- Secondo indiscrezioni, Emmanuel Macron non avrebbe affidato l’incarico a Xavier Bertrand perché inviso alla destra. Che però voterà Mr. Brexit chiedendo che venga cambiata la legge elettorale e che si rivada alle urne nel 2025. Il neo premier in tv: «Rispetto gli elettori del Rn».
- La Camera ha già aperto un’indagine sul numero due della candidata democratica.
Lo speciale contiene due articoli
Il neo premier francese Michel Barnier ha iniziato ad attivarsi per costituire il suo governo. La giornata di ieri è stata una successione di incontri, dapprima con i responsabili del suo partito dei Républicains (Lr) e poi con il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. Dopo l’incontro con il neo premier, Laurent Wauquiez e Bruno Retailleau, rispettivamente capigruppo Lr all’Assemblea Nazionale e al Senato, hanno dichiarato di voler «far uscire la Francia da questa situazione bloccata», confermando di aver detto a Barnier di essere pronti ad assumersi le proprie responsabilità ma solo sulla base di «un programma che garantisca risposte alle preoccupazioni dei francesi». Risposte che, per i capigruppo Lr riguardano quattro temi principali: potere d’acquisto, finanze pubbliche, immigrazione e sicurezza. Sempre in mattinata, Barnier ha incontrato anche il suo predecessore, Gabriel Attal, che ora è capogruppo del partito macronista Renaissance all’Assemblea Nazionale. «Ho incontrato il primo ministro stamattina», ha scritto Attal sulla messaggeria interna usata dai deputati macronisti, precisando di avergli «indicato le grandi linee della discussione che abbiamo avuto nella riunione di gruppo ieri sera». L’ex premier ha detto che il suo partito è pronto ad collaborare «con la destra repubblicana, la sinistra repubblicana e il blocco di centro», ma anche di essere «aperti a compromessi» senza avere «l’intenzione di bloccare né di dare un sostegno incondizionato».
Da sinistra invece sono arrivati altri strali contro Macron e Barnier. Ai microfoni di Franceinfo, la deputata del Nouveau Front populaire (Nfp) Clémentine Autain ha affermato che «il presidente della Repubblica ha calpestato la democrazia». Alexis Corbière, deputato indipendente di sinistra ha preteso di «sanzionare il mancato rispetto del voto». Per il leader socialista Olivier Faure, il nuovo premier è «il baricentro della destra e dell’estrema destra» e ha gridato contro quello che, secondo lui, è un «tradimento democratico». Invece l’onorevole de La France Insoumise (Lfi) Emmanuel Bompard ha definito il futuro esecutivo «un governo Macron-Le Pen».
Oltre agli strilli, da sinistra sono arrivate anche delle fake news, come quella diffusa dal leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon e dall’ Inter-Lgbt, il collettivo che riunisce varie associazioni arcobaleno. Il leader di sinistra e il collettivo hanno insinuato che, nel 1981, Barnier avesse votato contro la depenalizzazione dell’omosessualità. In realtà, come ha precisato Le Parisien, la questione era più complessa. Per dirla in parole povere, il neo premier aveva votato contro la depenalizzazione delle relazioni omosessuali tra minorenni di più di 15 anni. Sempre a sinistra però c’è chi ha fatto una specie di mea culpa. È il caso del sindaco socialista di Parigi, Anne HIdalgo, secondo la quale «avremmo potuto avere un primo ministro di sinistra» ma «è il mio partito che ne ha impedito la nomina».
Dal Rassemblement national (Rn) è stata ribadita la necessità di approvare lo scrutinio proporzionale per l’Assemblea nazionale. Secondo una ricostruzione fatta dalla radio Europe 1, Barnier non sarebbe stata la prima scelta di Macron perché il presidente pensava al leader della regione degli Hauts-de-France, Xavier Bertrand. Ma questo sarebbe stato immediatamente sfiduciato dal Rn. Così, Macron avrebbe chiesto a Marine Le Pen quali fossero le sue condizioni per evitare una sfiducia. Sempre secondo la radio, la fondatrice dell’Rn ha presentato delle richieste ben precise. Non solo l’introduzione di una legge elettorale proporzionale per l’elezione della Camera bassa francese, ma anche lo scioglimento della stessa già a partire dal mese di giugno 2025, come previsto dalla Costituzione di Parigi che consente ai presidenti di sciogliere l’Assemblea nazionale solo una volta all’anno. Le Pen ha preteso anche una stretta sull’immigrazione e la difesa del potere d’acquisto delle classi più modeste.
Vista da questa angolazione, si potrebbe dire che Le Pen si sia presa una rivincita su Macron dopo che questo, insieme a Gabriel Attal, avevano ostracizzato e trattato come bestia immonda l’Rn, tra il primo e il secondo turno delle legislative di inizio estate. E a proposito di questo scrutinio, ieri un sondaggio Elabe per Bfm tv ha rivelato che, il 74% dei francesi pensa che Macron non abbia rispettato il risultato delle legislative. Inoltre, per il 40% dei cugini d’Oltralpe, la nomina di Barnier è «una buona cosa per il Paese» e per il 29% si tratta di qualcosa di negativo». Un altro sondaggio, realizzato da Csa per Cnews e altre testate, ha constatato che solo il 42% dei francesi ha fiducia nel nuovo premier. Oggi Barnier sarà ricevuto dalla presidente dell’Assemblea Nazionale, la macronista Yaël Braun-Pivet.
Ieri in serata, Barnier è intervenuto al tg delle 20 di Tf1. Il neo premier ha spiegato che il suo «non sarà solo un governo di destra. Ci saranno persone del mio gruppo, persone della maggioranza uscente, anche gente di sinistra. Non ho le stesse idee di Macron ma ho votato per lui al secondo turno». Sul partito di Marine Le Pen ha chiarito: «Non ho nulla in comune con le tesi del Rn ma rispetto gli 11 milioni di francesi che hanno votato per loro». Quanti al proporzionale, che come detto sarebbe la vera moneta di scambio con i lepenisti, Barnier ha affermato: «Non ci sono linee rosse. Se questa fosse una soluzione, non la eviterei. Ma ne discuterò con i gruppi politici». Il neo premier ha poi invitato a «controllare i flussi migratori, senza ideologia» e ad aprire «un dibattito con i sindacati per migliorare la riforma delle pensioni».
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