Il «complotto russo» dura solo una notte. Commentatori in tilt sul voto in Moldavia
Maia Sandu, presidente della Moldavia (Getty)
  • Finché sembrava che stesse vincendo il no all’Unione europea, era «allarme brogli». Col ribaltone è «trionfo della democrazia».
  • Alle presidenziali vince la candidata filo occidentale, referendum deciso per pochi «sì».

Lo speciale contiene due articoli

Certo che questi russi sono proprio delle pippe. Manco riescono più a condizionare un referendum in Moldavia. Abbiamo passato un’intera notte a frignare contro le «interferenze di Vladimir Putin», il «pressing di Mosca», «l’attacco senza precedenti», le «forze straniere ostili che hanno investito decine di milioni di euro», i «gruppi criminali che cercano di ingannare le persone» e, ovviamente, la «democrazia in pericolo». Ore e ore a passare in rassegna tutti i movimenti sospetti, compreso un elettore (cito testualmente Repubblica) che «a Varnita si è persino rivolto, arrabbiato a un membro della commissione scambiandolo per un corruttore» (che avesse bevuto troppo?) e una «Volkswagen Sharan che ha accompagnato elettori al seggio per tutto il giorno» (chiaro comportamento antidemocratico: come si permette di portare elettori al seggio?). Un fiume di parole dette e scritte nel tentativo di giustificare la sconfitta del «no» al referendum per l’ingresso della Moldavia nell’Ue, che fino a domenica sera sembrava probabile. Tutta fatica sprecata: alle prime luci dell’alba si è scoperto che avevano vinto i «sì». E allora uno potrebbe pensare: non è che le interferenze illecite erano quelle dell’Europa? Non è che il pressing fuori luogo era quello di Bruxelles? Macché. Se anche fosse, non si può dire. Perché l’ordine di scuderia è chiaro: le elezioni sono democratiche solo se le vince la Ue. Altrimenti sono frodi. E interferenze russe.

In fondo al referendum della Moldavia si è ripetuto quello che va in scena ormai in tutte le elezioni: o vincono loro o perde la democrazia. In Europa ormai si è affermato questo concetto già reso celebre da Bertolt Brecht: il comitato ha deciso, e poiché il popolo non è d’accordo, si cambi il popolo. In Moldavia, per fortuna, non è ancora necessario cambiare il popolo dal momento che il sì all’Europa ha vinto in extremis, disperdendo in un batter d’occhio l’«allarme frodi», l’«attacco senza precedenti» e persino «le forze straniere ostile che hanno investito decine di milioni di euro» oltre che «i gruppi criminali che cercano di ingannare le persone». Quell’elettore di Varnita che gridava contro un membro della commissione scambiandolo per un corruttore è tornato a essere quel che probabilmente era, e cioè un ubriaco al seggio. E alla fine si scoprirà che persino la Volskwagen Sharan che portava gli elettori alle urne era guidata da un boy scout servizievole e non da un pericoloso agente dei servizi segreti putiniani. Alla fine, se proprio dobbiamo essere sinceri, siamo quasi sollevati: ci dispiace per i poveri moldavi che fanno un passo avanti verso l’ingresso nell’Unione europea, poveretti, come se non avessero già abbastanza problemi per conto loro. Ma per lo meno nessuno ci sfracasserà gli zebedei nelle prossime settimane con le elezioni truccate, il voto inquinato e le interferenze russe sulla democrazia europea. Non avremmo retto.

Anche se, confesso, a volte è divertente vederli all’opera, come in questo caso. In Moldavia, per dire, si votava nello stesso momento, oltre che per il referendum (puramente consultivo) sull’ingresso nell’Ue, anche per la rielezione del presidente. Alle presidenziali era ricandidata l’uscente Maia Sandu, filo Ue e nemica della Russia. Ebbene: è risultata prima fra gli undici candidati, con il 41,9 per cento dei voti, quasi il doppio del secondo arrivato, che andrà al ballottaggio con lei. Ora qualcuno riesce a spiegare perché l’«attacco senza precedenti» alle elezioni avrebbe preso di mira soltanto il referendum pro Ue e non la contemporanea elezione del presidente pro Ue? Qualcuno sa dirmi perché questi terribili russi, criminali agguerriti e pieni di soldi, abbiano cercato con tanto sforzo di inquinare il voto referendario che ha solo valore simbolico e non abbiano invece inquinato il voto presidenziale che ha effetti reali? Non è dato sapere. Però fa ridere che l’intera stampa internazionale cerchi di spiegarci, in modo molto serio, che è andata proprio così.

Anche se avessero ragione loro, però, possiamo stare tranquilli: è evidente, nel caso, che questi terribili russi non sono così terribili perché si sono evidentemente rincoglioniti. E la dimostrazione si è avuta nelle ore successive quando si è visto che nonostante abbiano concentrato tutti i loro sforzi soltanto sul (pressoché inutile) referendum, muovendo milioni di euro, agenti segreti e Volkswagen Sharan, non sono riusciti nemmeno a far vincere il «no». Al che noi cominciamo a pensare che questi «attacchi senza precedenti» non siano poi così temibili. E che continuare a ripetere, come fa l’informazione mainstream, che i russi influenzano tutte le elezioni in giro per l’Europa, e che sostengono i sovranisti, i populisti, le destre, gli agricoltori, i no vax, i pacifisti e tutti quelli che si oppongono alle follie di Bruxelles, in realtà è solo un modo per cercare di nascondere la tragica realtà: questa Ue, così com’è oggi, è respingente. L’hanno capito (a metà) persino in Moldavia. Ma ovviamente questo io lo sto scrivendo sotto il pressing di Mosca. Infatti sono arrivato al computer su una Volkswagen Sharan.


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