Effetto Ursula sul gas: il prezzo sale
Il discorso inconcludente della von der Leyen agita i mercati. Se Bruxelles non sa usare altre armi a parte i razionamenti, vari incentivi per chi taglia i consumi volontariamente.

Ursula von der Leyen parla e i prezzi del gas salgono. Se è vero, come molti osservatori interessati hanno raccontato, che l’accenno della presidente della Commissione Ue all’introduzione di un price cap sul gas ha fatto scendere i prezzi a fine agosto, deve anche essere vero che il discorso sullo stato dell’Unione di mercoledì ha ottenuto l’effetto contrario. Dopo essere cresciuto del 10% in quel giorno, ieri il prezzo è salito ancora sino a 244 euro/MWh, prima di chiudere a 214 euro/MWh. Ammettendo sia vero che le parole di Bruxelles influiscano sui prezzi del gas, al mercato non deve essere sfuggita la sostanziale assenza di contenuti del verboso panegirico pronunciato da von der Leyen a Strasburgo. Ai fini della risoluzione della crisi energetica non sono state annunciate novità: cassato il tetto al prezzo del gas, l’armamentario della Commissione è ridotto a una tassa straordinaria, una riduzione dei ricavi per le fonti rinnovabili e il razionamento dei consumi. Occasionalismo ed empirismo, tasse e obblighi, annunciati con abbondanza di aggettivi ridondanti, ma senza alcuna soluzione strutturale, del resto ormai fuori portata, con l’equinozio d’autunno in arrivo tra una settimana.

L’insieme dei provvedimenti è depressivo e foriero di una recessione economica. Da qualche parte a Bruxelles probabilmente risuonano ancora le parole di Mario Monti nella celebre intervista alla Cnn del 2013, in cui l’ex premier affermava di stare «effettivamente distruggendo la domanda interna». Le due nuove tasse pagate dai produttori di energia elettrica e gas serviranno a reperire risorse da destinare all’abbassamento del costo medio delle bollette. Ma è il taglio obbligatorio dei consumi elettrici a essere sotto i riflettori, sia per alcuni aspetti tecnici sia per il fatto che si tratta di un obbligo.

La settimana scorsa, il ministro Roberto Cingolani ha presentato il piano per il taglio dei consumi di gas. Sull’energia elettrica, invece, oltre a chiedere un generico risparmio del 10%, la bozza della Commissione recita: «Ciascuno Stato membro riduce il proprio consumo lordo di elettricità durante le ore di punta dei prezzi (peak price hours). […] L’obiettivo di riduzione (5%) è calcolato come differenza tra il consumo di energia elettrica per le ore di punta individuate e il consumo di energia elettrica previsto dai gestori del sistema di trasmissione».

Il tutto, con l’idea di risparmiare 1,2 miliardi di metri cubi di gas a livello europeo, ovvero un’inezia. Se poi l’obiettivo è abbassare i prezzi, è tutto da dimostrare che spostando i consumi in altre ore effettivamente i prezzi si abbassino, potrebbe ben accadere il contrario: se tutti accendono la lavatrice alle 22 che prezzo avremmo in quell’ora, in cui non c’è neppure il fotovoltaico ad abbassare il prezzo marginale? Rispetto agli obiettivi appare davvero una misura marginale e poco sensata. Intanto, notiamo che si parla di ore di picco di prezzo, non di consumo: le due cose spesso coincidono, ma non sempre. Poi, la riduzione del 5% dovrebbe essere esercitata rispetto alla curva dei consumi prevista giornalmente dal gestore di rete (Terna). Quindi, l’esercizio dovrà essere dinamico e andrà effettuato con un adeguato utilizzo delle risorse del bilanciamento elettrico nel mercato dei servizi di dispacciamento (Msd ex ante e Mb, mercato del bilanciamento). Il Msd ex ante consta di sei sottomercati successivi, mentre il bilanciamento viene effettuato in continuo seguendo la curva di consumo. Si tratta di una attività strategica e molto critica, che si svolge dietro le quinte tutti i giorni, istante per istante. Si è parlato in questi giorni della possibilità di utilizzare i cosiddetti contatori «intelligenti» per abbassare la potenza disponibile presso i consumatori, così da ottenere il taglio del picco di domanda. Non si è ben capito chi abbia messo in circolazione questa idea. È qualcosa che si fa, ma di solito la cosa riguarda uno o pochi contatori e per tutt’altri motivi. Andrebbe valutata la fattibilità concreta di un tale contemporaneo abbassamento su decine di milioni di contatori. Soprattutto, andrebbe valutato l’impatto di una simile misura su dispacciamento e bilanciamento. Insomma, per il Mite, che dovrà tradurre in decreto le disposizioni europee, per l’Arera che dovrà dettagliarle tecnicamente e per Terna, che dovrà attuare il bilanciamento, ci sarà molto da fare. Al momento non c’è nulla di concreto e da Commissione e mezzi di informazione è arrivata parecchia confusione. Chiarito che se qualcosa va storto il blackout è dietro l’angolo, è comunque molto probabile che emergano extracosti di sistema, che poi qualcuno dovrà pagare.

A proposito di costi, in leggera auto contraddizione, considerato che sta imponendo un obbligo, il regolamento europeo chiede agli Stati il rispetto delle regole di mercato e fa dunque riferimento al riconoscimento di compensazioni. Ma allora, considerato il vicolo cieco in cui siamo, anziché obbligare ai razionamenti mentre si sovvenzionano i cittadini per le bollette, non avrebbe più senso creare un meccanismo di incentivi concreti per il risparmio volontario?

In cambio della riduzione di consumi potrebbe essere corrisposto un premio, da modulare in funzione degli obiettivi. Senza obblighi, con l’impegno di chi riterrà di farlo, con adeguato riconoscimento. Certo, è più semplice imporre ed obbligare, se si considerano i cittadini alla stregua di meri esecutori di direttive impartite dall’alto.

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