- Cancellati i vaccini obbligatori per 1 bambino su 3 Crollati gli esami di screening contro il cancro. Oltre il Covid, si apre l’abisso dei pazienti che trascurano le cure necessarie.
- Il presidente della Lega contro i tumori Francesco Schittulli: «Da marzo a settembre oltre un milione e mezzo di esami in meno La gente terrorizzata non vuole più mettere piede negli ambulatori. Ma così le diagnosi diventano tardive».
Lo speciale contiene due articoli
Chi non si ammala per Covid rischia di contrarre altre malattie, dalle quali, in una situazione di normalità, siamo protetti con le vaccinazioni o con la prevenzione. A fare le spese di questa situazione sono soprattutto i più piccoli. I bambini che risultano meno esposti al virus sono diventati più fragili per altre patologie. Le famiglie, terrorizzate dal contagio, stanno rinviando gli appuntamenti con le vaccinazioni con il rischio che i figli vadano a scuola senza la copertura contro le malattie più frequenti nell’età infantile. Nessuno lo dice apertamente, ma nelle scuole c’è un margine di tolleranza del mancato rispetto della legge Lorenzin sull’obbligatorietà della vaccinazione per l’accesso scolastico. È quanto ci ha rivelato la professoressa Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’università di Parma e presidente dell’Associazione mondiale delle malattie infettive.
Ma non solo i bambini sono a rischio. I genitori, gli adulti hanno abbandonato la prevenzione. Saltano le visite e si rinviano perfino le operazioni chirurgiche con il risultato, soprattutto per le patologie cardiovascolari e per i tumori, di un peggioramento delle condizioni di salute. Un problema serio, anche perché l’Italia era appena uscita da un periodo difficile a causa delle scarse coperture vaccinali e della carenza di una diffusa cultura della prevenzione. Quando il Covid sarà stato debellato, gli ospedali rischiano l’intasamento di coloro che durante la pandemia hanno rinviato gli interventi o gli accertamenti, con costi e problemi che è facile immaginare.
L’allarme è stato lanciato da numerose istituzioni sanitarie e da diverse categorie di medici, da quelli di base agli specialisti. Anche il ministro della Salute ha fatto un’indagine su tutto il territorio nazionale coinvolgendo le Asl. La Società italiana di pediatria ha rilevato che un genitore su tre (dal 30 all’80%) ha rinviato la seduta vaccinale dei figli. Il dato è emerso da un sondaggio, in collaborazione con il portale Internet Pazienti.it, su un campione di circa 1.500 intervistati. Si è scoperto che il 34% dei genitori, durante l’emergenza sanitaria, ha saltato il vaccino. Ma non è stata solo la paura del contagio a farli desistere. Fra tutti i rinunciatari, infatti, il 42% ha dichiarato che è stato il centro vaccinale a posticipare l’appuntamento e il 13% che il centro era addirittura chiuso. Solo il restante 45% ha scelto in autonomia di rinviare le vaccinazioni per ragioni di sicurezza. E nonostante la pandemia abbia colpito di più le Regioni del Nord, la più alta percentuale di posticipi si è avuta al Sud.
La situazione vaccinale era già preoccupante prima del Covid e ora si sta aggravando. Il presidente della Società italiana di pediatria, Alberto Villani, spiega che ancora oggi in Italia «ci sono bimbi che muoiono di pertosse e abbiamo ancora molti casi di varicella, anche in gravidanza. Si è arrivati all’obbligo di vaccinazione per l’accesso scolastico perché le coperture erano davvero preoccupanti. In tempi relativamente brevi, c’era stato un recupero rapido anche se in condizioni complicate, perché i centri vaccinali sono stati abbandonati da tempo». Ora si rischia un passo indietro pericoloso.
