I socialisti blindano Costa al Consiglio. L’Italia può far bingo con l’Ambiente
Roberto Cingolani (Ansa)
Riunioni decisive per stabilire i vertici europei. Resiste Ursula Von der Leyen, ipotesi Raffele Fitto per il Pnrr e Roberto Cingolani al Green. Giorgia Meloni: propongono nomi senza riflettere sul voto. Mattarella: ampia convergenza nelle scelte.

La seconda dose di Ursula von der Leyen incombe: i leader europei hanno ancora una settimana o poco più per trovare la quadra sul pacchetto di nomine della nuova Commissione europea, e una riconferma della presidente uscente sembra probabile anche se non certa. Il Consiglio europeo del prossimo 27 e 28 giugno scioglierà i nodi, mentre a Bruxelles le riunioni si moltiplicano, con gli eurodeputati che mantengono un filo diretto con i leader dei rispettivi partiti. Per l’Italia, come ormai noto, l’obiettivo è ottenere un commissario che abbia deleghe importanti e che sia anche vicepresidente: i nomi in pole position sono quelli di Raffaele Fitto, se si andrà verso la delega al Pnrr e alla Coesione, materie delle quali il ministro di Fdi si occupa in Italia, o di Roberto Cingolani se al nostro paese toccasse invece l’ambiente. Il pallino è nelle mani della maggioranza uscente, formata da Popolari (Ppe), Socialisti (S&D) e Liberali (Renew), ma ieri i Conservatori (Ecr), dei quali fa parte Fratelli d’Italia, hanno messo a segno un colpo importante: hanno aderito nuovi deputati europei, e così il gruppo, il cui co-presidente è l’europarlamentare di Fdi Nicola Procaccini, è diventato il terzo del Parlamento europeo, sorpassando proprio i Liberali. L’accordo tra Popolari, Socialisti e Liberali, prevede per i cosiddetti top jobs, ovvero le nomine più importanti, questa spartizione: la popolare tedesca Ursula von der Leyen confermata alla guida della Commissione europea; il socialista portoghese António Costa alla guida del Consiglio europeo; la popolare maltese Roberta Metsola confermata alla guida del Parlamento, con l’ipotesi di una staffetta a età legislatura; la liberale estone Kaja Kallas come Alto rappresentante per gli Affari esteri. La stessa Kallas, però si dice «estremamente scettica» sulla possibilità di essere nominata Alto rappresentante. Per il resto, «tutto riconfermato», dice alla Verità una altissima fonte delle istituzioni europee, «nessuna novità. I commissari? Discorso ancora prematuro». Giorgia Meloni, alla festa per i 50 anni del Giornale, fa il punto della situazione: «L’individuazione degli incarichi apicali», argomenta la Meloni, «di solito avviene tenendo conto di quelli che sono i pesi dei gruppi politici. Lì attualmente c’è un tentativo di accordo tra Socialisti, Popolari e Liberali, per cercare di sistemare queste caselle. Non si profila il cambio di passo che era stato immaginato, anche se per onestà intellettuale bisogna dire che è anche frutto del risultato delle elezioni. Le elezioni in Europa hanno dato un segnale di diversificazione, non sufficiente a modificare completamente il quadro, almeno per i Popolari e i Socialisti, i due principali gruppi. Quindi c’è questa fase che attualmente non disegna un cambio di passo. Quello che trovo surreale», aggiunge la Meloni, «l’ho detto nel Consiglio europeo, è che alcuni siano arrivati con proposte di nomi senza nemmeno fare la parte di fare prima una riflessione sull’indicazione che arriva dai cittadini sul cambio di passo in Europa. Credo si tenti di correre perché i protagonisti si rendono conto che può essere un accordo fragile». La maggioranza è a quota 361, Popolari, Socialisti e Liberali contano su 403 seggi, ma Ursula avrebbe bisogno di un sostegno anche da altri gruppi per non rischiare di essere «impallinata» dai franchi tiratori quando dovrà incassare la fiducia dell’Eurocamera: «Credo che gli stessi Popolari», riflette la Meloni, «si rendano conto che continuare a inseguire o seguire le politiche della sinistra di questi anni sarebbe fatale. Il mio ruolo oggi è organizzare un fronte alternativo alla sinistra, dialogare con tutti. Oggi (ieri, ndr) il gruppo dei Conservatori europei che presiedo è diventato il terzo per numero di parlamentari in Europa. Mi sto occupando di questo, dialogando con tutti e aggregando. E penso che qualche sorpresa potrebbe arrivare nel futuro dell’Unione europea sulle maggioranze che si costruiranno sui vari dossier al Parlamento europeo. Comunque vada, tutti sanno il ruolo che spetta all’Italia, che ha il governo più solido di tutti. È un ruolo di massimo rango che intendo rivendicare». Delle nuove sfide che attendono l’Europa parla anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine dell’incontro a Bucarest con il presidente della Romania Klaus Iohannis : «Vorrei evitare che si confondessero piani diversi», sottolinea il capo dello Stato, «io ho parlato, qui come altrove, di velocità riferendomi all’esigenza che l’Unione europea possa affrontare i problemi che si pongono di fronte ad essa, dal clima alla salute, dall’economia alla difesa, in maniera veloce, dandosi meccanismi e processi decisionali veloci. Non ho parlato di velocità nella formazione degli organi dell’Unione, che è un altro capitolo, molto diverso. La velocità di cui parlo è quella che riguarda l’esigenza che l’Unione abbandoni processi decisionali lenti, e invece abbia capacità di decidere tempestivamente. Poiché l’Unione si troverà di fronte a decisioni importanti da assumere», aggiunge Mattarella, «sul piano della politica internazionale, della difesa, dell’economia, della vita sociale, del lavoro, della condizione dei cittadini mi auguro che la soluzione che dà vita ai vertici esprima, garantisca e promuova serenità dei rapporti nell’Unione e non fratture o conflittualità che renderebbero difficile affrontare in maniera adeguata quei problemi così rilevanti e quindi che vi sia una condizione in cui si possa garantire a queste scelte che vengono fatte una convergenza ampia». Il monito del capo dello Stato sembra indirizzato a chi pensa di arroccarsi all’interno di una maggioranza numericamente risicata e politicamente debole.

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