- Donald Trump striglia lo zar: «Sono deluso, Mosca perde più uomini di Kiev». Ma a Keir Starmer che chiede pressioni replica: «Voglio evitare il terzo conflitto mondiale». Sergej Lavrov poliziotto buono: «Donald capisce le cause profonde». Oggi nuovo pacchetto Ue contro la Russia.
- Il perdurare delle ostilità in Ucraina dipende dall’Europa, messa al palo dal tycoon.
Lo speciale contiene due articoli
La pace tra Russia e Ucraina appare sempre più un miraggio. Nelle ultime ore, i cannoni di entrambi gli eserciti hanno colpito raffinerie, ferrovie e altri punti strategici, il Cremlino ha reso noto di avere oltre 700.000 soldati dispiegati al fronte, e Kiev e Varsavia hanno stretto un accordo di cooperazione antidrone. Nel frattempo, tra i leader dei vari Paesi fioccano accuse reciproche e si menziona perfino lo spettro della guerra mondiale.
Ieri, a suonare l’allarme, è stato Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, durante una conferenza con Keir Starmer, il primo ministro del Regno Unito, a Chequers: «In Ucraina stiamo assistendo a una strage: milioni di morti, soprattutto militari. Ma non voglio la terza guerra mondiale». E ha aggiunto: «Putin mi ha deluso, sta uccidendo molte persone e ne sta perdendo più di quante ne stia uccidendo. I soldati russi vengono uccisi a un tasso più alto di quelli ucraini. Ho fermato altre sette guerre», ha sottolineato Trump, evocando poi anche la speranza di «qualche buona notizia nei prossimi giorni perché si sta assistendo a un numero di morti che nessuno ha visto dalla Seconda guerra mondiale». Ricordando il colloquio avuto con Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, ha sottolineato che il conflitto «poteva sfociare in una Terza guerra mondiale, diventando una vergogna». Inoltre, ha aggiunto di non considerare un errore l’invito al presidente russo Vladimir Putin in Alaska. Anche per il premier britannico, occorre «accrescere la pressione» sul Cremlino.
Dalla Russia non arrivano segnali di conciliazione. Putin ha dichiarato che sono «oltre 700.000 i militari russi dispiegati sulla linea del fronte in Ucraina», spiegando ai suoi cittadini che «l’intero settore della difesa è evoluto in modo significativo, le spese militari sono in aumento, ma gli obiettivi sociali rimangono una priorità».
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov continua a coltivare il dialogo con l’America mostrando, però, ostilità verso l’Unione europea. L’accusa è di non volere «che il conflitto» in Ucraina si risolva e di voler «rilanciare la macchina da guerra europea». Esplicita la sua denuncia: «Gli europei non hanno nascosto il fatto di continuare apertamente a dissuadere la leadership statunitense da qualsiasi azione costruttiva nei confronti della Russia nel contesto della crisi ucraina. Vogliono che gli Stati Uniti tornino sulla china scivolosa in cui si trovavano sotto Joe Biden». Paradossalmente gli fanno eco alcune indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, secondo le quali in Europa serpeggiano i malumori intorno a un Trump più disponibile a iniziare una guerra commerciale con India e Cina anziché ad aumentare le pressioni sulla Russia.
Dal fronte europeo, nel frattempo, è atteso un nuovo pacchetto di sanzioni, il diciannovesimo contro il Cremlino, nel corso della riunione convocata oggi a Bruxelles dalla presidenza danese. La Polonia si è spinta oltre firmando un accordo con Kiev di cooperazione antidrone. Ciò significa che un gruppo operativo condurrà programmi di addestramento congiunti e condividerà tecnologie. Intanto in Gran Bretagna, nella contea di Essex, tre persone sono state arrestate con l’accusa di attività di spionaggio a favore della Russia.
Sul campo di battaglia si moltiplicano gli attacchi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha visitato le truppe impegnate sul fronte di Donetsk rivendicando anche le vittorie finora conseguite: «Dall’inizio dell’operazione sono già stati liberati 160 chilometri quadrati e sette insediamenti, e oltre 170 chilometri quadrati e nove insediamenti sono stati ripuliti dagli occupanti».
Nelle ultime ore, in particolare, i droni ucraini hanno colpito due punti strategici russi: una raffineria nella regione della Baschiria, a 1.400 chilometri dal confine, e un tratto ferroviario nella regione di Poltava (oltre ad aver tentato, nella notte tra mercoledì e giovedì, di colpire anche lo stabilimento Lukoil a Volgograd). Secondo le indiscrezioni sarebbero seguiti un incendio in un sito della Gazprom e il ferimento di una persona. In un altro episodio, i servizi segreti russi rivendicano invece di essere riusciti a sventare un attacco a San Pietroburgo contro un dirigente di un’azienda nel settore della difesa.
Non sono mancate le offensive russe. Ieri sono state colpite le infrastrutture ferroviarie nella regione di Poltava e altri punti nel distretto di Myrhorod. Ciò avrebbe causato alcuni ferimenti, incendi, l’interruzione dell’alimentazione elettrica e ritardi dei treni fino a tre ore. Alcuni funzionari ucraini hanno dichiarato al Financial Times che la Russia sta intensificando attacchi di questo genere appositamente per danneggiare l’economia del Paese.
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