- Oggi il blocco degli intransigenti di Visegrad si riunisce con l’Austria. Domenica, invece, prevertice in vista del Consiglio del 28. La lista dei partecipanti si allunga e Juncker va in confusione: «L’ho voluto io, anzi no».
- E il governo non arretra: senza blocchi ai confini Ue a rischio i soldi all’Unione. Linea dura concordata tra Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Luigi Di Maio e il capo della polizia Franco Gabrielli. Il premier: «Mai più soli di fronte agli arrivi». Ed è pronto a disertare la riunione.
- L’apertura alla Francia ha peggiorato la frattura della cancelliera Angela Merkel con la Csu, da sempre contraria a condividere i rischi con i Paesi del Sud. Convocato comitato di emergenza della coalizione.
Lo speciale contiene tre articoli
È bastato alzare la voce per mandare in tilt l’Europa. È bastato tenere il punto sulla nave Aquarius per mettere il moloch di Bruxelles di fronte alle sue responsabilità. È bastato mostrare un minimo di fermezza per costringere i burosauri dell’Unione Europa a darsi una mossa, anzi due.
Ieri, infatti, sono stati convocati ben due vertici informali con all’ordine del giorno l’immigrazione. Al primo, in programma per domenica prossima a Bruxelles, convocato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, parteciperanno Italia, Grecia, Spagna, Malta, Germania, Francia, Bulgaria, Austria, Olanda e Belgio.
Oggi, a Budapest, si riunisce invece il Gruppo Visegrad, formato da Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, alla presenza del cancelliere austriaco Sebastian Kurz. L’Austria, dunque, che dal 1° luglio assumerà la presidenza dell’Unione, partecipa a entrambi i summit. L’obiettivo di questi vertici è definire strategie e proposte in vista del Consiglio europeo del prossimo 29 e 29 giugno, che ha come piatto principale proprio l’immigrazione. La confusione, sotto il cielo europeo, è grande, come dimostra la convulsa giornata di ieri, caratterizzata dalle polemiche e dallo scontro tra Juncker e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.
Alle 12 in punto, la Commissione diffonde una nota ufficiale: «Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker», recita il comunicato, «ha convocato per domenica a Bruxelles una riunione di lavoro informale sui temi della migrazione e dell’asilo durante la quale lavorerà con un gruppo di capi di stato e di governo degli stati membri interessati per trovare soluzioni europee in vista del prossimo Consiglio europeo». Gli stati «invitati» al vertice sono, in quel momento, Italia, Grecia, Spagna, Malta, Germania, Francia, Bulgaria e Austria. L’iniziativa di Juncker è irrituale, le cancellerie europee vanno in fibrillazione. Perché convocare una riunione ristretta a pochi giorni dal Consiglio europeo? Un’ora dopo, alle 13, arriva la notizia del «controvertice» del Gruppo Visegrad. La tensione è altissima. Juncker è costretto a precisare: «Quello di domenica», minimizza il presidente della Commissione, «non è un minisummit, ma una riunione informale di lavoro. Non amo l’idea di presiedere una riunione tra alcuni Stati, ma se qualcuno si rifiuta di farlo, bisogna che ci sia chi si presta a svolgere questo ruolo fondamentale». La staffilata è diretta a Tusk, al quale sarebbe arrivata una richiesta da parte della Germania (sostenuta dalla Francia) di organizzare un incontro sul tema dei cosiddetti «movimenti secondari» degli immigrati, il pomo della discordia tra la Merkel e il suo ministro dell’Interno, Horst Seehofer. Tusk si è rifiutato di acconsentire alla richiesta di Berlino e Parigi. Seehofer è per la linea dura: vuole i respingimenti alla frontiera per gli immigrati, vuole che siano rispediti nel Paese di primo ingresso. Una strategia, discussa anche nell’incontro dell’altro ieri tra Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, che metterebbe in enorme difficoltà i Paesi del Mediterraneo, Italia, Spagna e Grecia su tutti, che si ritroverebbero stretti tra l’incudine degli sbarchi e il martello delle frontiere dei paesi vicini chiuse. «La nostra intenzione», ha detto Macron, «è fare in modo che i migranti che sono registrati nel primo paese della zona Schengen possano essere ripresi il più presto possibile nel paese in cui sono stati registrati». Lo strumento dovrebbero essere «accordi bilaterali o multilaterali».
«Sul dossier migrazione», aggiunge Juncker, «siamo alla mezzanotte meno uno? È già più tardi. Ho convocato l’incontro di domenica prossima per scambiare le idee prima della grande riunione della prossima settimana. Non è per dettare una linea di condotta, perché si tratta di un processo inclusivo, che tuttavia merita preparazione. Se tutti i Paesi avessero seguito nella saggezza le proposte della Commissione sulla revisione del regolamento di Dublino, ora non ci ritroveremmo di fronte ai problemi attuali».
Sull’Europa incombe la fine di Schengen, la reintroduzione delle frontiere tra gli stati. In pratica, la dissoluzione del concetto stesso di Unione Europea, sotto i colpi dell’invasione degli immigrati e degli egoismi di ciascuna nazione. Juncker va in confusione: due ore dopo aver dichiarato di aver convocato il vertice informale di domenica prossima, si smentisce da solo. «Non ho convocato io la riunione», dice Juncker al termine di un incontro con il primo ministro francese Eduard Philippe a Bruxelles, «che si terrà domenica prossima, ma mi tengo pronto a rispondere al desiderio di alcuni di invitare non gli Stati coinvolti, ma quelli interessati. Ho appena sentito il primo ministro belga che vorrebbe partecipare a questa riunione: evidentemente, è il benvenuto». La lista si allunga: oltre al Belgio, al vertice di domenica, si apprende nel tardo pomeriggio, parteciperà anche l’Olanda, ma altre adesioni a questo punto sono prevedibili. Intanto dall’Ungheria arriva una notizia destinata a far discutere: il Parlamento di Budapest ha votato sì alla modifica della Costituzione che prevede una stretta sulle richieste d’asilo e inserisce il divieto di accogliere i migranti economici. Gli attivisti delle Ong «che assistono l’immigrazione illegale» rischiano ora un anno di carcere.
Carlo Tarallo
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >