Corte costituzionale come terza Camera? «Il ruolo non esiste»
La Presidente della Corte Costituzionale Silvana Sciarra (Imagoeconomica)
Secondo diversi docenti di diritto pubblico la pandemia ha solo acutizzato il travalicamento istituzionale dei «giudici delle leggi».

È un cane che si morde la coda: se si domanda a un giudice, un avvocato o un costituzionalista qual è il ruolo della Consulta, tutti finiscono con l’evocare le recenti sentenze vaccinali e «la scienza». Per quale motivo, nei tribunali italiani e financo in Corte costituzionale si continua ad anteporre la scienza alla legge? Alcuni giuristi che abbiamo interpellato, come Vincenzo Vitale, ex magistrato, docente di filosofia del diritto e oggi avvocato, ritengono che «il problema è a monte, è del legislatore (il governo, ndr) che ha adottato provvedimenti che avevano come base giuridica affermazioni scientificamente false». Ogni riferimento alla dichiarazione di Mario Draghi «se non ti vaccini, muori» è puramente casuale. È per questo motivo che tutti i ricorrenti che hanno interpellato la Corte costituzionale ritenendo di aver subito un torto rispetto a diritti fondamentali, come quello al lavoro, hanno «dovuto» evocare le evidenze scientifiche, anziché le norme della Costituzione che garantiscono (dovrebbero garantire) il diritto al lavoro, al sostentamento e alla tutela della dignità umana. «Il diritto emerge nei fatti», osserva Vitale. «Se si emette un decreto in cui si afferma che se non ci si vaccina si contagia la comunità, è una base fattuale che va contestata scientificamente prima ancora che giuridicamente». Ed è lo stesso metodo adottato dalla Corte costituzionale nel sostenere, non più tardi dell’altro ieri, di aver effettuato una valutazione sul «bilanciamento dei diritti» operato dal governo in epoca pandemica. È difficile definire «bilanciamento» una decisione che priva del lavoro un cittadino, ma – sostiene il costituzionalista Vincenzo Baldini – «la tecnica del bilanciamento è ormai una pratica comune a tutti i giudici costituzionali perché quando si discute di una questione interviene l’interesse dei singoli. La Corte deve compiere una valutazione cercando di mantenere in equilibrio tutti gli interessi costituzionalmente rilevanti». Gli interessi sono dunque diventati più rilevanti dei diritti. «La Corte», sostiene Baldini, «ritualmente, almeno da trent’anni, svolte valutazioni di bilanciamento degli interessi. Il problema è andare a vedere come si compie il bilanciamento, perché la giurisprudenza stessa ci ha dato dei parametri per il bilanciamento, ma se non si rispettano, il bilanciamento diventa una parola che nasconde soluzioni di opportunità politica». «Il bilanciamento dei diritti fondamentali è giuridicamente e ontologicamente impossibile – obietta Vitale – se parliamo di diritti fondamentali, va da sé che nessuno di questi diritti può essere compresso o gerarchizzato rispetto ad altri». E’ quello, invece, che è accaduto nelle sentenze vaccinali. Proprio l’altro ieri, la Presidente della Corte Costituzionale Silvana Sciarra ha precisato che la Corte, nell’accogliere il presunto bilanciamento operato dal governo, ha «tutelato il diritto alla salute» e il «principio di solidarietà». A discapito del diritto fondamentale al lavoro. «Un diritto non può diventare “più fondamentale dell’altro”», spiega Vitale, «è come nella Fattoria degli Animali di George Orwell, dove tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. Questa cosa fa ridere soltanto a pensarci, infatti Orwell ha costruito una parodia dell’organizzazione sociale. I diritti fondamentali sono tutti insieme costitutivi della dignità della persona umana. È impossibile ampliarne uno comprimendone un altro: stanno tutti insieme e tutti insieme cadono. La parola “bilanciamento” è sinonimo di soppressione».

È dunque corretto che la Corte intervenga e valuti la «ragionevolezza» dell’operato del legislatore, come ha sostenuto la presidente Sciarra? «Non è corretto, ma è la prassi», dice Vincenzo Baldini, «siamo però di fronte a un cambio netto della linea d’indirizzo della Corte, che si può distinguere in un indirizzo pre-Covid e in un indirizzo post-Covid. Prima del Covid, la Corte era parsa sempre attenta alla tutela dell’individuo e del diritto individuale, anche in materia di salute. Il problema attuale è che la Corte ha letteralmente abbandonato una linea di indirizzo giurisprudenziale nel quale si affermava l’inviolabilità dell’integrità del corpo della persona. Siamo passati da un indirizzo più marcatamente liberale – in cui la centralità della persona risultava prevalente sull’interesse generale – a un indirizzo in cui l’interesse generale diventa invece la dimensione che soverchia l’interesse particolare, per la realizzazione del quale è contemplabile anche il sacrificio dell’interesse invidividuale: questo è un passaggio forte della giurisprudenza ed è un passaggio che è premonitore di ulteriori passaggi altrettanto preoccupanti». Passaggi riassunti da Vincenzo Vitale in poche parole: «La Corte risponde solo a se stessa. Ha invaso territori che non le appartengono. E’ diventata di fatto la terza Camera e per giunta la terza Camera alta perché facendo cosi, le altre due le devono obbedire, perché la Corte indica quali sono le modifiche che bisogna fare per rendere le norme costituzionali. La Corte partecipa di fatto alla funzione legislativa, si spoglia del proprio ruolo giurisdizionale e diventa la terza Camera».

I cittadini sono consapevoli di quanto sta accadendo? «Il 99% delle persone – chiosa Vitale – ne prende atto e basta. Il compito della stampa è aprire gli occhi alle persone e spiegare cosa c’è dietro questo paramento giuridico che è del tutto formale. La stampa si è omologata, c’è un problema culturale che è la comodità e il quieto vivere».

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