La foga lascia spazio al realismo. L’Onu: «Solo Putin può dire basta»
  • Antonio Guterres incontra Volodymyr Zelensky mentre cadono i missili e fa mea culpa: «Il Consiglio di sicurezza ha fallito». Joe Biden chiede 33 miliardi per Kiev, ma esclude lo scontro nucleare. Luigi Di Maio: «Serve un’intesa diplomatica».
  • Gli invasi arretrano nel Donbass. La parata del 9 maggio a Donetsk viene però rinviata per sicurezza. Azovstal sotto assedio. L’Ucraina denuncia: «Usate bombe al fosforo».

Lo speciale contiene due articoli

Mentre Kiev ha reso noto che l’offensiva orientale russa si sta intensificando, non si fermano i tentativi di mediazione. Ieri, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, era in Ucraina, dopo la visita a Mosca effettuata martedì scorso. «La guerra non finirà con gli incontri ma quando la Russia deciderà di mettervi fine e quando ci sarà, dopo un cessate il fuoco, la possibilità di un vero accordo politico», ha detto Guterres, che ha in particolare visitato Bucha, Irpin e Borodjanka: aree in cui i russi sono accusati di aver commesso crimini di guerra. «Questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo», ha chiosato, chiedendo inoltre a Mosca di collaborare con la Corte penale internazionale. Il segretario generale ha incontrato successivamente Volodymyr Zelensky a Kiev: nell’occasione, ha assicurato al presidente ucraino di stare facendo «tutto il possibile» per l’evacuazione di Mariupol. «Il Consiglio di sicurezza non ha fatto tutto ciò che era in suo potere per prevenire e porre fine a questa guerra», ha aggiunto. Durante l’incontro tra i due, ieri sera, si sono verificate delle esplosioni nella Capitale.

Proseguono nel mentre i tentativi di mediazione di Ankara, che spera ancora di poter organizzare un vertice tra lo stesso Zelensky e Vladimir Putin. Tayyip Erdogan ha in tal senso avuto una nuova nuova telefonata col leader russo, invocando «una pace duratura nella regione il prima possibile». Nel corso della conversazione, Putin ha ringraziato Erdogan per il ruolo svolto nello scambio di prigionieri, avvenuto l’altro ieri, tra Stati Uniti e Russia. Anche l’Italia, pur ribadendo fermo sostegno a Kiev, non ha chiuso alla soluzione diplomatica. «Non c’è alcuna minima sicurezza che fermando il supporto all’Ucraina, Putin si fermi. Dobbiamo tenerlo presente altrimenti rischiamo di fare facile retorica», ha detto ieri Luigi Di Maio. «Il vertice di Ramstein ha rappresentato un’ulteriore evoluzione nel coordinamento del sostegno all’Ucraina. Allo stesso tempo abbiamo l’obiettivo di raggiungere la pace attraverso una soluzione diplomatica», ha proseguito. Sempre ieri, si è tenuto uno scambio di prigionieri tra Kiev e Mosca, mentre Mario Draghi ha avuto una telefonata con il premier canadese, Justin Trudeau: i due leader hanno parlato di crisi ucraina e coesione transatlantica, oltre a sicurezza energetica e alimentare.

Nonostante questi segnali distensivi, le posizioni restano ancora lontane. Joe Biden ha chiesto ieri al Congresso di stanziare ulteriori 33 miliardi di dollari di assistenza a Kiev, di cui oltre la metà è costituita da aiuti militari. «Non stiamo attaccando la Russia. Stiamo aiutando l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa e, proprio come Putin ha scelto di avviare questa brutale invasione, potrebbe fare la scelta di porvi fine», ha detto l’inquilino della Casa Bianca, per poi aggiungere: «Nessuno dovrebbe fare commenti inutili sull’uso delle armi nucleari o sulla possibilità della necessità di usarle». Parole, queste, da leggersi come una stoccata al ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il quale alcuni giorni fa aveva detto che l’eventualità di un conflitto nucleare risultava «reale». «La tendenza a mandare armi, comprese quelle pesanti in Ucraina: queste sono le azioni che minacciano la sicurezza del continente e provocano instabilità», aveva affermato, poche ore prima del discorso di Biden, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. La Cnn ha comunque riferito che l’approvazione del nuovo pacchetto di aiuti da parte del Congresso potrebbe richiedere del tempo. Gli Usa hanno nel frattempo accusato Mosca di voler sovvertire la democrazia in Ucraina. «Abbiamo informazioni che la pianificazione della Russia per la sua ulteriore invasione dell’Ucraina include una capitolazione forzata del governo democraticamente eletto dell’Ucraina, incluso lo scioglimento di tutti i governi municipali locali», ha dichiarato l’ambasciatore statunitense presso l’Osce, Michael Carpenter, che ha definito l’invasione russa «un’impresa assolutamente barbarica». L’Ue non ha nel frattempo trovato ancora l’unanimità sull’embargo energetico a Mosca: a riferirlo è stato l’Alto rappresentante per la politica estera europea, Josep Borrell.

Si registrano intanto nuove tensioni tra la Nato e l’asse sino-russo. «Se decideranno di candidarsi, Finlandia e Svezia saranno accolte calorosamente e mi aspetto che il processo proceda rapidamente», ha detto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg. Dall’altra parte, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha attaccato l’Alleanza, definendola «uno strumento di singoli Paesi per cercare l’egemonia». Poco prima, il ministro degli Esteri britannico, Liz Truss, aveva chiesto al Dragone di «rispettare le regole internazionali». Queste critiche incrociate evidenziano come il conflitto ucraino abbia una dimensione geopolitica di vasta portata.

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