Donald Trump, ancora una volta, tenta la riscossa elettorale puntando sul voto operaio. Lunedì, l’ex presidente è andato all’attacco dell’auto elettrica con alcuni post su Truth. «Il grande Stato del Michigan non avrà più un’industria automobilistica se la folle idea del “tutte le auto elettriche”, portata avanti dal corrotto Joe Biden, entrerà in vigore», ha tuonato. Poi, rivolgendosi al sindacato dei costruttori di automobili, la United auto workers (Uaw), ha proseguito: «La Cina prenderà tutto, al 100%. United auto workers, vota per Trump! Chiedi ai tuoi leader di appoggiarmi, manterrò tutti questi ottimi posti di lavoro e ne porterò molti altri. Libera scelta nelle scuole e libera scelta nelle automobili!». «Shawn Fain, il rispettato presidente della United auto workers, non può nemmeno pensare di consentire che tutte le auto siano elettriche: saranno tutte prodotte in Cina e l’industria automobilistica in America cesserà di esistere!», ha continuato, per concludere: «Vota per Trump e fermerò questa follia immediatamente! Messico e Canada amano la politica idiota di Biden. Salva il Michigan e gli altri Stati legati al settore automobilistico. Salva il consumatore americano!».
Non è la prima volta che Trump critica la politica di Biden a favore delle auto elettriche. Già a fine giugno, durante un discorso in Michigan, si era mostrato piuttosto duro. «Biden è una catastrofe per il Michigan, e il suo estremismo ambientale è spietato, sleale e orribile per il lavoratore americano. E state iniziando a vederlo», aveva affermato, per poi aggiungere: «Spinte dai suoi ridicoli regolamenti, le auto elettriche uccideranno più della metà dei posti di lavoro nel settore automobilistico negli Usa».
Tuttavia gli ultimi post dell’ex presidente appaiono significativi sotto almeno due punti di vista. Innanzitutto sono stati pubblicati durante il Labor day: la festa dei lavoratori che quest’anno, negli Usa, cadeva il 4 settembre. In secondo luogo, va sottolineato che, in queste settimane, l’Uaw è sul piede di guerra. Il sindacato, che ha sede in Michigan, ha avanzato una serie di rivendicazioni sindacali a General Motors, Stellantis e Ford. In particolare, secondo l’Associated Press, ha chiesto un aumento salariale del 46%, una settimana di 32 ore con 40 ore di paga e il ripristino del sistema pensionistico tradizionale. L’Uaw ha inoltre minacciato di indire uno sciopero, se le sue richieste non verranno accolte entro il prossimo 14 settembre (alla scadenza, cioè, dell’attuale contratto con le tre case automobilistiche). Un eventuale sciopero potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 146.000 operai.
Parte di queste rivendicazioni sono collegate ai timori, nutriti dai colletti blu del Michigan, per la transizione verso l’auto elettrica: un’auto che richiede meno lavoratori per essere assemblata rispetto a quella tradizionale. Non è d’altronde un mistero che l’Uaw sia irritata dalla politica di Biden a favore di questi veicoli. A giugno, la sua amministrazione aveva concesso un maxi prestito da 9,2 miliardi di dollari a Blue Oval Sk: una joint venture tra Ford e la sudcoreana Sk On, con l’obiettivo di realizzare tre impianti per la produzione di batterie per auto elettriche in territorio americano.
Si trattò di una mossa che non fu ben accolta dal presidente della Uaw, Shawn Fain. «Negli ultimi cinque anni, i lavoratori che costruiscono prodotti General Motors a Lordstown, in Ohio, hanno visto la loro vita sconvolta poiché sono stati costretti ad andare in pensione, lasciare o sradicare le loro famiglie e trasferirsi in tutti gli Usa, quando General Motors ha chiuso i loro stabilimenti nonostante i massicci profitti», dichiarò una nota, per poi proseguire: «I loro posti di lavoro sono stati sostituiti nel nuovo impianto di batterie della joint venture di General Motors con impieghi che pagano la metà di quanto guadagnavano i lavoratori nel precedente stabilimento di Lordstown. Non solo la Casa Bianca si rifiuta di correggere questo errore, ma sta dando a Ford 9,2 miliardi di dollari per creare gli stessi posti di lavoro in Kentucky e Tennessee». Già a maggio la Uaw aveva congelato il suo endorsement alla rielezione di Biden, dopo averlo sostenuto alle presidenziali del 2020.
Lunedì, l’inquilino della Casa Bianca ha ostentato ottimismo. «No, non sono preoccupato per uno sciopero finché non accade. Non credo che accadrà», ha detto. Nel frattempo, Biden ha recentemente messo a disposizione oltre 15 miliardi di dollari alle case automobilistiche, per attenuare gli impatti sociali della transizione verso l’elettrico. «Questo finanziamento aiuterà i lavoratori a mantenere il loro posto di lavoro e ad avere la possibilità di occupare nuovi buoni posti di lavoro, mentre l’industria automobilistica si trasforma per le generazioni future», ha detto il presidente in un comunicato.
Tuttavia, ad aprile, la sua amministrazione ha proposto delle regole per far sì che, entro il 2032, i veicoli elettrici rappresentino il 67% delle vendite di auto nuove. Un obiettivo che spaventa quei colletti blu a cui è tornato a rivolgersi Trump.
Ricordiamo che il Michigan è uno Stato elettoralmente cruciale. E che, pur perdendolo nel 2020, Trump vi prese comunque 370.000 voti in più rispetto al 2016 (quando invece era riuscito a espugnarlo). Tutto questo pone Biden in una situazione di difficoltà. Nel 2020, aveva messo insieme una coalizione elettorale che conteneva colletti blu e ambientalisti radicali. Poi, ha scontentato tutti. I primi con la sua promozione dell’auto elettrica; i secondi, approvando a marzo un mega piano di trivellazioni in Alaska, il Willow Project. E intanto la sua riconferma alla Casa Bianca resta in forse. Il Partito democratico rischia infatti di allontanarsi sempre più dalla working class.
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