- Agli ospedali di Pavia e provincia sono arrivate dozzine di modelli da 5 ml anziché i monodose. Le strutture sono state costrette a ricorrere alle proprie scorte. Intanto continuano a mancare personale, dosi e frigoriferi.
- Per Chigi la campagna italiana è «soddisfacente» e seconda solo a Berlino, che però ha contrattato un’altra fornitura. L’accelerazione c’è stata, ma per lo sforzo dei territori.
Lo speciale contiene due articoli.
Chissà che non si arrivi al paradosso di essere costretti a presentarsi alla vaccinazione con la siringa in mano. A Pavia ci si è andati vicino. Al Policlinico San Matteo e agli ospedali dell’Asst locale (l’azienda sanitaria territoriale) sono arrivati i kit con un migliaio di siringhe sbagliate, da 5 ml anziché monodose, come serve per il vaccino Covid. Gli ospedali, per risolvere l’intoppo hanno dovuto ricorrere alle scorte in magazzino. Ci si è messa anche la burocrazia. Nessuno sa se le siringhe sbagliate debbano essere restituite o possano essere utilizzate per altre necessità. Le fiale stanno arrivando con il contagocce. Ieri, invece dell’intera fornitura settimanale, ne è arrivata metà.
Se l’obiettivo è l’immunità di gregge, cioè la copertura dal Covid di almeno il 75% della popolazione, per fine anno, siamo molto lontani dal traguardo. Per somministrare due dosi a questa percentuale di italiani entro un anno, bisognerebbe effettuare 1,5 milioni di punture a settimana. Il commissario Domenico Arcuri invece ha posto come obiettivo 450.000 vaccini ogni sette giorni, cioè meno di un terzo di quelli che servirebbero per centrare l’obiettivo dell’immunità di tutto il Paese. Di questo passo servirebbero anni per tagliare il traguardo.
Finora la somministrazione ha riguardato solo lo 0,7% della popolazione.
Cos’è che non sta funzionando?
Punto numero uno nei ritardi: le dosi. Le Regioni reclamano una fornitura maggiore. I lotti della Pfizer stanno arrivando alla spicciolata. In forte ritardo quelli di Moderna che dovrebbero avere il via libera dall’Ema a giorni, mentre quelli di Astrazeneca, già somministrati in Uk, dovrebbero essere approvati dall’Agenzia europea a fine gennaio o inizio febbraio. Le fiale di Sanofi, 40 milioni, arriveranno nella seconda metà del 2022. Risultato: l’Italia avrà le 202 milioni di fiale annunciate, nell’arco di 21 mesi e non più di 15. L’errore di Bruxelles, rilevato dagli esperti, è stato di diversificare gli ordini tra vari produttori. Il Regno Unito va avanti senza aspettare l’Ema, mentre la Germania ha contrattato direttamente con la Pfizer dosi aggiuntive.
E ai problemi organizzativi europei si sommano quelli nazionali.
Le Regioni lamentano la mancanza di personale sanitario, di siringhe e di frigoriferi per conservare il prodotto. Lo standard minimo per operatore dedicato è di 30 vaccinazioni al giorno. Alcuni governatori stanno pensando di sopperire con pensionati mentre i medici di base attendono di sapere quando potranno essere operativi. Gran parte degli ambulatori sono sprovvisti dei frigoriferi che scendono a 75 gradi sotto zero. Ma i freezer mancano anche nei centri vaccinali. Dei 294 punti di somministrazione solo 222 ne sono dotati. Dopo il 7 gennaio dovrebbero diventare 289, promette Arcuri, ma ne mancherebbero ancora cinque.
A rallentare la macchina organizzativa ci si sono messe pure le ferie del personale sanitario. Il Molise sta reclutando volontari, pagati 25 euro lordi, dopo il normale orario di servizio. Il commissario Arcuri ha promesso per l’inizio di febbraio l’arrivo di 15.000 tra medici e infermieri. Il bando è partito solo il 16 dicembre.
Altro ingranaggio difettoso è quello dei centri vaccinali. Manca un elenco e le Regioni procedono in ordine sparso. Arcuri ha spiegato che gli hub dipendono dalla quantità di vaccino disponibile, dalla numerosità delle categorie con priorità e dagli aspetti logistici legati alla catena del freddo.
Il vaccino di Astrazeneca avrebbe risolto almeno uno di questi problemi perché ha il vantaggio strategico di essere prodotto a Pomezia nell’impianto Irbm, l’infialamento avviene ad Anagni e non richiede temperature basse per la conservazione. Ma l’approvazione ritarda.
Manca pure un piano per la vaccinazione degli anziani. La fase dovrebbe partire a marzo ma è avvolta dalla nebbia. Quando «sbocceranno» le Primule, le griffatissime strutture di vaccinazione firmate da Stefano Boeri, è un mistero. Da 294 punti di somministrazione si dovrebbe passare a 1.500. Si ignorano modalità e scaglionamento nell’installazione.
Sono senza risposta le domande sulle chiamate: se avverranno tramite sms, per via postale, o con un’applicazione sullo smartphone. Siccome la priorità è la popolazione anziana, sarebbe stato opportuno avviare subito una campagna di informazione sui centri di vaccinazione e sulle patologie a rischio. Dovrebbe arrivare un’app che avvisa del richiamo (servono due dosi) ma non se ne ha ancora notizia. Come non si sa se verrà utilizzato Immuni, nonostante il flop. Peraltro sono strumenti poco adatti a un anziano. Sarebbe stata utile l’annunciata piattaforma di tracciamento, ma non c’è traccia.
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