- Caos al corteo non autorizzato nella Capitale: i fanatici della A cerchiata hanno distrutto auto e arredi urbani, assalendo le forze dell’ordine. Slogan deliranti contro Sergio Mattarella, Ignazio La Russa e Giorgia Meloni: «Lo Stato è stragista».
- Sassaiola contro gli agenti a Opera. I rivoltosi tentano l’incursione nel carcere milanese dov’è detenuto il loro beniamino. Presente pure l’ecologista che aveva imbrattato la Scala: «Sono vittima di repressione».
Lo speciale contiene due articoli.
Gli anarchici che vorrebbero strappare Alfredo Cospito dal 41 bis hanno sfilato con le loro bandiere nere e rosse per la Capitale. Il bilancio: fermi e feriti. «Alcuni compagni sono stati fermati e altri due sono rimasti feriti. Appena capiremo la loro sorte il corteo sarà sciolto», urla a fine serata uno degli agitatori al microfono di Largo Preneste.
I manifestanti, circa 800 secondo i conti della Questura, hanno aperto il loro corteo non autorizzato in piazza Vittorio con l’intenzione, almeno quella annunciata, di raggiungere la zona di Roma Est per poi andare verso il Pigneto. Ad aprire la manifestazione c’era Pasquale Lello Valitutti, 75 anni, l’uomo che sostiene di essere stato l’ultimo a vedere l’anarchico Giuseppe Pinelli prima del tragico volo dal quarto piano della Questura di Milano il 15 dicembre 1969, con la sua sedia a rotelle. Ha precisato di parlare a titolo personale: «Faremo di tutto affinché Alfredo non muoia». Mentre parlava i manifestanti hanno cercato di impedire che le telecamere lo riprendessero. Davanti a lui c’erano solo una cinquantina di persone. Poi, però, il corteo si è ingrossato. E di tanto. Verso Porta Maggiore era già un fiume umano. Una decina di partecipanti, vestiti di nero e con il volto coperto ha cominciato a lanciare bottiglie e fumogeni contro il cordone delle forze dell’ordine e i blindati messi a protezione di una concessionaria della Fiat. Tra fumogeni rossi e cori contro le istituzioni la folla è andata avanti, mentre i negozi abbassavano le saracinesche per evitare danni. «Manifestiamo per un amico e faremo tutto il possibile per salvarlo», dicono i manifestanti al microfono, «Alfredo è l’esempio di un comportamento indecente dello Stato, non doveva andare al 41 bis. Non ha commesso l’attentato di cui lo accusano. Alfredo è al 41 bis perché è un combattente rivoluzionario».
Preso di mira anche il presidente Sergio Mattarella: «Abbiamo un presidente della Repubblica in odore di mafia», ha urlato un manifestante. «Abbiamo un primo ministro da cui sono usciti i più efferati assassini, è dalla famiglia della Meloni che escono gli assassini di piazza Fontana, e ora stanno assassinando Alfredo, che è gente nostra, è uno di noi». L’incitatore col megafono ha subito ottenuto risposta dal suo popolo: «Fuori Alfredo dal 41 bis, pagherete tutto, pagherete caro». Il popolo della A cerchiata già immagina Cospito come un martire: «Se Alfredo muore bandiere nere al vento, se muore un compagno ne nascono altri cento». Dopo l’esplosione di una bomba carta sotto al ponte della tangenziale sono iniziate le tensioni più forti con le forze dell’ordine, che sono state registrate su via Prenestina, all’altezza del civico 54, davanti alla sede di Atac: i manifestanti hanno danneggiato una macchina della vigilanza privata, incendiato una cabina elettrica e mandato in frantumi i vetri di una fermata dell’autobus. Numerosi i petardi esplosi e i lanci di bottiglie, indirizzate sia alla polizia sia ai giornalisti. Tre fermati (sono stati portati in Questura per l’identificazione, ma la loro posizione ieri sera non era ancora stata valutata in pieno e, quindi, non sono stati emessi provvedimenti): erano incappucciati e vestiti di nero. È a questo punto che le forze dell’ordine hanno stoppato le azioni. In due sono rimasti feriti. Qui dal microfono, per tentare di riportare la calma, qualcuno ha spiegato: «Siamo in mezzo alla nostra gente, con le persone che vediamo tutti i giorni». Il vialone era cinturato dagli agenti e l’assenza di vie di fuga, ribadita anche attraverso gli altoparlanti, deve aver fatto desistere i più facinorosi da azioni eclatanti. Da una barricata tirata su con bidoni per l’immondizia sono volate delle bottiglie contro gli agenti. Per evitare che la situazione degenerasse, a quel punto, sono partite delle cariche di alleggerimento.
Mentre a piazzale Prenestino un gruppo di manifestanti a volto coperto è stato fatto arretrare da un blindato. Alla vista del mezzo che avanzava il gruppetto si è dileguato. Bloccata da un presidio anarchico la rampa della Tangenziale, che è stata chiusa. Il resto della manifestazione è tutto uno slogan: «Il carcere uccide, lo stato tortura, contro il 41 bis ed ergastolo». Ma anche «contro padroni e stato di polizia, solidarietà con chi si ribella». Gli striscioni affissi sui cancelli del giardino di piazza Vittorio vengono ripresi dalle telecamere e immortalati dai fotografi. Durante il corteo sui muri è comparsa qualche scritta con lo spy nero: «La Russa boia» e «Alfredo libero».
Poi una sfilza di cartelli contro il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e il vicepresidente del Copasir, Giovanni Donzelli. C’erano diverse realtà dell’antagonismo romano, tra centri sociali e collettivi studenteschi, ma anche alcuni esponenti del movimento No green pass. Dai microfoni sono partite accuse alla stampa per aver accostato il movimento anarchico alla mafia. Sul furgone, usato per gli interventi al microfono, è stato piazzato un cartellone che ricorda le stragi di piazza Fontana, di Brescia, dell’Italicus, di piazza Bologna, del Rapido 904 e dei migranti nel Mediterraneo: «Stragista è lo Stato». Piove, governo ladro.
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