Alla fine è scappato, da vigliacco quale è sempre stato: Cesare Battisti da ieri è ufficialmente un latitante. Il terrorista assassino aveva evidentemente capito che con l’elezione di Jair Bolsonaro alla presidenza la sua «vacanza» in Brasile, durata 14 anni, stava per finire: l’estradizione in Italia sarebbe stata molto più semplice con un governo amico di quello italiano.
E così, Battisti è scappato: secondo fonti della polizia federale brasiliana «si trova in una località ignota e non determinata» e dunque è considerato latitante. L’avvocato dell’assassino, Igor Sant’Anna Tamasauskas, non ha voluto confermare se il suo cliente è da considerare latitante, ma ha affermato che non lo sente da giovedì e che consegnarsi o no è «una decisione personalissima che deve prendere lui, e lui sa quale sarebbero le conseguenze».
Battisti si è dato alla macchia da 48 ore, ovvero da quando Luiz Fux, magistrato del Supremo tribunale federale, ha spiccato un mandato di arresto nei suoi confronti, su richiesta della procuratrice generale Raquel Dodge per «evitare il rischio di fuga e assicurare una eventuale estradizione», come recitava un comunicato diffuso dalla stessa Procura.
«Normalmente», ha commentato l’avvocato Tamasauskas, «i legali sono informati quando una decisione giudiziaria è stata eseguita. Noi abbiamo saputo solo della decisione presa dal tribunale e fra questa decisione e la sua esecuzione, Battisti ha avuto tempo per decidere cosa fare». Ovvero, scappare. In realtà, Battisti, che aveva fiutato la brutta aria, si era reso irreperibile già da martedì scorso, quando è stato visto per l’ultima volta a Cananeia, la località della costa di San Paolo dove risiede da diversi anni. È quanto ha riferito ai giornalisti l’ufficiale di polizia di polizia Tedi Wilson de Andrade, che ieri è andato a casa di Battisti per notificargli l’ordine di arresto. «Abbiamo saputo», ha detto il poliziotto, «che stava costruendo un’altra casa in città, e lo cercheremo in vari indirizzi durante la giornata». L’altro ieri sera il tg della tv Globo aveva diffuso la notizia dell’ordine di carcerazione: le leggi brasiliane vietano che si arresti una persona durante la notte, e così all’alba di ieri, quando una folla di giornalisti si era radunata davanti casa sua per documentare l’esecuzione dell’ordine di carcerazione, non c’era più nessuno. Dove sarà scappato? Non si sa. Quello che si sa è che per lui sembrava finalmente arrivata l’ora dell’estradizione in Italia, dove deve scontare l’ergastolo per quattro omicidi e una serie di altri reati commessi negli anni Settanta, quando faceva parte dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, una formazione terroristica nata nell’area dell’autonomia a Milano.
Proprio nelle ultime ore, l’arresto e l’estradizione in Italia di Battisti erano stati al centro di uno scambio di tweet tra il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, e il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. «Renderò grande merito», aveva scritto Salvini, «al presidente Jair Bolsonaro se aiuterà l’Italia ad avere giustizia». «Grazie per la considerazione di sempre», aveva risposto Bolsonaro, «signor ministro dell’Interno italiano. Che tutto si normalizzi in tempi brevi nel caso di questo terrorista assassino difeso dai compagni degli ideali brasiliani. Conta su di noi!». «Grazie», aveva risposto a sua volta Salvini, «presidente Bolsonaro. Se serve prendo il primo volo per riportare finalmente in Italia un delinquente condannato all’ergastolo».
Già diverse volte, nelle scorse settimane, Bolsonaro aveva assicurato l’estradizione in Italia di Battisti, che aveva definito «un piccolo regalo per il popolo italiano».
Purtroppo, mentre la polizia brasiliana provvedeva a eseguire l’ordine di arresto, Battisti si dava alla latitanza. Già una volta, nell’ottobre dell’anno scorso, il terrorista era stato arrestato a Corumbà, nello stato di Mato Grosso del Sud, mentre, secondo l’accusa, tentava di attraversare il confine boliviano con 6.000 dollari e 1.300 euro non dichiarati. Liberato dopo tre giorni, è rimasto comunque sotto processo per esportazione illegale di valuta. Nel novembre 2009 il Supremo tribunal federal si era pronunciato a favore dell’estradizione, ma l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva aveva bloccato la decisione e concesso la residenza definitiva all’ex terrorista nell’ultimo giorno del suo mandato, nel dicembre del 2010.
Battisti è sempre riuscito a evitare le manette, godendosi la vita prima a Parigi (dove ha fatto carriera come scrittore di noir), poi in Messico, a Puerto Escondido, con la compagna Laurence dalla quale si è poi separato e che gli ha dato due figlie, e infine in Brasile, dove scappò nel 2004, poco prima del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato francese che l’avrebbe potuto estradare in Italia da Parigi.
Ora che per lui stavano per aprirsi le porte di una cella italiana, Battisti si è dato alla fuga. La polizia brasiliana lo sta cercando in tutto il Paese. La caccia all’uomo è appena iniziata.
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