Il risiko bancario italiano vive una delle sue giornate più dense. Al centro della scena resta Monte dei Paschi di Siena, conteso tra il progetto industriale costruito da Intesa Sanpaolo e Unipol e la controffensiva dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che ha tentato di cambiare gli equilibri con le offerte su Banco Bpm e Banca Generali. In questo quadro Carlo Cimbri, presidente di Unipol, ieri ha scelto di rompere il silenzio e, in un’intervista al Sole 24 Ore ha messo sul tavolo la visione del futuro: una nuova grande banca italiana con Mps al centro.
La linea indicata da Cimbri è netta: Monte dei Paschi non sarebbe un semplice pezzo da integrare, ma il perno del nuovo polo bancario. «L’obiettivo? Costruire una grande banca italiana all’interno di un grande conglomerato finanziario con Unipol», spiega il presidente. La scelta di Siena come sede e del marchio Mps come elemento guida viene motivata dalla storia dell’istituto: «È la banca più antica, con una notorietà in tutto il mondo. Per questo, non perché mi è più simpatica rispetto a Bper, sarà capofila». Il messaggio politico-industriale è altrettanto chiaro: difendere il radicamento territoriale senza rinunciare alla crescita dimensionale. «Resterà a Siena perché Rocca Salimbeni è un simbolo da 500 anni, conviene a tutti mantenerlo», afferma Cimbri nell’intervista al quotidiano di Confindustria. Il progetto prevede, secondo il presidente di Unipol, una prima fase basata sulle sinergie tra banca e assicurazione e una seconda fase con l’aggregazione tra Mps e Bper. «Nascerà il secondo polo bancario italiano», dice Cimbri, mettendo insieme due banche commerciali con un forte radicamento locale. Numeri alla mano, il disegno punta a creare un gruppo con dimensioni rilevanti: circa 250 miliardi di attivi, quasi 3.000 filiali, 230 miliardi di depositi, circa 200 miliardi di finanziamenti a imprese e famiglie, oltre 30.000 dipendenti e 8 milioni di clienti. Una banca nazionale con ambizioni europee, destinata secondo Cimbri a diventare un riferimento soprattutto per il mondo delle imprese. «Saremo il primo interlocutore per le imprese», è il messaggio che accompagna il progetto. Sul fronte occupazionale Cimbri prova a rassicurare dipendenti e territori: «Nessun licenziamento», afferma, spiegando però che nei processi di aggregazione saranno possibili razionalizzazioni attraverso accordi sindacali. Il tema della stabilità della governance è uno dei punti centrali della sua argomentazione: secondo il presidente di Unipol, la nuova configurazione servirebbe a chiudere definitivamente la lunga fase travagliata vissuta da Mps dopo il salvataggio pubblico.
Intanto il fronte alternativo resta aperto. Monte dei Paschi ha presentato una complessa strategia difensiva con offerte su Banco Bpm e Banca Generali, dopo l’offensiva di Intesa Sanpaolo. Generali ha dichiarato di essere disponibile a valutare la proposta del gruppo senese, pur precisando che non esiste alcun accordo preventivo. La partita coinvolge anche il governo: il Tesoro ha fatto sapere che non procederà alla vendita della propria quota residua in Mps finché il quadro delle operazioni straordinarie non sarà definito. Cimbri, dal canto suo, rivendica la solidità del proprio disegno: «Noi non facciamo promesse. Facciamo piani industriali e normalmente li realizziamo». La partita resta aperta, ma il messaggio lanciato ieri è che Unipol non vuole essere un semplice investitore finanziario: vuole guidare la nascita di un nuovo protagonista del credito italiano. Il titolo Unipol ieri ha chiuso la sua corsa in rialzo dell’1,24% a 28,47 euro.
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