- Da qualche tempo il presidente francese ha deciso di mostrare i muscoli e consolidare l’immagine da uomo di guerra sullo scacchiere internazionale. O magari quella di potenziale futuro ministro della difesa Ue.
- Il conflitto russo-ucraino ha stimolato l’industria difensiva francese, costituita da una decina di grandi gruppi e oltre 4.000 aziende, che ora sono alle prese con una crescente richiesta da parte del governo.
Lo speciale contiene due articoli.
Nemmeno una settimana fa, il leader francese ha scelto di indossare nuovamente l’elmetto per andare a dichiarare guerra per conto terzi a Vladimir Putin, responsabile dell’aggressione all’Ucraina. Ieri è arrivata la risposta del ministero della difesa russo che ha dichiarato di avviare delle esercitazioni volte «alla preparazione e all’utilizzazione di armi nucleari non strategiche». Lo stesso ministero ha spiegato che si tratta di una risposta alle minacce contro la Russia proferite dai leader occidentali.
Usando un registro più leggero, qualche settimana fa Macron ha fatto pubblicare dalla sua fotografa ufficiale, Soazig de La Moissonnière, alcuni scatti in cui lo si vedeva tirare pugni coi guantoni a un sacco da boxe. Sudore, bicipiti guizzanti, sguardo aggressivo come per dire al mondo che il capo di Stato francese, nel caso si dovesse arrivare alle mani con altri Paesi, può trasformarsi in bad boy pronto alla rissa. Ma internet ha una memoria da elefante, così qualcuno è andato a confrontare (a dire il vero un po’ malignamente) delle vecchie foto in costume da bagno di Macron con quelle con i guantoni, avanzando il sospetto che queste ultime fossero state ritoccate. Cattiveria gratuita. Tuttavia, anche su una questione di lana caprina come il volume dei bicipiti del presidente francese, si è creata tensione. Come a ricordare che non tutte le ciambelle escono col buco, nemmeno per quello che, un tempo, veniva definito un enfant prodige della politica.
Dall’inizio del suo secondo mandato all’Eliseo, il capo di Stato transalpino ha inanellato una serie di scivoloni (che qualcuno definirebbe fallimenti) su varie tematiche di politica interna. Solo per citarne alcuno: l’insicurezza e la sommersione migratoria, il deficit pubblico che si impenna o ancora la pericolosa rinuncia, per far contenti gli ecologisti, alla produzione di energia nucleare, che per decenni è stato uno dei punti di forza della Francia. Nonostante il leader d’Oltralpe, da bravo tecnocrate, sembri fare spallucce di fronte alle crisi interne, dai francesi arrivano sempre più segnali chiari sul declassamento della Francia che non è quel Paese delle meraviglie osservato attraverso le finestre distorsive dell’Eliseo. Anche i sondaggi in vista delle prossime elezioni europee parlano chiaro: il partito macronista Renaissance è in forte difficoltà e non supera il 16% delle intenzioni di voto. Un dato che è circa la metà di quello attribuito dalle proiezioni al Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen.
Che fare allora per ritrovare un posto al sole? A giudicare dalle recenti dichiarazioni, il presidente Macron sarebbe pronto (quasi) a tutto, persino a spedire dei giovani francesi o europei sul fronte ucraino. E se, per un colpo di fortuna, qualche leader dei Paesi Ue si convincesse che Macron è davvero l’uomo della situazione capace di dare ai 27 un ministro della difesa europeo? Quale ascendente potrebbe avere Parigi su questa ipotetica struttura?
Difficile rispondere a queste domande, allo stato attuale, tuttavia è possibile fare qualche constatazione. Ad esempio che il presidente francese sembra essere determinato per motivare gli alleati europei. Alla fine di aprile, in un’intervista pubblicata dalle testate regionali dell’est della Francia (gruppo editoriale Ebra, ndr), Macron si è detto pronto a mettere sul tavolo anche le bombe nucleari transalpine. «Sono disposto ad aprire il dibattito» sulla difesa europea «che deve includere la difesa antimissile, le armi a lunga gittata, le armi nucleari per coloro che l’hanno o che dispongono delle armi nucleari americane». Il capo dello Stato d’Oltralpe ha però anche precisato che la Francia manterrebbe la sua specificità ma che è pronta a contribuire maggiormente alla difesa del territorio europeo. L’uscita sulle armi nucleari non è stata presa bene da tutti. Una fonte ministeriale che La Verità ha contattato, e che preferisce mantenere l’anonimato, ha commentato le parole presidenziali in modo lapidario: «il silenzio sulla capacità di dissuasione militare fa parte della capacità stessa». Dopo l’intervista di Macron sui quotidiani regionali il capolista dei Républicains (Lr) alle elezioni europee, François-Xavier Bellamy, aveva dichiarato che «un presidente non dovrebbe dire queste cose».
