- Il dramma dei presunti esperti che da due anni rischiano l’esaurimento nervoso a causa di The Donald. Da Hillary Clinton vincente, all’economia, alla politica internazionale degli Stati Uniti: non ne hanno azzeccata una.
- Nell’incontro con Jens Stoltenberg fugati i timori di uno strappo «La cooperazione con l’Ue va rafforzata nel Mediterraneo».
Lo speciale contiene due articoli
Donald Trump meriterebbe il Nobel: ma non solo quello per la pace, se andasse a buon fine il suo colloquio di oggi con il dittatore nordoreano. Anche un altro Nobel, a prescindere, solo per aver fatto impazzire gli «esperti», i parrucconi, i vecchi tromboni, le vedove di Barack Obama e di «, le Botteri di quasi tutti i canali tv, e naturalmente il Corrispondente unico, quello che firma con cognomi diversi sui giornaloni ma scrive sempre lo stesso articolo.
Sono tutti in analisi o sotto psicofarmaci. Se li incontrate, siate gentili: da due anni, vivono dentro un incubo. Sono traumatizzati. Non hanno capito niente ma vorrebbero continuare a spiegare tutto. Stanno sempre in tv (e chi li schioda…), ma, sotto il velo di trucco e parrucco, potete intuire un’insicurezza, la fragilità di chi ha visto evaporare tutte le certezze, di chi ha visto saltare come birilli tutti gli schemini che (secondo loro) funzionavano da decenni.
Come si dice in questi casi, ricapitoliamo in pochi punti essenziali.
Primo: «Hillary ha già vinto». Ne erano straconvinti alla vigilia delle presidenziali del 2016. Prendetevi una mezz’ora di divertimento. Andatevi a recuperare i tweet di direttori e inviati nelle notti dei tre dibattiti televisivi tra la Clinton e Trump. Per loro non c’era partita: Hillary aveva stracciato Trump. Basta, partita chiusa. Oppure tornate alla notte di novembre dell’elezione di Trump: ancora c’era chi non si dava per vinto, direttori che pateticamente esibivano copertine già pronte su «come sarà il mondo con Hillary».
Secondo: «L’economia americana collasserà». Con le ricette di Trump – gli «esperti» ne erano sicuri – sarà il disastro. Risultato? Una crescita che non si vedeva dai tempi di Ronald Reagan, e andamento dell’occupazione sensazionale: disoccupazione al 4%, e, nell’ultimo periodo, più posti di lavoro offerti di quanti lavoratori siano effettivamente disponibili per essere assunti.
Terzo: «L’impeachment è sicuro». È rimasta l’ultima speranza del Corrispondente unico: che gli apparati, l’Fbi, il «deep state», il procuratore Robert Mueller possano «risolvere il problema». Ma ogni settimana Trump sembra più forte anche di inchieste che, su di lui, non hanno trovato niente.
Quarto: « Trump è un fottuto isolazionista». I nostri «esperti» non avevano capito che «America first» non vuol dire «America alone». E dunque, una volta di più, sono stati spiazzati dal protagonismo di Trump in tutti i teatri mondiali. Tanto Obama aveva scelto un arretramento militare e morale pressoché ovunque, tanto Trump sta dimostrando che l’America c’è e intende essere protagonista.
Quinto: «Il protezionismo di Trump ci rovinerà». Qui i nostri «esperti» giocavano sul sicuro (pensavano). Effettivamente la mossa trumpiana sui dazi era molto eterodossa rispetto alle abitudini liberoscambiste dei repubblicani. Ma non avevano calcolato lo spariglio al G7, dove Trump, per vedere il bluff di Angela Merkel e compari, ha proposto lui di abbattere tutti i dazi e tutte le tariffe tra alleati. Parliamoci chiaro: perché le auto Usa devono pagare il 15% per arrivare in Europa, e quelle tedesche solo il 2,5 per arrivare in America?
Sesto: «Fallirà con l’Arabia Saudita». E invece no: Trump ha stabilito un filo diretto con il principe Mohammad Bin Salman, e ha favorito una storica apertura di quest’ultimo verso Israele. Una rivoluzione in Medio Oriente.
Settimo: «Fallirà con l’Iran». Al contrario: tanto Obama si era fatto prendere in giro da Hassan Rouhani, tanto Trump ha messo all’angolo Teheran. Iran deal stracciato, regime isolato, impossibilità per l’Iran di continuare a usare la Siria come piattaforma logistica per attaccare Israele.
Ottavo: «Fallirà con la Corea del Nord». Lo vedremo in queste ore, tutto è possibile, per carità. Certo, per il momento Trump è il primo leader occidentale che sia riuscito a stanare il regime comunista di Pyongyang, che da anni procedeva indisturbato con il suo programma nucleare.
Nono: «Fallirà con la Cina». Questo lo dirà la storia. Il mix di militarismo cinese, autoritarismo e crescita economica impetuosa (favorita da tecniche commerciali predatorie e furto di proprietà intellettuale su larga scala) è inquietante. Ma se l’Occidente ha una speranza di ritardare l’ascesa cinese, questa speranza si chiama Trump.
Il decimo punto lo scriviamo nei prossimi giorni: la materia non mancherà, c’è da esserne certi. E i motivi di panico e disperazione per i nostri «esperti» nemmeno.
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