- Nelle carte dell’inchiesta non c’è solamente la galassia degli Agnelli ma spuntano avvocati, notai, marchesi, segretarie e faccendieri che si sono prestati per evitare che la successione venisse tassata in Italia. Sono intervenuti anche per modificare il libro di Marella Caracciolo.
- Il sequestro non è stato ancora impugnato: al Riesame finirebbe il dossier Dicembre.
Lo speciale contiene due articoli
Come ogni giallo finanziario che si rispetti, quello sulla successione ereditaria di Marella Caracciolo, moglie di Giovanni Agnelli, che secondo la Procura di Torino è stata sottratta al fisco italiano come anche le opere d’arte e i gioielli della defunta, con una operazione che avrebbe avvantaggiato i fratelli John, Ginevra e Lapo Elkann, presenta, tra indagati e testimoni, più di un attore protagonista. Dal notaio svizzero Urs Robert Von Gruenigen che ha amministrato il patrimonio e l’esecuzione testamentaria di donna Marella al commercialista e consulente fiscale Gianluca Ferrero, presidente della Juventus, che avrebbe fornito agli Elkann, secondo l’accusa, «gli strumenti necessari al raggiungimento degli intenti criminosi dei clienti». I due sono indagati per evasione fiscale e truffa e, nella narrazione dell’accusa, assumono, insieme agli Elkann (John è stato iscritto per evasione fiscale, mentre per tutti e cinque gli indagati si ipotizza anche la truffa), ruoli di primo piano. Più o meno nell’ombra, però, si sono mossi altri personaggi legati a donna Marella o a John Elkann che, con i loro consigli o le loro mansioni, hanno contribuito al grande progetto: evitare che la successione venisse tassata in Italia simulando una residenza svizzera.
E, così, gli investigatori, passo dopo passo, si sono trovati davanti una serie di nomi. Quello di Jean Patry, per esempio. Un avvocato con studio a Ginevra che aveva difeso Margherita Agnelli, la figlia dell’Avvocato saltata nella linea di successione che ha presentato l’esposto dal quale è partita l’indagine ma che, in passato, dopo essere stata assistita dal legale, gli aveva fatto causa. È lui che riceve da Ferrero quello che gli inquirenti definiscono «il primo vademecum della frode», ovvero un documento che ricostruiva la situazione successiva alla morte dell’Avvocato e che presenterebbe «l’intenzione», annotano gli investigatori, «di non rendere inverosimile la residenza svizzera» di donna Marella. Ci sono poi le due segretarie-aiutanti della Caracciolo: Paola Montaldo e Tiziana Russi che, dopo la morte della nonna, hanno lavorato per John. Nei loro computer gli investigatori hanno trovato il famoso appunto intitolato «Una vita di spostamenti» che è diventata la pistola fumante: un riepilogo dettagliato dal quale è emerso che la Caracciolo dimorava in pianta stabile a Torino.
Dalle mani della prima è anche passato l’inventario di opere d’arte e gioielli che, stando alle accuse, i tre Elkann si sarebbero spartiti dopo la morte della nonna, simulando di aver ricevuto regali quando era ancora in vita e associando ogni dono a eventi familiari come compleanni, anniversari e nascite di figli. È lei a riprendere John quando scopre «discrepanze» nella scelta dei regali. Alcuni erano stati scelti contemporaneamente da tutti e tre i fratelli. E sempre a John si rivolge per sapere se «i lingotti sono da tenere». Le due donne, sentite dagli investigatori, avrebbero assunto «un atteggiamento reticente» quando sono stati chiesti loro lumi sui documenti che custodivano.
La Montaldo, poi, ha avuto uno scambio di email che precede la morte della Caracciolo con Renate Elsasser, l’house manager dello chalet Icy di Lauenen, dove donna Marella aveva fissato la sua residenza (ritenuta fittizia). Per gli inquirenti, da quel carteggio si ricava che la Elsasser aveva chiesto di apporre alcune firme della Caracciolo su un documento e che la donna era a Torino. Quando i documenti vengono restituiti, però, l’indicazione del luogo di sottoscrizione miracolosamente diventa Luenen, Svizzera. Con la Elsasser viene anche firmato un «accordo di riservatezza», ha ricostruito l’accusa, con oggetto proprio «gli spostamenti della Caracciolo».
C’è poi un uomo rimasto per ora molto sullo sfondo: in un documento trovato nella cantina dello studio Ferrero viene indicato come il «signor L» o il «signor A». Gli investigatori sono risaliti alla sua identità: si tratta del marchese Lodovico Antinori, nella cui abitazione a Gstaad la Caracciolo risulta aver davvero dimorato nel periodo estivo del 2010 e del 2011, dopo aver lasciato Saint Moritz. Il marchese aveva acconsentito a rendere la propria casa «indirizzo permanente», annotano gli investigatori, della Caracciolo. Uno stratagemma che, secondo l’accusa, sarebbe servito a dotare donna Marella «di un domicilio in territorio elvetico». Lì la Caracciolo stila il suo testamento indicando che risiedeva invece a Lauenen e che «sottoponeva la sua successione al diritto svizzero».
Per la residenza in Svizzera donna Marella deve aver avuto bisogno di consultarsi con un legale. Agli atti, infatti, c’è una email che gli inquirenti ritengono interessante a livello investigativo. L’ha inviata a John l’avvocato Peter Hafter. E mentre spiega come far passare la residenza da un Cantone all’altro, si lascia scappare qualche passaggio che ha fatto drizzare le antenne a chi indaga: «D’altra parte, vogliamo evitare che le autorità abbiano l’impressione che si tratti di una questione molto delicata e complicata […]». Poco dopo fa riferimento a «un possibile piano nascosto». Una comparsa la fa anche un avvocato molto noto nell’ambiente finanziario: Carlo Lombardini. Quando John, secondo la ricostruzione dell’accusa, per avallare la storiella della vita vissuta in svizzera dalla nonna decide di dare alle stampa il libro The last swan pubblicato in Italia con il titolo Ho coltivato il mio giardino, Lombardini e Hafter leggono le bozze, si complimentano con Marella Chia, la nipote della Caracciolo con la quale la nonna degli Elkann ha firmato il libro, e indicano le modifiche al testo per «presidiare in ogni modo la residenza elvetica». I suggerimenti: «Forse potremmo esprimere discretamente l’intenzione di vivere a L. con parole del tipo “non vedo l’ora che lo chalet Icy diventi ciò che Chesa Alkyone è stata per me negli ultimi 40 anni”. […] È importante che venga firmata l’aggiunta dove viene espressa in modo chiaro, diretto e senza alcuna qualificazione l’intenzione di vivere a L.». E, come per magia, a pagina 188 del libro compare il testo indicato dagli avvocati.
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