Lagarde smonta la boria di Giuseppi. «A luglio niente intesa sui fondi Ue»
Il capo della Bce prevede il fallimento del prossimo vertice europeo sul Next generation: processo lungo, serviranno più incontri. Pure Angela Merkel mette le mani avanti: «Il Recovery fund non risolve tutti i problemi».

«Il peggio è alle spalle», la risposta delle banche centrali alla crisi «sarà imponente». Sono queste le dichiarazioni fatte ieri da Christine Lagarde al Northern light online summit che sono state rilanciate con grande enfasi dalle agenzie di stampa italiane. Ma se vogliamo vedere l’altra metà del bicchiere, quella vuota, c’è un altro passaggio dell’intervento che la presidente della Bce ha fatto in streaming al Northern light online summit che merita di essere annotato e che, infatti, non è sfuggito ai reporter di Bloomberg e della Cnbc.

Perché rispondendo a una domanda sull’impatto del Recovery program, madame Lagarde in versione Cassandra ha detto che secondo lei non si arriverà a un accordo finale sugli stimoli fiscali al summit europeo di Bruxelles del 17 e 18 luglio. Serviranno, quindi, più incontri – non a caso Lagarde ha sottolineato il plurale – e sarà un processo lungo. Tanto che si profila già l’ipotesi di un allungamento a domenica 19, se non il rinvio a una riunione successiva entro fine mese.

Di certo, non un bel segnale per il governo Conte (nonostante il capo del Mef, Roberto Gualtieri, continui con inguaribile ottimismo ad assicurare che gli aiuti arriveranno). Soprattutto alla vigilia dell’appuntamento di lunedì, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, farà il punto a Berlino sul negoziato per il piano anticrisi europeo. Il ruolo di negoziatrice è affidato alla cancelleria tedesca, Angela Merkel, che dal primo luglio sarà la presidente di turno dell’Unione europea. La stessa Merkel in un’intervista rilasciata alla Stampa, in edicola oggi ma anticipata ieri sul sito del quotidiano torinese, ha dichiarato che «con i fondi messi a disposizione si può fare molto ma il Recovery fund non può risolvere tutti i problemi dell’Europa». La cancelliera invita gli Stati membri a riconoscersi nell’Ue al di là delle differenze, e all’Italia suggerisce di guardare con attenzione al Mes: «Non abbiamo messo a disposizione degli Stati strumenti come il Mes o Sure perché restino inutilizzati». L’Europa a cui pensa Merkel è fondata «sull’interesse assoluto ad avere un mercato unico europeo e a presentarsi compatta sulla scena internazionale».

Sarà, però è ancora difficile prevedere quale sarà il punto di caduta del negoziato sugli aiuti. Così come resta incerto il volume finale dell’operazione che viaggia su un doppio binario: il bilancio pluriennale di 1.100 miliardi e il piano per la ripresa da 750 miliardi di cui un terzo prestiti, due terzi sussidi.

Ma cos’altro ha detto ieri madame Lagarde? «Probabilmente abbiamo superato il momento peggiore della crisi» economica provocata dal coronavirus, ma «dobbiamo rimanere prudenti di fronte alla possibilità di una seconda ondata della pandemia». Per questi e altri motivi, la ripresa economica dalla pandemia di Covid-19 sarà «una questione complessa», desincronizzata in base all’andamento della situazione sanitaria, diseguale in base alle vulnerabilità dei singoli Paesi e «incompleta, con molti settori economici che vedranno modificato il loro modo di operare», ha aggiunto la presidente della Bce. Sottolineando che «le banche centrali hanno risposto massicciamente alla sfida. Non ho dubbi sul fatto che dobbiamo usare tutti gli strumenti disponibili». Come il Pepp – il programma di acquisto titoli pubblici e privati – che è «il nuovo whatever it takes», ha chiosato evocando le parole del suo predecessore, Mario Draghi, sul Quantitative easing.

Per far fronte alla recessione, nel meeting di giugno la Bce ha esteso il Pepp fino a metà 2021 e lo ha incrementato di 600 miliardi di euro, portandolo a 1.350 miliardi. La Bce ha inoltre lanciato Eurep, un nuovo strumento con cui fornirà alle banche centrali fuori dall’Eurozona liquidità in euro a fronte di titoli denominati in euro come collaterale. La facility, che si affianca agli accordi bilaterali di rifinanziamento esistenti e alle linee di swap con cui la Bce fornisce euro a fronte di altre valute (in particolare yen, franco svizzero, dollaro, valute dei Paesi nordici), è pensata come una «rete precauzionale» per fronteggiare «le necessità di liquidità in euro dovute alla pandemia fuori dall’Eurozona» e sarà disponibile fino a giugno 2021. Si tratta di un ulteriore passo verso lo sviluppo dell’euro come valuta globale, in un’arena dominata dal dollaro, e che incoraggia anche l’emissione e la diffusione globale di strumenti di debito denominati in euro.

Dai verbali della riunione del 4 giugno ieri è emerso che il consiglio della Bce ha discusso su tempi e portata del programma di stimolo per far fronte all’emergenza, ma ha concluso che gli acquisti di bond sono lo strumento migliore date le circostanze e i benefici superano gli effetti collaterali negativi. Una risposta ai giudici di Karlsruhe che hanno dato tre mesi di tempo alla Bce per provare la proporzionalità dei suoi acquisti di titoli, o la Bundesbank dovrà uscire dal programma. Nel frattempo, scriveva ieri Il Sole 24 Ore, Francoforte ha deciso di mettere a disposizione delle autorità tedesche alcuni documenti e rapporti riservati, utilizzati nelle riunioni del Consiglio direttivo in vista delle decisioni di politica monetaria, proprio per disinnescare la mina della sentenza della Corte costituzionale tedesca sul programma di acquisti di titoli di Stato Pspp avviato con il Quantitative easing del marzo 2015 e ora in corso con un secondo Qe.

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