Basf, il più grande produttore al mondo, e Brenntag, principale commerciante globale, alle prese con i tagli. Pesano le guerre e i rialzi su materie prime ed energia. Ma la tendenza al ribasso della domanda si è fermata.

I produttori di prodotti chimici e materie plastiche sono fondamentali per una vasta gamma di settori manifatturieri, dall’automotive all’elettronica, dall’edilizia ai beni di consumo. Questa interconnessione rende l’industria chimica un indicatore sensibile delle fluttuazioni economiche globali: il suo andamento riflette rapidamente le tendenze positive o negative dell’economia nel suo complesso. Secondo alcuni analisti, l’industria chimica funge persino da sismografo per l’intera economia mondiale.

Attualmente, le principali aziende chimiche globali stanno affrontando sfide significative, con cali evidenti nel fatturato e nella redditività. In Europa, il settore è dominato da imprese tedesche di dimensioni considerevoli. La crisi ha portato a consistenti ammortamenti e, in molti casi, a risultati finanziari negativi.

Basf, la più grande azienda chimica del mondo, e Brenntag, il principale commerciante globale di prodotti chimici, svolgono ruoli chiave in questo contesto. La debolezza dell’economia globale ha spostato le aspettative di ripresa al 2024, portando molte aziende a ritardare investimenti e adottare misure drastiche per ridurre i costi. Tagli alle assunzioni, riduzione delle scorte, chiusure di stabilimenti e investimenti ridotti sono diventati comuni nel 2023, con Basf che ha avviato un programma di risparmi mirato a ridurre i costi di oltre 300 milioni di euro quest’anno.

L’alto costo delle materie prime e l’inflazione hanno influito sul settore, inclusi i costi energetici, che mantengono una notevole incidenza. Nonostante i recenti cali, i costi energetici rimangono al di sopra dei livelli pre crisi, aggravando ulteriormente la situazione.

«Le prospettive per l’industria chimica in Europa rimangono, insomma, deboli, con la speranza di un miglioramento principalmente incentrata su regioni al di fuori del continente, come Asia e Stati Uniti», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti SoldiExpert Scf. «Nelle ultime relazioni di bilancio Brenntag esprime fiducia nelle attività in Asia, mentre Basf segnala un aumento della domanda in Cina e India. Tuttavia, il clima operativo resta ancora difficile, con l’incertezza legata soprattutto agli sviluppi in Cina e al possibile impatto della guerra in Israele», spiega ancora l’esperto.

Nessuno dei grandi produttori dell’industria di base si aspetta che l’economia mondiale torni a crescere in modo significativo e, soprattutto, in maniera rapida. Ma almeno la forte tendenza al ribasso della domanda sembra essersi fermata.

Di positivo c’è che negli ultimi mesi (e lo si vede anche dagli indici borsistici del settore, in salita di quasi il 10% da inizio anno) è migliorato il clima di fiducia e diverse società quotate nel settore hanno poi raggiunto valutazioni storiche interessanti. L’andamento, poi, di alcune società è stato segnato in questi mesi in Borsa da casi specifici aziendali. Bayer ha subito un forte crollo nelle scorse settimane, raggiungendo il punto più basso degli ultimi dieci anni.

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