Tre cittadini su dieci presi di mira dalle baby gang: altro che percezione
(iStock)
Rapporto Eurispes: nel 2025 segnalati dalle forze dell’ordine 80.827 giovani stranieri.

Altro che percezioni. Dopo anni in cui si favoleggiava di cittadini incapaci di leggere il reale, tra eccessi di paure e strabismi, l’ultimo rapporto di Eurispes dedicato alla devianza giovanile dimostra che ci vedono benissimo. Per lo meno una buona metà degli italiani, che a causa di baby gang e criminalità minorile, considera la propria città poco o per niente sicura.

In piena linea con i dati forniti dalle forze di polizia dai quali emerge un costante aumento dei reati commessi da giovani, in particolare se minori. Niente di cui la popolazione non si fosse già resa conto dunque, con buona pace di chi fino a ieri preferiva ricondurne le opinioni ad eccessi di allarmismo magari alimentati dai media. Più che le «rappresentazioni», nel rapporto realizzato dall’istituto di ricerca, parlano le esperienze dirette, con tre cittadini su dieci che riferiscono di minacce, insulti, furti e aggressioni fisiche. Mentre un altro terzo dice di essere a conoscenza di episodi simili che vedono coinvolti amici e conoscenti.

Sebbene vi sia una spaccatura sulla sicurezza del luogo in cui si vive, tra un 46% che ne dà un giudizio ancora positivo e un 44% che invece si considera a rischio, la convinzione che la violenza giovanile sia in aumento sembra mettere d’accordo la maggioranza della popolazione.

Una «percezione» confermata dalle segnalazioni registrate dal ministero dell’Interno. Dopo una flessione fino all’anno del Covid, dopo la pandemia il numero di arrestati e denunciati under 24 vede una crescita costante. In particolare modo nella fascia d’età 14-17, dove dai 25.000 casi del 2020 si è passati ad oltre 37.000 nel 2025. Un dato che peraltro occorre prendere per difetto visto che il 57% del campione interpellato, quindi oltre la metà, nonostante problemi legati al fenomeno delle bande giovanili dice di non aver comunque mai sporto denuncia. Preferendo andare oltre. Come sembrano aver fatto sette cittadini su dieci, che trovandosi a contatto con aree frequentate da gang giovanili, almeno una volta hanno preferito cambiare strada. Una strategia adottata con una certa frequenza da un quarto dei cittadini e in modo sistematico da poco più di uno su dieci. Quanto ai fattori giudicati scatenanti, l’85% punta il dito contro l’assenza o la distrazione della famiglia, giudicata ininfluente, segue il contesto sociale degradato, un’educazione troppo permissiva e la mancanza di autorevolezza delle istituzioni. Una grossa responsabilità l’avrebbero inoltre i social che, secondo il presidente di Eurispes Gian Maria Fara «spesso si rivelano strumenti che amplificano i comportamenti devianti, facendone modelli accattivanti, diffondendone l’esempio, disumanizzando le vittime e desensibilizzando gli autori, normalizzando condotte violente e abusanti». Una boom di devianza che Eurispes racconta come trasversale perché interessa anche i contesti apparentemente meno problematici. Motivo per cui Fara parla «devianza borghese» che si esprime con vandalismo, bullismo e comportamenti autodistruttivi. Dall’altro lato del range c’è quella che vede protagonisti gli stranieri, spesso cresciuti in contesti di marginalità, il cui ruolo nella devianza giovanile cresce negli ultimi anni. Ben 80.827 i giovani stranieri segnalati nel 2025, quasi quanto gli italiani che nello stesso anno sono stati 89.249. Una «parità» di presenza sulla scena criminale restituita anche dalla maggioranza dei soggetti interpellati dal rapporto visto che il 42% descrive le bande giovanili come formate da ragazzi italiani e stranieri insieme, a indicare una visione del fenomeno in quanto realtà eterogenea e mista. Peccato che il peso specifico degli stranieri, in proporzione, sia ben maggiore visto che sono il 10% della popolazione. E questo forse, è l’unico aspetto non ancora ben «percepito».

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