Errori e immunizzati senza pass. La campagna sulle spalle dei cittadini
  • La card per accedere ai luoghi pubblici sarà disponibile solo dopo 15 giorni dalla dose iniziale di vaccino. Un buco temporale in cui non è chiaro come occorra agire. E sotto Ferragosto è impossibile prenotarsi.
  • Il decreto così come è monco: mancano settori e specifiche sull’applicazione. Intanto gli esercenti lamentano scarsa comunicazione: «Come dobbiamo agire?»

Lo speciale contiene due articoli.

Il decreto sull’estensione del green pass obbligatorio comporta nuovi oneri per i cittadini ma anche per il governo che deve mettere in grado i cittadini di rispettare le nuove regole. Lasciamo per un attimo da parte i grandi «boh» che riguardando i tre settori «scuola, trasporti, lavoro» su cui è stata rinviata di una settimana (o forse due) la discussione. E concentriamoci sul testo del decreto già pubblicato in Gazzetta ufficiale. Anzi, su quello che in questo testo manca, per capire bene come raccogliere l’appello di Mario Draghi a vaccinarci tutti, a non contagiare nessuno, passando comunque l’estate in maniera serena. Qualcuno li ha definiti dei bug normativi, che andranno comunque colmati o quantomeno spiegati meglio agli italiani. Per non parlare dei casi particolari, che finché non vengono classificati restano isolati lasciando molte persone sospese in un limbo interpretativo.

Per capirci, portiamo degli esempi. Il passaporto verde si ottiene con il certificato di guarigione (valido 6 mesi), con l’esito negativo di un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti e una volta che si è in possesso di un certificato di vaccinazione. Il certificato di vaccinazione viene rilasciato 15 giorni dopo il primo shot (o dopo la monodose nel caso di Johnson&Johnson) , resta valido fino alla seconda. Fatta quella, ne arriva un altro che resta valido per 270 giorni ovvero nove mesi dalla data dell’ultima somministrazione. Per chi ha già avuto il Covid, «la certificazione verde Covid-19 è rilasciata altresì contestualmente all’avvenuta somministrazione di una sola dose di un vaccino» e ha validità «dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione».

Ma prendiamo gli indecisi (tipo chi pensava di farsi vaccinare a settembre al ritorno delle ferie o il genitore di un under 14 preoccupato) che hanno subito risposto alla chiamata di Draghi e prenotato il vaccino. E anche chi avevano già prenotato ma ha ricevuto l’appuntamento a ridosso del 6 agosto. A queste persone basterà presentare la ricevuta della somministrazione della prima dose o dovranno comunque farsi tamponare in attesa della certificato di vaccinazione digitale/cartaceo? Nel decreto si legge che «nelle more dell’adozione del predetto decreto, per le finalità di cui al presente articolo possono essere utilizzate le certificazioni rilasciate in formato cartaceo». Per come verranno effettuate le verifiche delle certificazioni verdi, si rimanda poi al comma 10 dell’articolo 9 del decreto-legge 22 aprile 2021 dove si legge che le certificazioni verdi Covid-19 rilasciate dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, «assicurano la completezza degli elementi indicati nell’allegato 1» (che riporta la tabella sui contenuti essenziali che devono avere i certificati di avvenuta vaccinazione). La risposta dunque non è chiarissima. E c’è pure una postilla: nell’ultimo decreto approvato dal cdm di giovedì e pubblicato in Gazzetta ieri mattina viene infatti aggiunto che «il ministro della Salute con propria ordinanza può definire eventuali misure necessarie in fase di attuazione del presente articolo» ovvero quello del decreto del 22 luglio relativo all’impiego delle certificazioni verdi.

Ci sono poi altri aspetti da considerare che non riguardano il decreto ma lo stato della campagna vaccinale. Basata, non ci stanchiamo di ripeterlo, sull’equilibrio tra le tre componenti della catena logistica: vaccini, vaccinatori e vaccinandi. Questi ultimi, è chiaro, aumenteranno. Anzi lo stanno già facendo seppur non a ritmi stellari di prenotazioni vantati dai cugini francesi e dai lirici del «facciamo come Macron» (ma quelli senza neanche una dose sono di certo 16 milioni).

Sul fronte dei vaccini, alcune Regioni di recente hanno alzato la voce per lanciare l’allarme del «mancano le dosi». Non si può passare in poche ore a «le dosi ci sono, non sono un problema». Considerato il flusso extra di richieste concentrate tutte in un breve arco di tempo e considerando anche gli effetti dell’ultimo caos sui richiami Astrazeneca (e i limiti di età imposti al monodose di J&J) che ha complicato la programmazione e creato grossa confusione nei singoli punti vaccinali, siamo sicuri che le fiale a disposizione e le scorte saranno gestite adeguatamente per soddisfare tutte le richieste? Infine, i vaccinatori. Come abbiamo scritto qualche settimana fa, in questi giorni di fine luglio e soprattutto in agosto nei singoli hub (ma anche nelle farmacie, negli studi dei medici di famiglia e dei pediatri) vanno gestiti anche i turni per le ferie degli operatori sanitari, per non parlare dei volontari che comprensibilmente potranno diminuire. Non sorprende, quindi, che ieri chi ha provato a prenotare il vaccino nelle prossime settimane a Milano (in qualsiasi punto vaccinale della città), stranamente non ha trovato slot liberi nei giorni 13, 14 e 15 agosto ma solo nei giorni precedenti e in quelli successivi. Possibile che ci sia stata un imbuto di richiami che ingolfano le prime dosi? O molti vaccinatori fanno il ponte di Ferragosto anche se è stato emesso un decreto che invita tutti a vaccinarsi il prima possibile? E cosa succederà a settembre quando non ci saranno problemi di turni ma di strutture perché molti grandi punti vaccinali (palestre, centri congressi, fiere) cominceranno ad essere smantellati per tornare a svolgere i ruoli per i quali sono preposti? Attendiamo risposte, Sperando che a qualcuno non venga la tentazione di dissotterrare le Primule.


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