- Ammettendo di riconoscere l’Ue solo quando fa i loro interessi, i tedeschi mettono la Bce di fronte a un bivio: o si mette nero su bianco che le istituzioni comunitarie sono al servizio di Berlino, o va rivisto il meccanismo.
- La Corte di Karlsruhe boccia l’acquisto di titoli di Stato della Banca centrale europea e chiede chiarimenti a breve. Se le spiegazioni non saranno convincenti, salta tutto.
- Il ministro nega l’evidenza, l’ex premier fa invece notare i pericoli per l’Italia.
- L’Eurotower annuncia la controffensiva. E ribadisce: le leggi europee sono vincolanti
Lo speciale contiene quattro articoli
A scuola insegnano che l’Unione europea si basa su tre pilastri. La cooperazione in materia penale, la condivisione della politica estera e della sicurezza comune e, il più importante dei tre pilastri, la coesione economica e monetaria. Sul primo, forse quello accessorio, nulla da dire, il secondo è sempre stato traballante (basti pensare alle faide sulla Libia) e ora con il coronavirus ha subito la spallata definitiva. Il terzo è stato accoltellato ieri dalla corte di Karlsruhe. I giudici tedeschi hanno deciso che il Quantitative easing della Banca centrale europea leda, almeno in parte, i principi fondamentali della Bundesbank, del Parlamento e quindi della Costituzione tedesca stessa. La corte ha intimato alla Bce di prendersi tre mesi di tempo per giustificare gli acquisti di titoli pubblici dell’eurozona, sia quelli già effettuati si quelli in canna per le prossime settimane.
Al termine dell’ultimatum, se la Bce non avrà convinto i tedeschi, la Bundesbank sarà di fatto autorizzata a sganciarsi dal programma. Una scelta devastante, non tanto per il Quantitative easing stesso che è in via di esaurimento, ma per le tutte le future strategie di vendita dei titoli in pancia al bilancio della Bce. Ma soprattutto è una scelta che decreterebbe la fine dell’autonomia e del ruolo super partes della Bce.
Se viene meno l’unità e l’autonomia riconosciuta alla Banca centrale, come potrà l’eurozona prendere decisioni in materia valutaria e di debito in grado di garantire tutti i Paesi membri? A quel punto – e qui sta la bomba atomica – la moneta potrà ancora chiamarsi unica? La risposta non dipende da noi ma dai tedeschi. Se decideranno di rompere l’euro sarà una scelta avallata da Angela Merkel. La sentenza di ieri si basa infatti sul principio del Deutschland über alles. La corte dice espressamente di non riconoscere tout court decisioni della corte Ue. Nella loro trasparenza i tedeschi spiegano che riconosceranno le decisioni Ue solo se affini agli interessi tedeschi. Altrimenti le strade dell’Unione si possono separare. Perché non esiste Ue senza euro. E non esiste euro senza una condivisione del debito. La Verità lo spiega da sempre: una moneta si basa sul fisco e sul debito. Se il Paese che traina l’Ue non vuole più accollarsi alcun rischio al di fuori del proprio confine territoriale, come potrà stare in piedi la baracca? Tradotto, alla fine dell’ultimatum si aprono due scenari. Bruxelles e Francoforte potranno accettare anche formalmente la subalternità a Berlino e quindi decideranno di annientare il ruolo della Bce (che dovrà smettere di fare da salvagente ai Paesi più indebitati) per cedere il passo alle leve fiscali. Esattamente come predica la Merkel, a sostenere i debiti pubblici non sarà più l’acquisto di titoli, ma la pressione fiscale e l’uso delle ricchezze private. Basta aste garantite, sì alle super patrimoniali e ai tagli lineari. L’altro scenario è evidentemente la rottura dell’euro.
«In teoria solo la Bundesbank è vincolata da questi requisiti, non la Bce. In pratica, tuttavia, è difficile credere che gli acquisti di obbligazioni continueranno in futuro senza la partecipazione della Banca centrale tedesca», ha commentato a caldo il presidente dell’Istituto per la ricerca economica Ifo, Clemens Faust. «La Corte tedesca ha chiesto a Francoforte di dimostrare che gli acquisti di obbligazioni sono conformi al principio di proporzionalità e che tali acquisti sono giustificati se confrontati con alcuni effetti collaterali come gli oneri per i risparmiatori o l’impatto sui prezzi degli immobili», ha spiegato ancora, concludendo che sarà la Bundesbank a decidere i sommersi e i degni di andare sul mercato dei titoli pubblici. E «ciò limita in particolare la possibilità di acquistare titoli di stato italiani». Per Faust la corte di Karlsruhe condanna l’Italia e lo dice senza giri di parole. Solo i nostri politici e la maggior parte dei media italiani stentano a voler ammettere la portata dell’esplosione. Ieri il sito del Corriere della Sera ha accolto la sentenza con un titolo ottimista: «Si al Qe dalla Germania». Poi è diventato, «Sì ma con riserva» e poi «Con grande riserva». D’altronde ieri Roberto Gualtieri ha detto «Sentenza senza conseguenze» e ci ha ricordato il portavoce di Saddam Hussein che compariva in televisione sostenendo l’imminente sconfitta degli Usa e lo diceva agli abitanti di Baghdad che dalle rispettive finestre vedevano i carri Abrams schiantare la Guardia repubblicana.
Per anni il Pd ha sostenuto che l’adesione all’Europa fosse un atto di fede, un dogma da accettare senza alcuna riserva. Ha sostenuto che l’Ue fosse il migliore dei mondi possibili e che il sovranismo fosse una becera malattia. Adesso che a smontare da dentro l’impalcatura è la Germania e non un Orbán qualsiasi, la prima reazione è rimuovere la realtà. Come faceva in tv il rappresentante del partito di Saddam. Gualtieri ha trascorso tutta la sua vita a credere nel fiscal compat e nella cieca adesione a Bruxelles. Accettare che 20 anni di credo siano stati spazzati via da un minuscolo virus è francamente difficile. Lo capiamo. Ma questo non giustifica il silenzio né l’annichilimento da parte dell’Italia. Trascorsi i tre mesi di ultimatum o accetteremo di far parte dell’Unione tedesca con le conseguenze che comporta (castrazione della Bce e maxi patrimoniale sui conti correnti e sugli immobili) oppure dovremo costruire un fronte comune del Sud o un ponte aereo con gli Stati Uniti. Qualcosa però dovremo fare. Se il governo e il Parlamento sprecano questi tre mesi non avremo alcuna sovranità da invocare.
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