- Vladimir Putin annuncia la «mobilitazione parziale» e non esclude alcun mezzo contro l’Occidente. La Borsa crolla, civili russi in fuga.
- Mentre Pechino invoca il «cessate il fuoco» e si distanzia dall’alleato, Europa e Usa si compattano. Joe Biden: «Violati i principi dell’Onu». Lorenzo Guerini: «Segnale di difficoltà».
Lo speciale contiene due articoli
Ieri mattina alle 8 (ora italiana), Vladimir Putin è apparso in tv con un messaggio registrato, dopo una lunga attesa (il discorso era previsto martedì sera alle 20). Il presidente russo ha parlato per soli 14 minuti leggendo un testo, un fatto che rappresenta una novità per lui, che di solito parla a braccio. Con toni durissimi ha spiegato che «l’operazione militare speciale in Ucraina è stata inevitabile. I territori dell’Ucraina che hanno annunciato il referendum per l’adesione alla Russia hanno il sostegno di Mosca».
Poi lo zar si è scagliato contro l’Occidente: «Nella sua aggressiva politica anti russa, l’Occidente ha superato ogni limite. Coloro che stanno cercando di usare il ricatto nucleare contro la Russia scopriranno che le carte in tavola possono essere rivoltate contro di loro. Non sto bluffando». Nel suo attacco Putin ha detto che l’obiettivo di coloro che difendono l’Ucraina è «indebolire, dividere e distruggere la Russia. L’obiettivo di Mosca in Ucraina rimane la liberazione di tutto il Donbass». Poi la sfida alla Nato: «Alcune figure eminenti della Nato hanno parlato della possibilità di usare contro la Russia armi di distruzione di massa, cioè armi nucleari. A chi fa dichiarazioni di questo tipo sulla Russia, voglio ricordare che anche il nostro Paese ne dispone».
Ma quante sono? Secondo un report dedicato all’arsenale nucleare russo curato dall’esperto Alessandro Ricci, pubblicato su Iriad Review, all’inizio di febbraio le testate nucleari russe ammontavano a un totale di poco meno di 6.000 unità. Di queste, il numero di quelle utilizzabili rappresenta molto più della metà del totale, ovvero circa 4.477 unità, di cui 1.588 sono quelle già schierate e operative, considerando sia le armi strategiche che le non strategiche. Numeri che anche per l’Italia non sono certo rassicuranti.
Putin è poi tornato su un concetto a lui caro: «È nostra tradizione storica e destino del nostro popolo fermare coloro che cercano il dominio mondiale, che minacciano di smembrare e rendere schiava la madrepatria. È quello che stiamo facendo ora e credo nel vostro sostegno». Il presidente russo non ha annunciato la mobilitazione totale, come qualche analista aveva previsto, ma quella «parziale». Ciò significa che «solo quei cittadini che sono nelle riserve e soprattutto coloro che hanno prestato servizio nelle forze armate, hanno determinate specializzazioni militari e un’esperienza rilevante saranno soggetti a coscrizione». Di cosa si tratta esattamente? Secondo il generale di corpo d’armata Maurizio Boni, «la “mobilitazione parziale” di Putin è come l’“operazione speciale”. Una mobilitazione che non è totale in un’operazione militare su larga scala. Di fatto, il carattere della parzialità è solo un artificio comunicativo, un messaggio calibrato per tranquillizzare la società russa che non tollererebbe una leva forzata di massa. Nelle grandi città molte persone non vogliono andare a combattere e in molti si stanno organizzando per lasciare la Russia per evitare di essere spediti al fronte. I 300.000 soldati che Mosca si appresta a richiamare in servizio saranno tratti dall’enorme bacino di riserve di cui la Russia dispone (quasi due milioni di uomini) e che hanno prestato servizio militare negli ultimi cinque anni. Costituiscono linfa vitale per l’esercito di Mosca per la prosecuzione del conflitto poiché con le forze attualmente disponibili non può garantire la stabilizzazione nei settori più caldi del fronte (Kharkiv e Kherson) e la prosecuzione dell’offensiva».
A proposito di quanto deciso da Putin, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, nel consueto briefing con i giornalisti, ha reso noto che il governo russo annuncerà «molto presto» quali categorie di cittadini saranno esentate dalla mobilitazione dei riservisti destinati a combattere in Ucraina. Poi, quando gli è stato chiesto se è possibile che vengano chiusi i confini, per impedire ai cittadini russi di scappare ha riposto: «Non posso rispondere alla domanda, ci sono misure a riguardo nelle leggi in vigore». Nel frattempo però, 700 persone scese in piazza a protestare contro lo zar sono state arrestate.
Subito dopo il discorso di Putin, ha parlato il ministro russo della Difesa, Sergeij Shoigu, che ha definito il conflitto «difficile», dichiarando: «Non stiamo combattendo contro l’Ucraina, che ha da tempo esaurito le armi, ma contro l’Occidente intero e la Nato e tutti i tipi di armi, compresa la triade nucleare, possono adempiere ai loro compiti».
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un’intervista esclusiva alla Bild, ha parlato delle decisioni russe: «Putin ha problemi con gli ufficiali e con il personale militare. Sappiamo da tempo che ha già mobilitato i cadetti, giovani che non sono nelle condizioni di combattere. Questi cadetti sono caduti. Non hanno neanche potuto finire la loro formazione. Tutte queste persone non sono in grado di combattere. Sono venuti da noi e muoiono. Lui vede che le sue unità scappano. Ha bisogno di un esercito pesante da mandare qui». Per Evgeny Popov, deputato del partito Russia Unita, Mosca non farà il primo passo: «Non attaccheremo per primi i Paesi occidentali. Non faremo un massacro nucleare nel mondo. Non è la nostra politica. Non è la nostra pratica». Sembrano pensarla diversamente i russi, visto che dopo il discorso di Putin sono esauriti i biglietti aerei (solo andata) per lasciare la Russia, mentre anche ieri la Borsa di Mosca ha chiuso in forte calo (-3,2%).
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