- Palazzo Chigi e Casa Bianca rilanciano la collaborazione per garantire la pace nello stretto di Taiwan. Con l’impegno militare di Roma, come punta avanzata dell’Europa. Il nostro Paese tornerà a contare nel Mediterraneo e avrà l’appoggio americano nel G7
- Colloqui positivi con lo Speaker Kevin McCarthy e il capogruppo al Senato Mitch McConnell
Lo speciale contiene due articoli
L’alleanza con gli Stati Uniti si spinge un po’ più in là, fino a lambire la Cina e tutta la zona attorno a Taiwan. Durante l’incontro di giovedì sera, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, hanno ribadito l’impegno dei rispettivi Paesi «a garantire la libertà, la prosperità e la sicurezza nella regione indopacifica». In una dichiarazione congiunta pubblicata al termine del bilaterale, Biden ha affermato che gli Stati Uniti «accolgono positivamente la rinnovata presenza italiana nella regione». Entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di garantire la pace nello stretto di Taiwan, che rappresenta una componente «cruciale» per la sicurezza regionale e globale. Infine, i due leader hanno ribadito la determinazione a rafforzare il coordinamento bilaterale per gestire al meglio le sfide relative alla competizione con la Cina. Il riferimento è duplice. Da un lato alla via della Seta, accordo con Pechino di cui è previsto il giro di boa a fine anno, e dall’altro alla nostra presenza militare nell’Indopacifico. Tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2024 avremo da quelle parti il pattugliatore d’Altura «Francesco Morosini», la celebre «Amerigo Vespucci», ma soprattutto la nostra ammiraglia, la portaerei «Cavour». Un impegno non da poco che trasforma l’Italia in una punta avanzata per l’Europa, visto che Bruxelles già dal 2021 ha aggiornato i propri quaderni strategici inserendo per la prima volta il quadrante del Sudest asiatico. E come ribadito da Biden, rende i nostri militari partner in una realtà proiettata militarmente al 2040. Lì si sperimenteranno le armi cyber del futuro e la quinta dimensione della sicurezza. Insomma, sembra una contropartita (al di là dell’impegno in Ucraina) al fatto di poter ottenere un riconoscimento diretto nel Mediterraneo e nel Sahel che a partire dal prossimo anno diventeranno il vero terreno di scontro con la Russia. Non a caso la Meloni, nel corso della bilaterale a Washington, ha incassato anche la benedizione della Casa Bianca e soprattutto del Pentagono sul piano Mattei. Ottenedno anche un incontro riservato con Henry Kissinger , «una delle menti più lucide, punto di riferimento della politica strategica e della diplomazia», ha detto dopo averlo ringraziato per l’incontro e «l’onore di di aver dialogato sui temi della contemporaneità». Questo dopo aver ottenuto il visto d’ingresso a Tunisi.
«Italia e Stati Uniti sostengono il popolo tunisino, alla luce delle sfide economiche e politiche che il Paese sta affrontando», si legge in una nota con la quale i due leader hanno ribadito la loro determinazione a «garantire la prosperità, la sicurezza e la democrazia in Tunisia». Biden ha anche valutato positivamente la Conferenza internazionale sullo sviluppo e sulle migrazioni, così come «il processo avviato da Roma per promuovere la collaborazione tra Paesi di origine, di transito e di arrivo dei migranti nel Mediterraneo». Su questo fronte, gli Stati Uniti hanno «preso atto del piano Mattei» del governo italiano sull’Africa. ovviamente, al di là delle parole retoriche e un po’ ampollose si legge il chiaro messaggio di affidamento. Affidamento nel senso che gli Usa sembrano darci onori e oneri. Basti vedere quanto sta accadendo in queste ore con il colpo di Stato in Niger. La Francia è ormai fuori da tutto il Sahel e qualcuno dovrà prendere il suo posto. Altrimenti i buchi saranno riempiti da russi, cinesi o se va meglio dai sauditi. Nel corso del punto stampa in ambasciata che ha fatto seguito al colloquio con il presidente Usa, la Meloni ha spiegato che è stato «un lungo incontro», «un appuntamento nel quale abbiamo ribadito la nostra solida alleanza, il partenariato strategico e la profonda amicizia che uniscono Usa e Italia». «Con Biden abbiamo discusso della prossima presidenza italiana del G7», ha aggiunto la Meloni. Da parte degli Usa c’è grande aspettativa e grande sostegno. La ricostruzione dell’Ucraina e il rapporto con l’Africa saranno al centro della presidenza del G7. All’Africa in passato l’Europa e l’Occidente non hanno dato abbastanza peso. L’Africa non è un continente povero ma ricco». Per il premier è un «errore fatale», in politica estera, «non vedere tutta la scacchiera», aggiungendo di aver «trovato condivisione e voglia di collaborare al nostro piano Mattei per l’Africa». A questo punto e con il termine della pausa di Ferragosto sarà importante entrare nella scacchiera con tutti e due i piedi. Un modo per essere più efficaci potrebbe essere quello di rivedere il sistema della cooperazione e dello sviluppo. Invertire la percentuale destinata ai progetti multilaterali (circa il 70% su quasi 4 miliardi stanziati) con la quota destinata ai progetti bilaterali. Destinare circa 3 miliardi alle relazioni dirette con Stati o tribù è il modo migliore per controllare non solo i progetti, ma per accertarsi che i nostri soldi vadano a nostri amici e non a sostenitori di altri Paesi. È un tema di buon senso che riesce anche a coniugare la ragion di Stato.
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