E’ innegabile che, dopo la Brexit, la Francia possiede il miglior esercito dell’Unione Europea dotato di armi atomiche. Ma tutto è relativo, perché essere il migliore tra piccoli, non significa per forza essere un campione. Come scriveva nel 2022 il quotidiano L’Opinion, se i miliari transalpini fossero stati inviati a partecipare ad un ingaggio maggiore ad alta intensità, sarebbero stati in grado di tenere un fronte di soli 80 chilometri, poco più della distanza tra Milano e Piacenza.
Nel gennaio scorso una commissione senatoriale ha lanciato un altro allarme sulle capacità belliche francesi. Presentando i risultati dei lavori della commissione, il suo presidente Cédric Perrin (Lr) ha dichiarato che «in Francia siamo in grado di produrre 20.000 ogive da 155 millimetri all’anno», ma che l’esercito ucraino ne spara «quotidianamente tra i 5000 e gli 8000» invece quello russo spara «tra i 10.000 e 15.000 colpi».
E’ facile immaginare come, ricevendo questi allarmi, l’Eliseo abbia dovuto battere un colpo. E così, Macron e i suoi ministri hanno rilanciato la necessità di far passare la Francia ad una economia di guerra. Un concetto già evocato nel primo anno del conflitto scatenato dalla Russia contro l’Ucraina. Circa un mese fa il capo dello Stato francese è andato sul sito produttivo di Eurenco, leader europeo delle polveri e degli esplosivi per la posa della prima pietra di una nuova fabbrica di polvere da sparo. Ad accompagnare il presidente c’erano anche i ministri francesi dell’Economia, Bruno Le Maire, e della Difesa, Sébastien Lecornu. In quell’occasione l’Eliseo ha reso noto che la fabbrica di esplosivi potrà produrre fino a 1.200 tonnellate di polvere all’anno. Tale produzione permetterà di riempire 500.000 cariche modulari per i cannoni.
Ma oltre a risultare relativizzato dalla mancanza di scorte belliche, l’attivismo macronista volto a assumere un ruolo egemonico nella difesa europea, non riesce a scaldare nemmeno cuori di alcuni alleati di Parigi. Ad esempio, lo scorso marzo, il ministro tedesco dell’economia, Robert Habeck, ha scritto a Thierry Breton, il commissario Ue responsabile del progetto di attività spaziali, criticando il futuro sistema satellitare Ue, chiamato Iris2 perché considerato troppo favorevole ai francesi. La notizia è stata data dal quotidiano tedesco Handelsblatt, all’inizio di maggio. Secondo la testata il ministro di Berlino ha contestato soprattutto la procedura d’appalto definendola «mal concepita» e troppo importante «per prendere in fretta decisioni rischiose» che potrebbero avere «conseguenze negative massicce per Iris2 e il programma spaziale Ue». La costellazione di satelliti Iris2 servirà anche alla difesa visto che dovrà garantire l’accesso a internet anche in caso di saturazione delle reti terrestri o di cyber attacchi. Inoltre diventerà un mezzo di comunicazione sicuro e sovrano per gli eserciti europei.
La voglia di comandare di Macron cozza quindi contro tutta una serie di ostacoli che sembrerebbero essere invisibili ai suoi occhi. D’altra parte, da quando è arrivato all’Eliseo sette anni fa, il giovane presidente ha spesso dato prova di voler fare solo di testa sua, senza risparmiare provocazioni. Ma ora un numero sempre più grande di suoi compatrioti sembra aver capito il trucco e non si lascia più incantare dal leader della start up nation, come Macron ama definire la Francia. Come farà il leader di Parigi a riarmare la Francia non è chiaro. Di certo non potrà contare su altri partiti. L’ultimo a sbattergli la porta in faccia è stato, proprio oggi, il capolista socialista alle europee, Raphaël Glucksmann. In una tribuna pubblicata da Le Monde nel giorno in cui Macron riceveva il leader cinese Xi Jinping, il politico di sinistra si è rivolto direttamente al capo dello Stato chiedendogli : «Signor Macron, cosa ha ottenuto finora con la sua strategia di accomodamento nei confronti del Partito comunista cinese?». Stendendo il tappeto rosso al leader cinese, Macron ha cercato di farsi passare come un parigrado. Il problema è che, anche per le ragioni sopra esposte, la Francia non arriva nemmeno alle caviglie della Cina. Le aspirazioni del leader d’Oltralpe sono grandi, ma forse lui non ha ancora capito che la Francia non è più quella di una volta e che tra il dire, di volersi riarmare, e il fare… c’è di mezzo il mare.
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