«La vita è un diritto inviolabile e indisponibile». L’architrave rimane solida, a sostenere la costruzione della legge sul fine vita. Attorno ad essa la maggioranza di governo intende realizzare un provvedimento che superi le sentenze della Corte Costituzionale, trasformate in foglie di fico dalla sinistra radicale per far passare – dalla porta delle regioni in ordine sparso – l’eutanasia oggi proibita dalla legge, con il supporto del servizio sanitario nazionale. Ora su un tema etico di enorme portata scende in campo il parlamento.
Lo conferma il testo elaborato dal comitato ristretto delle commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato e firmato da Ignazio Zullo (Fdi) e Pierantonio Zanettin (Forza Italia), che contiene i quattro criteri indicati dalla Consulta (può accedere al trattamento chi è capace di autodeterminarsi, è affetto da una patologia irreversibile, è provato da sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili, è dipendente da trattamenti di sostegno vitale) ai quali si aggiunge un pilastro fondamentale: la non punibilità del suicidio assistito esclusivamente se il paziente è già inserito nel percorso delle cure palliative. Un paletto ritenuto indispensabile, l’accompagnamento della persona che soffre, come da indicazione del mondo politico cattolico e come auspicato dalla Chiesa.
«Abbiamo presentato questo schema preliminare sul fine vita» spiega il senatore Zullo, «per affermare due principi cardine: il primo che la vita è un diritto inviolabile e indisponibile, il secondo è l’eccezionalità del ricorso al suicidio assistito. L’inserimento nel percorso di cure palliative è condizione imprescindibile e potrebbe azzerare le richieste di aiuto a morire. La ratio è semplice: se decido di porre fine alla vita, lo posso fare dopo aver esperito tutti i tentativi per lenire sofferenze fisiche e psicologiche. E se questo non avviene, c’è una lesione del diritto di inviolabilità della vita». Per il senatore Zanettin un confronto preliminare e ampio è indispensabile «perché si tratta di una legge destinata a spaccare il parlamento, su cui dovrebbe essere garantita la libertà di coscienza».
La previsione di fibrillazioni è realistica perché nella maggioranza non c’è compattezza. La sensibilità della Lega è diversa da quella degli alleati. Ieri Matteo Salvini ha ribadito la sua contrarietà a trasformare la legge in un obiettivo politico. «Qualcuno usa per motivi ideologici o politici un tema delicato e personale come il fine vita, che è ambito di scelta della coscienza e della famiglia. Non può essere merce di cambio o tema di contrasto politico perché un conto è il partito, un altro è la dignità della persona, l’accompagnamento, la cura, l’affetto, la fede. Il partito si deve fermare un metro prima rispetto a una scelta che è fondamentale».
Di fatto conferma la posizione della Lega, che anche in Regione Lombardia ha mosso un passo di lato rispetto all’argomento. Dopo il primo caso di suicidio medicalmente assistito autorizzato dalla Sanità lombarda (e la polemica con l’assessore al Welfare Guido Bertolaso), martedì prossimo il governatore lombardo Attilio Fontana andrà in Consiglio a rispondere all’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia. Un atto che contribuisce a riscaldare gli animi perché, come spiegano alcuni esponenti di Fdi, «un conto è aprire un dibattito con un singolo assessore, peraltro tecnico, e ben altro è andare pubblicamente al contraddittorio con il presidente della giunta regionale».
Fatte salve le sensibilità, se il problema è superare le sentenze della Consulta che lasciano spazio alle incursioni dei Marco Cappato boys e alle iniziative dadaiste delle regioni, una legge del parlamento è necessaria. In quest’ottica, la proposta di Fdi e di Forza Italia potrebbe trovare il favore di una parte del Pd. Il senatore Alfredo Bazoli, che nel 2022 aveva depositato una proposta non dissimile, prende atto che «questo è un buon punto di partenza che recepisce le indicazioni della Corte Costituzionale ed entro luglio potrebbe arrivare in Aula. Tra l’altro, se la Consulta riconoscesse la legittimità delle leggi regionali il parlamento rischierebbe di essere tagliato fuori. Perciò considero questo inizio incoraggiante».
Era prevedibile che la bozza non piacesse affatto alla sinistra radicale; il riferimento alle cure palliative è di fatto un argine ai tentativi di ulteriori scorciatoie verso l’eutanasia più disumana. Riccardo Magi, segretario e pasdaran di +Europa, si trincera dietro al materialismo progressista: «Parlare di inviolabilità e di indisponibilità della vita è un’enunciazione ideologica, allora sarebbe meglio non avere alcuna legge». Per continuare a pascolare nella terra di nessuno dei cavilli travestiti da buona morte.
Per motivi diametralmente opposti, la proposta vede la contrarietà anche dell’associazione Pro Vita & Famiglia. Il presidente Antonio Brandi sottolinea che «è pericolosa l’apertura di chi, in seno a Fdi, vorrebbe legiferare con l’obiettivo di tentare di conciliare i diversi disegni di legge già depositati anche da forze radicali e di sinistra. Ricordiamo che la Consulta ha escluso un diritto a chiedere la morte. Affermare che un’azione non sia punibile, non significa riconoscere un diritto a ottenerla. Tentare di legiferare significa avviarsi su un piano inclinato devastante che porterebbe l’Italia sullo stesso livello di Canada, Olanda e Svizzera». Siamo solo al primo passo e il terreno è già minato.
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