della separazione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario, uno dei pilastri della nostra democrazia. Mi chiedo cosa abbiano questi magistrati contro il diritto dei bambini di stare con mamma e papà anche dopo la separazione e il divorzio». Ma Pillon non perde l’ottimismo: «Per fortuna, però, in Italia le proposte di legge, anche quelle che non piacciono a giudici di sinistra, si discutono in Parlamento, senza che siano correnti della magistratura a dettare l’agenda politica».

Alla base del ddl, molto contestato fin dalla sua presentazione, lo scorso agosto, c’è la proposta di istituire, nel caso di figli minorenni di coppie separate o divorziate, una bigenitorialità «perfetta» con tempi paritari, regolata in maniera diversa rispetto a quanto avviene oggi, in cui la maggior parte dei padri mantiene i figli vedendoli a weekend alternati. Malgrado tutti siano favorevoli all’idea che la cura e l’educazione dei figli sia a carico di entrambi i genitori, il modello Pillon non piace alle opposizioni, alle femministe, ai giudici minorili e ad alcuni costituzionalisti.

Maurizio Tortorella

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