Ma tra gender e Fedez, pare non ci sia  spazio per le foibe
Oggi è la giornata dedicata alle vittime dell’odio titino: alla richiesta di celebrarla, Rai e Amadeus balbettano. Simone Cristicchi: «A certi personaggi squallidi concedono 15 minuti».

Le foibe a Sanremo sono la bufera di giornata. La proposta di ricordarle sul palco dell’Ariston coinvolge artisti come Simone Cristicchi, già vincitore del Festival del 2007, politici come il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, vari esponenti di Fratelli d’Italia e il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Il Festival della canzone italiana, ormai assurto a evento politico a 360 gradi, commemori il Giorno del ricordo che, come tutti gli anni, cade oggi, 10 febbraio. Ma quando, nella canonica conferenza stampa, gli riportano la richiesta, Amadeus appare colto di sorpresa. «Ci sono tante ricorrenze nella settimana del Festival», prende tempo. «Noi non possiamo fare tanti momenti di ricordo, su questo tema vedremo cosa fare nella giornata di domani». Risposta interlocutoria. Stasera sapremo quale decisione avrà preso la direzione dello show, dal capo dell’Intrattenimento Rai Stefano Coletta al direttore artistico con i suoi i co-conduttori e il nutrito gruppo di autori. Sarebbe singolare che una manifestazione che fin dalla serata di apertura si è mostrata sensibile all’unità nazionale non trovasse un momento per ricordare le vittime degli eccidi dei partigiani di Tito sul confine giuliano, dalmata e istriano alla fine della Seconda guerra.

La bagarre sulle foibe si sovrappone all’altra polemica di giornata, suscitata dall’esibizione di Fedez contenente attacchi al viceministro delle Infrastrutture Galeazzo Bignami («Se va a Sanremo Rosa Chemical scoppia la lite, forse è meglio il viceministro vestito da Hitler», ha cantato prima di strapparne la foto) e il ministro per le Pari opportunità Eugenia Roccella («Purtroppo l’aborto è un diritto: sì, ma non l’ho detto io, ma un ministro. A volte anche io sparo cazzate ai quattro venti ma non lo faccio a spese dei contribuenti», ha rappato dimenticando che il suo Muschio selvaggio fa flop su una rete Rai). A chiudere rapidamente l’incidente ha pensato Coletta: «A nome della Rai ritengo che la libertà sia un diritto sacrosanto che deve esprimersi attraverso tutte le forme d’arte e i pensieri. Mi dissocio fortemente dagli attacchi personali. Quando l’attacco diventa frontale e personale, non c’è libertà che tenga».

Ieri, il presidente del Senato Ignazio La Russa è andato a inginocchiarsi davanti alla foiba di Basovizza sottolineando che «qui ci sono morti innocenti, persone uccise per motivi di ideologia o più semplicemente perché erano italiani». Alla necessità di una memoria condivisa ha fatto cenno anche il candidato segretario del Pd Stefano Bonaccini. Il ministro Sangiuliano si è rivolto invece direttamente agli organizzatori della kermesse premettendo il massimo rispetto dell’autonomia dell’arte e degli artisti. «Ma da cittadino, prima che da ministro, credo sarebbe un gesto importante che il Festival di Sanremo dedicasse un momento proprio al Giorno del ricordo». I senatori di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, Roberto Menia e Andrea De Priamo hanno scritto un appello: «Il Festival ormai costituisce una vetrina per il lancio di messaggi di ogni tipo. Sarebbe pertanto auspicabile quanto doveroso se nella kermesse vista da milioni di italiani fosse ricordata questa drammatica pagina della nostra storia nazionale per troppo tempo censurata. Sarebbe anche un modo», si legge nella nota, «per ricordare i grandi artisti giuliani-dalmati, attori e cantanti, come Laura Antonelli, Gianni Garko, Wilma Goich, Alida Valli, Sergio Endrigo, anche loro esuli che scelsero per amore dell’Italia di rimanere liberi ed italiani».

C’è anche una motivazione artistica per ricordare quella tragica pagina di storia. Se l’invito della politica può scaldare poco l’emotività degli organizzatori del Festival, la richiesta di un artista e cantautore come Simone Cristicchi, che all’Ariston trionfò nel 2007 con Ti regalerò una rosa, potrebbe smuovere le ultime resistenze. «Non credo che sarebbe un problema dare venti secondi di tempo al Festival di Sanremo, visto che si danno 15 minuti a certi personaggi squallidi. Ogni volta sembra quasi di dover chiedere l’elemosina per parlare delle foibe. La questione è comunque delicata e va posta a chi dirige il “baraccone” del Festival. Uno spazio di decine di milioni di spettatori potrebbe essere utile. Dipende da chi sceglie e anche da chi sceglie di non dirlo», ha osservato l’autore e protagonista di Magazzino 18, lo spettacolo ispirato alla tragedia ora riproposto a Trieste nel decennale dell’esordio. «Oggi restano sacche di resistenza a questi argomenti. Il mio spettacolo per la prima volta è andato in scena il 23 ottobre 2013 e fuori c’erano le camionette della polizia e dei carabinieri. Per tre anni sono stato presidiato dalle forze dell’ordine che ringrazio, perché antagonisti e centri sociali pensavano che stessi revisionando la storia. Era in ballo la mia incolumità, ma anche quella degli spettatori. Non si sa niente, purtroppo è una realtà che può avvenire».

Non resta che attendere stasera per capire cos’hanno deciso direttori e autori del Festival. Sarebbe curioso che tra i vari anniversari e interventi di sensibilizzazione per cause sociali e contro discriminazioni di varie minoranze, non si trovasse spazio per quella che riguarda i nostri connazionali trucidati dai partigiani comunisti jugoslavi. «Amadeus puoi farcela», ha voluto incoraggiarlo Massimo Ruspandini, vicecapogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia.

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