Altri dati sulla situazione sono emersi da un’indagine del ministero della Salute che ha raccolto 97 questionari da 16 fra Regioni e Province autonome. La quasi totalità delle Asl prese in esame, 94 su un totale di 97 (il 96,9%), dichiarano una diminuzione delle vaccinazioni durante l’emergenza Covid. Quella contro l’Hpv, il papilloma che può causare il cancro al collo dell’utero, ha subito il calo maggiore. È stata data priorità ai cicli primari e alle vaccinazioni in urgenza, o per determinate categorie (ad esempio le donne in gravidanza o i viaggiatori internazionali). Oltre un quarto dei centri vaccinali (il 28%) ha sospeso l’attività.
Il ministero ha emesso una circolare formulando una serie di raccomandazioni operative rivolte alle Regioni per ripristinare e rafforzare l’attività di vaccinazione, riaprendo i servizi dedicati, con campagne di comunicazione sull’importanza della copertura e l’espansione dei servizi per raggiungere le persone rimaste fuori. Se il pericolo di imbattersi in un asintomatico è controbilanciato dalle misure di protezione e distanziamento adottate, molto più seri sono i rischi di non fare il vaccino.
Anche molte donne in gravidanza in questi mesi stanno disertando le analisi e le cure a loro dedicate. Si pone pertanto il problema di recuperare questi ritardi; ma le nuove misure di lockdown, per la seconda ondata del Covid, rischiano di allungare ulteriormente i tempi. Non solo. Porteranno danni peggiori della prima emergenza di marzo, per i malati cardiovascolari. «Con i reparti chiusi per il coronavirus, c’è il rischio di un numero maggiore di morti rispetto alla primavera scorsa, già dal mese prossimo», è l’allarme lanciato dalla Società italiana di cardiologia. La situazione è più grave in alcune regioni, soprattutto al Sud, dove gli ambulatori cardiologici sono stati chiusi e i reparti di cardiologia svuotati perché è in aumento il numero del personale sanitario contagiato o perché molti reparti cardiologici sono stati convertiti in reparti Covid.
Secondo i dati della Società, la prima ondata della pandemia aveva provocato la riduzione di oltre il 50% dei ricoveri cardiologici, accompagnata da un aumento di tre volte della mortalità ospedaliera. Ora con l’incremento dei contagi della seconda ondata, questi numeri sono destinati a crescere. Il rinvio di visite, controlli e ricoveri per interventi di angioplastica coronarica e di altre procedure elettive, come la Tavi, i pacemakers, i defibrillatori, si stanno sommando ad arretrati difficili da smaltire.
L’organizzazione degli ospedali e del 118 è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid e molti reparti, come spiegano i cardiologi, sono utilizzati per i malati infettivi. Già dal prossimo mese, secondo la Società, «si rischia di avere un aumento della mortalità e della disabilità superiore a quello della prima ondata, a cui si aggiunge un rischio due volte maggiore di non sopravvivere al virus per chi soffre di malattie cardiovascolari». Queste rappresentano la prima causa di morte in Italia con più di 240.000 decessi ogni anno. Anche se la pandemia è concentrata al Nord, la riduzione dei ricoveri da infarto ha riguardato tutto il Paese: 52,1% al Nord e Sud e 59,3% al Centro.
I ritardi riguardano pure le diagnosi di neoplasie. In occasione della Giornata dei malati di tumore, sono state presentate le stime che indicano una riduzione del 52% delle diagnosi di cancro, ritardi negli interventi chirurgici nel 64% dei casi e la diminuzione delle visite del 57%.
Il Covid ha fatto saltare anche gli appuntamenti dal dentista. La paura del contagio ha peggiorato un’abitudine già poco diffusa nel nostro Paese. Secondo uno studio realizzato da Key-Stone, istituto di ricerche di mercato specializzato in sanità, il 61% ha rinunciato al dentista: il 36% per sopraggiunte difficoltà economiche e il 25% per paura del contagio. Anche nei prossimi mesi, il 25% ha detto che farà a meno della cura dei denti.
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