- Ancora missili sulla capitale ucraina, morti e feriti. Donald Trump alza la voce: «È già tardi, ma sto facendo pressing per un accordo. C’è una data di scadenza». Dialoghi in corso sulla centrale di Zaporizhzhia e sui flussi di gas.
- Pur di andare contro il piano di tregua proposto dal leader americano, la sinistra tricolore dimentica le sue ambiguità sull’annessione russa della Crimea nel 2014.
Lo speciale contiene due articoli
Dopo la tregua di 30 ore concessa dal presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, all’Ucraina per la solennità della Pasqua, nella notte tra mercoledì e giovedì Mosca ha lanciato un nuovo attacco con una settantina di missili balistici e circa 150 droni diretto sulle le città di Kiev e Kharkiv. Nei raid sulla capitale i russi dicono di avere preso di mira industrie del settore militare, e secondo una nota diffusa dal ministero della Difesa, i bombardamenti hanno colpito imprese nei settori dell’aviazione, dei missili e dello spazio, dell’ingegneria meccanica e dei veicoli blindati, nonché per la produzione di carburante per missili e polvere da sparo.
I servizi di emergenza e i media ucraini riportano un bilancio complessivo di 12 morti e una novantina di feriti, rinvenuti soprattutto tra le macerie degli edifici distrutti nel distretto di Svjatošyn, il più colpito. Intanto, il sindaco di Kiev, Vitalij Klyčko, ha proclamato per oggi una giornata di lutto nazionale «in memoria delle vittime del massiccio attacco russo, tra i quali sei bambini».
Ma l’attacco russo non è passato sotto silenzio e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha tuonato un duro messaggio di critica al capo del Cremlino tramite un post pubblicato sul suo social network Truth. «Non sono contento degli attacchi russi a Kiev. Non sono necessari e avvengono in un pessimo momento. Vladimir, fermati! Stanno morendo 5.000 soldati a settimana. Facciamo in modo che l’accordo di pace si concluda», sono state le sue parole, seguite dalla convinzione che Putin accoglierà il suo appello a fermare gli attacchi sull’Ucraina. Poi, a margine del ricevimento del premier norvegese Jonas Gahr Støre ha riferito alla stampa: «Credo fortemente che Volodymyr Zelensky e Putin vogliano la pace ma devono venire al tavolo dei negoziati. È passato troppo tempo e ho una mia scadenza tassativa sulla questione, dopo la quale le cose andranno diversamente», ha detto, anche se non ha ancora annunciato la data di tale scadenza. Poi ha affermato: «Ucraina e Russia accetteranno l’accordo, sto facendo una forte pressing».
Intanto, il presidente ucraino è atterrato ieri mattina a Pretoria, in Sudafrica, che quest’anno ospiterà il vertice del G20. La visita di Zelensky nel Paese africano ha l’obiettivo di ribadire la necessità di intensificare gli sforzi diplomatici a livello globale. «Gli attacchi devono essere fermati immediatamente e senza condizioni. Contiamo anche sul sostegno nelle questioni umanitarie, nel ritorno dei nostri prigionieri e dei bambini ucraini rapiti dalla Russia», ha dichiarato al presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, il quale si dichiara «profondamente preoccupato per il perdurare del conflitto in Ucraina, per la morte dei civili, per i danni alle infrastrutture critiche e per il deterioramento della situazione umanitaria», ritenendo che l’unica via per la pace sia la diplomazia. Secondo Zelensky, inoltre, «il massiccio attacco russo è stato un tentativo di fare pressione sull’Ucraina e sugli Stati Uniti». In particolare, il Cremlino «non vuole che l’Ucraina costruisca relazioni normali con i Paesi africani», ma «Kiev non si farà fermare».
Emergono altri dettagli sulla trattativa per la pace. Gli Stati Uniti chiederanno a Mosca di accettare il diritto dell’Ucraina ad avere il proprio esercito e un’industria della difesa nell’ambito dell’accordo di pace. A darne notizia è l’agenzia Bloomberg, che cita fonti secondo le quali l’amministrazione Trump intende anche chiedere alla Russia di restituire la centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Da parte loro, i russi propongono di considerare la ripresa del flusso del loro gas tramite il condotto che attraversa l’Ucraina e che Kiev aveva deciso di interrompere lo scorso primo gennaio, solo come «una questione commerciale», senza smentire la possibilità che l’infrastruttura sia controllata dagli Stati Uniti nel quadro di un accordo per la pace. «Bisogna procedere da questa prospettiva. C’è un venditore di gas, ci sono acquirenti potenziali. E se gli acquirenti dimostrano interesse, se il transito funziona, il venditore sarà pronto a discutere la ripresa. Nessuno nega o respinge nulla», ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, solo poche ore dopo il bombardamento di Kiev, a chi gli chiedeva dei chiarimenti su quanto dichiarato in una intervista al settimanale francese Le Point. Al giornalista che gli aveva chiesto se la cessione agli Stati Uniti del controllo del gasdotto Suzhba sarebbe stata positiva per Mosca, Peskov ha risposto che la questione del transito del gas russo dall’Ucraina non deve essere politicizzata. «Se il nuovo proprietario accetta di firmare un contratto con Gazprom, allora perché no? È una questione prettamente commerciale. Siamo pronti a negoziare sul nostro gas».
Da questo lato della barricata si levano invece le voci della Commissione europea. In particolare è intervenuto l’alto rappresentate per gli Affari esteri della Commissione, Kaja Kallas, che, a Chisinau, in conferenza stampa con la presidente della Moldavia, Maia Sandu, ha affermato: « L’Unione europea è un progetto di pace, è chiaro che vogliamo la pace. La vogliono i moldavi, la vogliono gli ucraini, la vogliono gli europei. Ma la realtà è che Putin sta intensificando gli attacchi e sta rendendo chiaro che non la vuole». «La guerra di Mosca», ha aggiunto, «ha implicazioni dirette per la Moldavia. Dal ricatto energetico alle campagne di disinformazione, fino alle ripetute violazioni dello spazio aereo moldavo, la pressione della Russia è stata persistente. Per questo motivo l’Unione europea continuerà a sostenere la Moldavia nel rafforzamento della sua sicurezza».
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