- Il Pil ridimensionato dall’1,2% allo 0,2% riporta il differenziale Btp-Bund a 282,7. Crolla Piazza Affari (-2,59%). Giuseppe Conte: «Non ci dettano l’agenda».
- Secondo l’economista Giulio Sapelli: «è l’Unione che sta crollando perché ha un modello basato solo sulle esportazioni» Alla base c’è un errore ideologico: «A Bruxelles pensano che fare debito sia peccato, ma così affondiamo».
Lo speciale contiene due articoli
Ieri la Commissione europea, come preannunciato dalla Verità, ha tagliato di un punto percentuale le previsioni sulla crescita italiana per il 2019, portandola al +0,2% rispetto al +1,2% stimato nelle previsioni di autunno e prevedendo che l’attività economica resterà debole nella prima metà del 2019. Anche nel 2020 il ritornello dovrebbe essere simile con un taglio della crescita che porterà il Pil a quota 0,8%, mezzo punto in meno rispetto al +1,3% indicato nelle precedenti stime.
Bruxelles spiega che alla base della revisione al ribasso c’è un rallentamento più forte del previsto, amplificato dall’incertezza globale e interna e dalle previsioni di investimento delle imprese notevolmente meno favorevoli. Inoltre, il rallentamento più marcato di importanti partner commerciali avrà effetti negativi sulla produzione manifatturiera. In seguito alla revisione del bilancio a dicembre 2018, i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi, spiega ancora l’Ue, ma sono ancora molto più alti rispetto a un anno fa. Nel 2020 la crescita salirà un poco a quota 0,8%, sostenuta da un positivo effetto di trascinamento e da due giorni lavorativi in più. Le previsioni, precisa la Ue, non tengono conto degli effetti della crescita delle imposte indirette previste dalla legge di bilancio 2019 per il 2020. Se non altro gli analisti di Bruxelles hanno messo nero su bianco il vero problema: l’Italia rallenta perché è il Vecchio Continente a tirare il freno.
All’interno della sua relazione infatti, la Commissione europea ha fatto notare che l’economia italiana ha perso slancio all’inizio del 2018 a seguito di un più ampio rallentamento dell’Eurozona ed è andata in recessione nella seconda metà dell’anno. Il Prodotto interno lordo è così sceso dello 0,2% nell’ultimo trimestre, dopo un -0,1% nel trimestre precedente. Mentre il rallentamento iniziale era dovuto a un minor dinamismo del commercio mondiale, il recente rallentamento è più attribuibile a una domanda interna debole, in particolare per quanto riguarda gli investimenti; un ruolo, dicono da Bruxelles, che è stato giocato dall’incertezza collegata alla politica di bilancio del governo e dai maggiori costi di finanziamento. In questo contesto, il Pil è cresciuto dell’1% nel 2018, sostenuto da un notevole effetto trascinamento dall’anno precedente.
A questo punto, però, qualche dubbio non può non sopraggiungere. Il primo riguarda l’attendibilità della fonte europea che ormai cambia previsioni sul nostro Prodotto interno lordo a ogni piè sospinto. Come si può essere certi di queste stime, se poi vengono completamente ribaltate in pochi mesi? C’è poi da domandarsi chi siano e che ruolo giochino davvero le persone che vengono a «farci le pulci» sulla crescita dell’economia italiana. Ieri il commissario agli affari economici Pierre Moscovici aveva fatto notare che «per fortuna» Bruxelles è intervenuta a trovare una soluzione per l’Italia. «Sulla caduta del Pil italiano alla fine del 2018 hanno pesato l’incertezza politica, il calo degli investimenti e anche i costi di finanziamento del debito hanno fatto la loro parte», aveva detto ieri in conferenza stampa dopo che Bruxelles aveva diffuso il taglio delle stime sulla crescita del nostro Paese
Il commissario europeo, però, non può essere considerato neutrale circa le politiche che riguardano Italia e Francia. La diffusione di certe stime al ribasso potrebbe in effetti fare tutto l’interesse di Parigi, soprattutto in questi giorni in cui i rapporti tra Italia e Francia sono particolarmente tesi. Va ricordato poi che Moscovici è l’uomo che a fine novembre dell’anno scorso aveva partecipato a una cena segreta con Emmanuel Macron e il gotha della politica francese, in vista delle elezioni politiche europee di maggio 2019. Una cena tutt’altro che europea dove erano presenti, tra gli altri, il premier Edouard Philippe, ma anche vertici centristi del MoDem, Francois Bayrou e Marielle de Sarnez. Ci sarebbero tutti gli ingredienti, dunque, per ritenere che, ancora una volta, una certa Unione europea di parte avrebbe tutto l’interesse per denigrare l’economia italiana.
C’è poi da ricordare che la manovra 2019 ritenuta oggi troppo espansiva e varata dal governo gialloblù è la stessa che Bruxelles e lo stesso Moscovici avevano approvato a fine dicembre scorso. «È una vittoria del dialogo politico», diceva meno di due mesi fa.
Di certo la situazione non è rosea. La pubblicazione delle stime d’inverno da parte dell’Ue ha scatenato un’ondata di avversione al rischio tra gli investitori, che si sono rifugiati nella sicurezza del Bund tedesco. I titoli con la peggior performance della seduta sono invece i Btp italiani. Dopo la comunicazione delle stime, i tassi dei Btp sono bruscamente saliti, fino a sfiorare durante la seduta il 3% sul titolo decennale per la prima volta da dicembre. Lo spread Btp-Bund ha archiviato la giornata in netto aumento a 282,7 punti base, rispetto ai 264,15 della chiusura di due giorni fa.
Non è andata meglio in Borsa. Il taglio delle stime ha affossato i listini. Milano ha registrato un tonfo del 2,59% a fine giornata, Francoforte ha ceduto il 2,67% e Parigi l’1,84%. È andata un po’ meglio a Londra (-1,09%).
In tutto ciò gli esponenti del governo non paiono particolarmente preoccupati. «Sono assolutamente sicuro che i nostri conti torneranno: ci sono le previsioni legittime fatte dalle istituzioni internazionali, ma è chiaro che il governo non si fa dettare l’agenda dalle previsioni fatte all’estero», ha detto il premier, Giuseppe Conte, commentando le stime dell’Ue sul Pil italiano. Più nervoso il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che nel corso della sua informativa alla Camera, in un crescendo di tensione, ha perso le staffe. «Ma stai zitto, per la miseria…», ha urlato contro il forzista Renato Brunetta, che continuava a interromperlo. Passato la bagarre si è scusato. «Non cederemo a questo racconto catastrofista sull’Italia», ha detto invece ieri il vicepremier Luigi Di Maio, nel corso di una diretta Facebook, aggiungendo che «per la prima volta dopo tanti anni vengono messi più soldi su sanità e welfare, si mandano in pensione prima le persone, finalmente facciamo investimenti su imprese innovative e infrastrutture».
Insomma, del doman non c’è certezza, è chiaro. Il problema è che, nemmeno l’oggi per l’Ue appare troppo certo. In caso di dubbi, al massimo, c’è sempre la possibilità di stravolgere le previsioni.
Gianluca Baldini
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