Arsenali Usa a secco: stop armi a Kiev. Trump punta tutto sul Medio Oriente
Volodymyr Zelensky (
  • Mosca esulta: «Pace più vicina». Zelensky pronto a comprare o affittare le forniture militari. Trump vuol giocare di sponda con Putin sul dossier iraniano e rafforzarsi nell’Indo-pacifico, a scapito di Turchia e Cina.
  • Netanyahu: «Per Hamas è finita». Opposizione pronta a sostenere Bibi se l’ultradestra lo molla. Sparata del ministro israeliano Levin: «È ora di annettere la Cisgiordania».

Lo speciale contiene due articoli.

Washington ha sospeso l’invio di alcuni armamenti a Kiev in attesa di una revisione. Secondo Nbc News, oltre ad alcune decine di missili Patriot, a essere interessati dallo stop sono «migliaia di munizioni Howitzer ad alto esplosivo da 155 millimetri, più di 100 missili Hellfire, oltre 250 sistemi missilistici a guida di precisione noti come Gmlrs e decine tra missili terra-aria Stinger, missili aria-aria Aim e lanciagranate». «Questa decisione è stata presa per mettere al primo posto gli interessi dell’America, in seguito a una revisione del Dipartimento della Difesa del supporto militare e dell’assistenza forniti dal nostro Paese ad altri Paesi in tutto il mondo», ha dichiarato la Casa Bianca.

«Il dipartimento della Difesa continua a offrire al presidente solide opzioni per continuare a fornire aiuti militari all’Ucraina, in linea con il suo obiettivo di porre fine a questa tragica guerra», ha anche dichiarato il sottosegretario alla Difesa americano, Elbridge Colby. «Allo stesso tempo, il Dipartimento sta esaminando e adattando rigorosamente il proprio approccio per raggiungere questo obiettivo, preservando contemporaneamente la prontezza delle forze armate statunitensi per le priorità di difesa dell’amministrazione», ha proseguito.

In particolare, un funzionario statunitense ha riferito alla Cbs che la decisione di sospendere l’invio delle munizioni è dovuta al «timore che le scorte militari statunitensi possano diminuire troppo». «Le munizioni e le altre armi potrebbero essere trattenute fino al completamento della valutazione», hanno fatto sapere altri due funzionari a Nbc News. La stessa testata ha anche riferito che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha dato l’ok alla sospensione dopo aver emesso una direttiva per effettuare una revisione delle scorte di munizioni statunitensi: scorte che si sarebbero drasticamente ridotte, negli ultimi anni, a seguito del sostegno di Washington all’Ucraina e a Israele. D’altronde, già a novembre scorso, il comandante di Usindopacom, Samuel Paparo, aveva lanciato l’allarme contro il progressivo svuotamento degli arsenali: uno svuotamento che, a suo dire, avrebbe indebolito gli Stati Uniti nell’Indo-pacifico.

Come che sia, la sospensione dell’invio dei missili è stata accolta con una certa freddezza dall’Ucraina. Se il ministero della Difesa ucraino ha detto di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale da parte di Washington, quello degli Esteri ha messo comunque le mani avanti, convocando il vicecapo missione dell’ambasciata statunitense a Kiev, John Ginkel. «Qualsiasi ritardo o rallentamento nel sostegno alle capacità di difesa dell’Ucraina non farebbe altro che incoraggiare l’aggressore a proseguire con la guerra e il terrore, anziché cercare la pace», ha inoltre commentato il viceministro degli Esteri ucraino, Mariana Betsa. «Capisco perfettamente che gli Usa debbano sempre assicurarsi che i propri interessi siano tutelati. Ma quando si tratta dell’Ucraina, nel breve termine, l’Ucraina non può fare a meno di tutto il sostegno possibile», ha aggiunto il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Di avviso opposto si è invece mostrata Mosca. «Meno armi verranno inviate a Kiev, prima arriverà la pace», ha dichiarato il Cremlino, che sta intanto intensificando gli attacchi contro l’Ucraina.

Nel frattempo, la Cnn ha riportato che, secondo una valutazione dell’intelligence ucraina, la Corea del Nord sarebbe pronta a triplicare il numero di soldati impegnati a favore di Mosca: in particolare, avrebbe intenzione di inviare altri 30.000 militari sul campo. Dall’altra parte, secondo l’Associated Press, Kiev starebbe cercando di promuovere degli investimenti congiunti con i Paesi europei nel settore della Difesa. «Uno dei temi chiave sarà la produzione di armi: i nostri investimenti congiunti, i progetti congiunti», ha dichiarato martedì Volodymyr Zelensky, che ieri, oltre a discutere con Fattah al Sisi di un possibile polo logistico alimentare in Egitto, è tornato a dirsi disponibile ad «acquistare» o a prendere in prestito difese aeree dagli Stati Uniti.

Come leggere dunque la sospensione dell’invio di munizioni americane dal punto di vista geopolitico? La settimana scorsa, a margine del vertice Nato dell’Aia, Trump non aveva escluso l’eventualità di fornire nuovi sistemi Patriot a Kiev. Non solo. Aveva anche discusso con Zelensky della possibilità di produrre congiuntamente dei droni. Dall’altra parte, il presidente americano sta giocando sotterraneamente di sponda con Mosca sul dossier iraniano. Inoltre, più in generale, uno degli storici obiettivi dell’inquilino della Casa Bianca è quello di cercare di sganciare il più possibile la Russia dalla Cina. Senza poi contare che, per Trump, è attualmente la questione mediorientale a risultare prioritaria.

Tuttavia attenzione. La volontà americana di affrontare il problema delle scorte di munizioni potrebbe anche essere indicatrice di qualcosa di più profondo. Non è detto che la sponda tra Trump e Putin piaccia necessariamente ad alcuni attori, tra cui Ankara e Pechino. Inoltre la situazione politica in seno al regime khomeinista non si è ancora assestata. E tutto potrebbe ancora succedere. Infine, l’interesse di Washington per l’Indo-pacifico sta crescendo. È d’altronde lì che si gioca principalmente la competizione geopolitica con la Cina. Ecco: davanti a queste incognite militarmente imprevedibili, è assai probabile che l’amministrazione Trump non voglia farsi trovare impreparata.

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