- A Genova gli atti dell’inchiesta Parnasi. A fine mese il processo contro l’ex legale di Umberto Bossi. Le toghe di sinistra: «Matteo Salvini eversivo».
- Il ministro: «Io eletto, i giudici no». Alfonso Bonafede stizzito: «Non si torni all’era di Silvio Berlusconi».
Lo speciale contiene due articoli
L’avviso di garanzia arrivato dalla Procura di Palermo è solo l’inizio di un autunno caldissimo dal punto di vista giudiziario per il leader della Lega.
Il caso della Diciotti è quello meno preoccupante, dal momento che dopo la decisione del tribunale del riesame di Genova di sequestrare tutti i conti del Carroccio per 49 milioni di euro, potrebbero arrivare presto novità dalla Procura del capoluogo ligure. Del resto i magistrati genovesi indagano da mesi sulla gestione del partito durante la segreteria di Salvini, iniziata nel dicembre 2013. È un’inchiesta a tappeto che scannerizza le onlus e le associazioni create in questi anni, come anche i soldi arrivati dal Lussemburgo alla Sparkasse di Bolzano in marzo. La Procura avrebbe in mano un super testimone nel Granducato che potrebbe essere sentito nei prossimi giorni.
Non solo. Questo procedimento si collega a quello sullo stadio della Roma dove è centrale il ruolo di Luca Parnasi, il costruttore che fu arrestato per corruzione e che è già stato ascoltato più volte dai pm. Questa estate gli atti dell’inchiesta di Roma sono arrivati a Genova, anche perché nelle carte sullo stadio compaiono dei versamenti effettuati proprio da Parnasi alla Lega.
Ma l’autunno caldo in casa Lega non termina qui. Il 27 settembre incomincia il processo a carico dell’ex avvocato di Umberto Bossi, Matteo Brigandì. Qui Salvini e la Lega sono parte offesa e chiedono la restituzione di 3 milioni di euro: il legale messinese ex procuratore della Padania è accusato di aver riciclato circa 2 milioni di euro in Tunisia. Il 27 è atteso come testimone in aula l’ex presidente di regione Lombardia Roberto Maroni. Non solo. Continuano i processi di appello a carico di Umberto Bossi e Francesco Belsito, sia a Genova sia a Milano. Sono collegati al sequestro preventivo che ha lasciato la Lega senza un euro in cassa, perché un eventuale assoluzione in secondo grado dopo la condanna potrebbe far cadere il blocco dei conti correnti, come ha già anche annunciato il capo della procura Francesco Cozzi.
Ma dalle aule di giustizia alla politica il passo è molto breve. Nelle prossime settimane si insedierà il nuovo Csm. È un passaggio delicato perché dovrà essere nominato il vicepresidente. I nomi più forti al momento sono quelli di Michele Cerabona e Alessio Lanzi, ex legali che hanno seguito in passato i processi a carico del leader di Fi Silvio Berlusconi. I 5 stelle storcono il naso. A storcerlo è anche una buona fetta di magistratura dal momento che quest’anno a palazzo dei Marescialli ci sarà anche Piercamillo Davigo, simbolo di Mani Pulite e da sempre vicino ai grillini. Le correnti della magistratura appaiono compatte, anche perché il governo di Giuseppe Conte affronterà a breve anche la riforma della giustizia, provvedimenti che scuotono sempre il cuore dei togati. Proprio ieri, dopo i commenti del ministro dell’Interno per l’indagine sulla Diciotti, è tornata a farsi sentire Magistratura Democratica: «L’accusa alla magistratura di intervenire per scopi politici e di agire per ribaltare le scelte compiute democraticamente dagli elettori ha una portata eversiva, e realizza una grave interferenza rispetto all’esercizio delle prerogative che alla giurisdizione spettano a tutela dei diritti e della legalità». Tra Salvini e le toghe l’aria sta diventando irrespirabile.
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