Siriano sequestra la figlia a scuola. Era già a processo per rapimento
  • Per la seconda volta Maher Balle ha fatto sparire la bambina, di 11 anni. La piccola era appena rientrata con un’operazione di polizia internazionale. Disperata la madre: l’uomo non avrebbe potuto avvicinarsi.
  • Grazie a un disegno di legge regionale la sola indigenza dei genitori non sarà più sufficiente per l’allontanamento dei figli. Ma la sinistra lancia una petizione contro.

Lo speciale contiene due articoli

La bambina era appena tornata in Italia, il 29 novembre scorso, grazie a una complicata operazione internazionale di polizia ed era stata affidata alla mamma, dopo che nel 2016 il padre l’aveva rapita e tenuta nascosta per quasi tre anni in Siria. Ma venerdì mattina il siriano Maher Balle l’ha portata via nuovamente, prelevandola da scuola a Milano all’insaputa di Mariana Veintimilla, 53 anni, ecuadoriana, da tempo separata dal marito. Nessuno l’ha fermato. Ha approfittato del fatto che era l’ultimo giorno di lezioni prima delle vacanze di Natale e gli alunni avevano l’uscita anticipata di un’ora, particolare di cui la madre non era a conoscenza. Come sia potuto succedere che gli insegnanti abbiano consegnato senza obiezioni la piccola, di 11 anni, a Balle resta un inquietante punto di domanda. Infatti il siriano è sotto processo per sottrazione di minore, per cui doveva essergli perlomeno vietato avvicinarsi alla figlia. Inoltre il padre risulta agli investigatori di indole violenta. Era stato disposto il divieto? E inoltre era stato comunicato al personale dell’istituto scolastico? Domande in attesa di risposta.

Comunque questi sono i fatti, che sembrano ricalcare quanto accaduto tre anni fa: Maher Balle, 42 anni, di religione islamica ma non risulta fondamentalista, alle 13 di venerdì si è presentato nella scuola media in zona Porta Romana, dove la figlia frequenta la prima classe. L’ha presa in consegna come un qualsiasi papà, è uscito senza che nessuno facesse domande e per la seconda volta si è dileguato con lei. Spariti nel nulla, nonostante si stiano passando al setaccio i filmati registrati dalle telecamere del quartiere. Una testimone riferisce di averlo visto con due valigie pronte, come se stessero per partire per un viaggio. Infatti sono scattati i controlli in tutti gli aeroporti e le stazioni, probabile però che l’uomo avesse già pianificato il ritorno a Damasco, magari attraverso diverse tappe all’estero così da far perdere le tracce (forse con documenti falsi). Il suo telefono cellulare, così come quello della bambina, risultano spenti e quindi non rintracciabili. La caccia al rapitore è in corso ma a complicare le operazioni c’è il fatto che le ricerche sono scattate con un’ora di ritardo: secondo quanto raccontato da Veintimilla al Corriere della Sera, lei è arrivata in istituto alle 14, dopo aver chiuso il suo negozio da sarta, e ha scoperto solo ai cancelli che l’ex marito aveva già sottratto la piccola. La donna infatti ignorava che l’orario di uscita «natalizio» fosse stato anticipato di un’ora rispetto a quello «regolare». Quindi alla madre non è restato che avvisare le forze dell’ordine e precipitarsi a Palazzo di Giustizia dal pm Cristian Barilli, titolare del fascicolo, per presentare denuncia.

Questo è il secondo rapimento subito dalla bambina da parte del padre, il primo avvenne tre anni fa il 31 dicembre e sempre alle ore 13. Balle allora sparì con la piccola in Siria dopo averla avvicinata con la scusa di portarla in un parco giochi. Nei tre anni trascorsi a Damasco l’uomo aveva promesso per almeno due volte di rientrare in Italia con la figlia, per poi cambiare idea all’ultimo e rimangiarsi la parola data. In quel periodo Mariana aveva impegnato i suoi risparmi per procurarsi un visto, entrare in Siria e fare ricerche a Damasco e dintorni: «Avanzavo tra palazzi devastati dalla guerra, i cadaveri per le strade», ha raccontato al Corriere, «avevo trovato dove stava, in un villaggio sul mare, ma quando lo raggiunsi, lui era scomparso. E con lui, mia figlia». Questo fino allo scorso 29 novembre, quando l’uomo partito da Damasco, seguito dagli uomini dello Scip (Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol) e dalla Squadra mobile milanese, è atterrato a Malpensa riportando la bambina in Italia.

Fondamentali per il rientro erano stati anche i contatti tra la Procura e il difensore dell’imputato, Francesco Salaroli, per il quale, come stabilito dal giudice, era stato attivato un programma per la messa alla prova. Messa alla prova che è durata solo pochi giorni, perché ha commesso nuovamente lo stesso reato. Ieri la madre ha lanciato un appello all’ex marito dai microfoni del Tgr Lombardia: «Ti prego, riportami mia figlia, le fai un danno». E poi si è rivolta direttamente anche alla bambina: «Torna a casa figlia mia. Ti aspetto. La mamma ha bisogno di te per andare avanti». Chi invece solleva, giustamente, polemiche e dubbi è l’avvocato Angelo Musicco, che assiste la donna in questo difficile momento: «Non sappiamo se l’uomo sia ancora in Italia, lo speriamo. La cosa più assurda è che poteva liberamente vedere sua figlia». Saranno gli accertamenti a stabilire le responsabilità: va verificato se il divieto d’avvicinamento fosse stato già stabilito dai giudici e anche se fossero arrivate comunicazioni alla scuola dal tribunale dei minori. Ma intanto il tempo corre e le speranze di rintracciare Balle si attenuano di ora in ora. «Ho avuto la conferma», spiega ancora l’avvocato Musicco, «che sono state adottate tutte le misure urgenti che si prendono in questi casi, come il blocco delle frontiere e il controllo delle telecamere per vedere se, quando l’ha presa con sé, era da solo o con altri».

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