La contestazione di una frode fiscale per due anni sulla dichiarazione dei redditi di Marella Agnelli è solo il primo passo dell’inchiesta sull’eredità Agnelli, che potrebbe aprire orizzonti ben più ampi.
Ieri al tribunale del Riesame è andato in scena il primo confronto tra accusa e difesa. Secondo le difese, i reati fiscali contestati, relativi al 2018 e al 2019, non giustificano il sequestro di atti e documenti con date ben più indietro nel tempo. Inoltre, il decreto di sequestro è troppo generico rispetto ai reati contestati, giustificando così l’acquisizione di documenti non attinenti ai fatti che la Procura intende accertare. Con queste motivazioni i legali di John Elkann e del commercialista torinese Gianluca Ferrero hanno chiesto al Riesame l’annullamento dei sequestri effettuati dalla Guardia di finanza, su mandato della Procura del capoluogo piemontese, lo scorso 9 febbraio.
Argomentazioni respinte dai pm, che hanno sostenuto come i sequestri non siano stati eseguiti «a strascico», nella speranza di trovare altri reati. Secondo gli inquirenti, quelle due dichiarazioni dei redditi contestate sono invece il segnale di una vera e propria strategia finalizzata all’evasione fiscale e pianificata a tavolino. I magistrati (il procuratore aggiunto Marco Gianoglio, i sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti) sono convinti che la macchinazione sia partita assai prima del 2017, quando Marella dimorava a Torino ma veniva fatta figurare – secondo i pm – come residente in Svizzera. Ecco perché diventa necessario ricostruire per quanto possibile il patrimonio e andare indietro nel tempo: fino al 2011, quando Marella nominò come propri eredi i nipoti John, Ginevra e Lapo Elkann, o forse addirittura fino al 2003, alla morte di Gianni Agnelli.
Un passaggio procedurale, quello del Riesame, dove non si entra nel merito delle accuse ma che deve verificare soltanto l’attinenza di un singolo provvedimento (in questo caso i sequestri effettuati dalla Gdf). Al termine dell’udienza il collegio giudicante si è riservato la decisione, che potrà essere comunicata alle parti entro 10 giorni.
«Abbiamo criticato le motivazioni del decreto di perquisizione, perché le abbiamo trovate così generiche da avere legittimato delle acquisizioni che nulla hanno a che vedere con l’oggetto dell’indagine», ha detto al termine dell’udienza l’avvocato Paolo Siniscalchi, uno dei legali di John Elkann. Il numero uno di Exor è difeso, oltre che da Siniscalchi, da Federico Cecconi e Carlo Re. Mentre per Gianluca Ferrero c’erano gli avvocati Paolo Davico Bonino e Marco Ferrero.
«Molto rumore per nulla», ha risposto invece Siniscalchi a una domanda sui vari articoli sull’eredità Agnelli pubblicati nelle ultime settimane. «Non c’è nulla di nuovo», ha osservato, «rispetto a quanto echeggia nelle aule giudiziarie italiane ed estere ormai da vent’anni. Insinuazioni e dubbi trovano la risposta in comportamenti assolutamente leciti».
Pm che, nei giorni scorsi, hanno comunicato alle difese che saranno svolti «accertamenti tecnici non ripetibili» sul materiale informatico sequestrato. In pratica, verranno effettuate delle copie forensi delle memorie di telefoni, computer e tablet sequestrati. Tra questi, secondo quanto ricostruito, non ci sarebbero dispositivi personali di John Elkann, non presente al momento dei sequestri.
Il giudizio del Riesame sarà un passaggio importante per la tenuta dell’intera inchiesta, partita da un esposto di Margherita Agnelli figlia di Gianni e Marella e madre di John Elkann. Come noto, ai tre indagati – oltre a Elkann e Ferrero, anche il notaio svizzero Urs von Grunigen – viene contestato in concorso tra loro il reato di dichiarazione fraudolenta per le dichiarazioni dei redditi di Marella Caracciolo Agnelli del 2018 e del 2019. Le accuse riguardano in particolare la residenza di Marella, scomparsa nel 2019, secondo i pm fissata «fittiziamente» in Svizzera mentre in realtà la donna, moglie di Gianni Agnelli, risiedeva in Svizzera. Inoltre, sulla base di questa residenza «fittizia», i pm contestano l’omessa dichiarazione in Italia dei redditi percepiti da Marella e versati dalla figlia Margherita su un conto della Lgt Bank di Vaduz, in Liechtenstein. Se venisse riconosciuta l’effettivo residenza in Italia, i pm ipotizzano un’evasione dell’Irpef per 3,7 milioni di euro. Ma, ben più importante, l’effettiva residenza in Italia invece che in Svizzera di rischia di annullare gli accordi relativi all’eredità di Marella Agnelli. Basati sul presupposto che la legge svizzera non prevede la cosiddetta quota di «legittima» per gli eredi diretti, ovvero in questo caso Margherita, lasciando la possibilità di indicare eredi per la totalità del patrimonio.
Nel decreto di perquisizione figurano ad esempio una serie di atti relativi al passaggio delle quote della Dicembre e alla modifica del suo statuto. Si tratta della società che a cascata controlla Exor e le sue partecipazioni, dalla quota in Stellantis alla Juventus. La «cassaforte» degli Agnelli-Elkann. Atti che risalgono, come un mandato fiduciario cercato dalla Gdf alla Gabriel Fiduciaria di Torino, al 2004. Ovvero, alla esecuzione del testamento di Gianni Agnelli, scomparso l’anno prima. Gabriel Fiduciaria che faceva capo allo studio legale di Franzo Grande Stevens, «l’avvocato dell’Avvocato», uno dei professionisti di fiducia di Gianni Agnelli e suo esecutore testamentario. È uno dei passaggi contestati dalle difese: perché fa risalire agli atti di 20 anni fa la genesi dei reati contestati oggi.
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