Guardare oggi la Borsa di Tokyo significa confrontarsi con un mercato che, dopo decenni di immobilismo, ha ritrovato slancio. «Osservare la Borsa di Tokyo è come ascoltare l’inizio di Time dei Pink Floyd: dopo trent’anni di deflazione, la sveglia è improvvisamente suonata e il mercato ha iniziato a correre», spiega Salvatore Gaziano di SoldiExpert Scf. La recente correzione del Nikkei, pari al 9% circa, ha riacceso i timori, ma il quadro di medio periodo resta favorevole: i principali Etf sul mercato nipponico hanno registrato rialzi tra il 18% e il 28%, mentre a tre anni alcune versioni coperte dal cambio hanno superato il 115%.
Per capire cosa stia accadendo, però, non basta guardare al Nikkei 225. «Pochi spiegano che il Nikkei 225, essendo ponderato sul prezzo dei singoli titoli e non sulla loro capitalizzazione, soffre di un’elevatissima concentrazione nel comparto tecnologico e dei semiconduttori», osserva Gaziano. Titoli come Tokyo Electron, Advantest e Tdk hanno un peso rilevante e rendono l’indice sensibile alle prese di beneficio nel settore dei chip. Il Topix, che comprende oltre 1.600 società, restituisce invece un’immagine dell’economia giapponese, dove convivono banche, gruppi industriali e leader globali di nicchia.
La forza del mercato non nasce soltanto dalla speculazione. Negli ultimi anni il Giappone ha avviato una trasformazione della governance societaria. Per decenni molte imprese hanno accumulato liquidità senza impiegarla in modo produttivo, privilegiando la difesa del patrimonio rispetto alla remunerazione degli azionisti. «La svolta recente della Borsa di Tokyo è stata perentoria: le società quotate con un valore di Borsa inferiore al patrimonio netto sono state sollecitate a utilizzare efficientemente il capitale, pena l’esclusione dai listini principali», sottolinea Gaziano. Il risultato è stato un aumento di buyback e dividendi e l’interesse degli investitori internazionali, compreso Warren Buffett.
Restano rischi rilevanti. Il principale riguarda il cambio euro-yen: la debolezza della valuta giapponese ha eroso una parte dei rendimenti ottenuti dagli investitori europei tramite strumenti senza copertura. La scelta tra Etf hedged e unhedged diventa quindi strategica.
A questo si aggiungono la normalizzazione dei tassi, il possibile smobilizzo dello yen carry trade (la pratica che consiste nel prendere a prestito yen a basso costo per investirli in attività più redditizie in altre valute), l’invecchiamento della popolazione e l’elevato debito pubblico. Ma la scarsità di manodopera ha spinto il Paese a diventare un laboratorio avanzato di robotica, automazione e digitalizzazione. Molte imprese giapponesi si sono posizionate a monte delle catene globali del valore, producendo componenti essenziali per semiconduttori, intelligenza artificiale e manifattura di precisione. La correzione recente non cancella quindi la tesi sul Giappone: Tokyo offre opportunità strutturali, ma richiede selezione, diversificazione e una gestione attenta del rischio valutario.
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