Trump guarda al Sudan
Le persone sfollate da El Fasher e da altre aree colpite dal conflitto sono state sistemate nel nuovo campo di El-Afadh ad Al Dabbah, nello Stato settentrionale del Sudan (Getty Images)

Donald Trump torna a guardare all’Africa. Il presidente americano si è infatti impegnato ad agire per cercare di portare a termine il sanguinoso conflitto civile che agita il Sudan da oltre due anni.

«Pensavo fosse solo una cosa folle e fuori controllo. Ma ora capisco quanto sia importante per te e per molti dei tuoi amici qui presenti il Sudan. E inizieremo a lavorare sul Sudan», ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca, rivolgendosi al principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman. Ricordiamo che la guerra civile in corso è esplosa nell’aprile del 2023 tra le Forze armate sudanesi e il gruppo paramilitare Rapid Support Forces. Secondo The Hill, «più di 150.000 persone sono morte nel conflitto, circa 14 milioni sono state sfollate e si prevede che circa metà della popolazione di 50 milioni di persone soffrirà la fame quest’anno».

La questione, oltreché umanitaria, è anche di natura geopolitica. L’Arabia Saudita sostiene le Forze armate sudanesi, mentre gli Emirati arabi uniti sono accusati di spalleggiare le Rapid Support Forces. Per Trump, il tema è quindi duplice. In primo luogo, vede nella mediazione in Sudan un ulteriore modo per rafforzare l’influenza americana sul continente africano: il che va letto nel quadro della competizione di Washington con Mosca e Pechino. In secondo luogo, come sottolineato anche da The Hill, l’inquilino della Casa Bianca punta a ritagliarsi il ruolo di “arbitro” tra le monarchie del Golfo: un obiettivo, questo, che ha un duplice scopo.

Trump vuole innanzitutto ribadire la centralità americana in Medio Oriente e, in secondo luogo, mira a salvaguardare il rilancio degli Accordi di Abramo: un rilancio che potrebbe essere compromesso dalla rivalità tra Riad e Abu Dhabi in Sudan. Ecco perché la Casa Bianca sta cercando di elaborare un approccio bilanciato, che sia in grado di mediare tra sauditi ed emiratini. In termini geopolitici, la partita, per Trump, non è quindi priva di rischi. Ma potrebbe rivelarsi anche ricca di opportunità. Alla fine dei conti, il minimo comun denominatore nelle varie strategie di Washington è da ricercarsi nella competizione con Pechino. La Casa Bianca punta infatti ad arginare l’influenza cinese tanto sul continente africano quanto sullo scacchiere mediorientale. Ebbene, il tentativo di mediazione annunciato da Trump in Sudan si inserisce esattamente in questa cornice.

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