Contro i ladri spopolano le ronde
Ansa

Forse non verrà dimostrato con precisione matematica, ma che le ronde e il controllo di vicinato diano risultati misurabili in termini di sicurezza è un dato incontrovertibile.

I numeri, però, non vanno cercati nei report ufficiali che registrano i furti già avvenuti, ma piuttosto nel conto di quelli potenziali che, ogni giorno, vengono sventati.

Nella zona della Marca trevigiana, per esempio, di furti in casa che non sono mai stati messi a segno se ne contano più o meno 700 al mese. Tante sono, infatti, le segnalazioni «con riscontro» che arrivano ai gruppi di controllo del vicinato che, nella provincia di Treviso, sono particolarmente attivi e organizzati: 60 squadre in rete tra loro a copertura del territorio, e in particolare dei paesi più piccoli, di solito più sguarniti e difficili da presidiare.

Certo non si tratta di gruppi spontanei, ma di team organizzati, con tanto di autorizzazioni prefettizie, referenti ufficiali, zone precise di attività e codici di comportamento, il tutto – per dirla con un linguaggio progressista che in molti casi è stato lo scotto da pagare per rendere bipartisan queste attività – «finalizzato ad avviare percorsi di collaborazione tra amministrazioni, cittadini e forze dell’ordine per prevenire episodi di piccola e media criminalità».

Nella sostanza si tratta di una necessità fatta virtù: dove non ci sono abbastanza agenti, bisogna avere gli occhi ben aperti e il telefono pronto in mano per dare l’allarme, molte volte provvidenziale come testimoniano le cronache locali.

La Tribuna di Treviso, in un articolo dedicato al tema, racconta per esempio che una settimana fa a Ponte della Priula, frazione di Susegana, una banda è entrata in una villetta forzando una finestra e ha cercato di aprire la cassaforte a colpi di piccone. La casa è stata devastata, ma l’allerta data da un vicino di casa in modo tempestivo ha fatto abbandonare il bottino ai malviventi. A Tezze, frazione di Vazzola, sempre in provincia di Treviso, il proprietario di una abitazione presa di mira, avvertito via chat, è rientrato a casa pensando di mettere in fuga i malviventi. È stato aggredito e scaraventato a terra, ma i ladri sono fuggiti, anche in questo caso a mani vuote.

A Bagnolo di Mella, 12.500 abitati in provincia di Brescia, il controllo di vicinato è talmente attivo che, nei giorni scorsi, è stata sventata persino una truffa ai danni di un anziano alla porta del quale si era presentato un finto carabiniere.

E se probabilmente il record di «Comune più controllato» va proprio a Povegliano, in provincia di Treviso appunto, dove su poco più di 5.000 abitanti operano attivamente oltre seicento cittadini, i gruppi di controllo del vicinato esistono e crescono in quasi tutte le province italiane: da Rovereto dove pochi giorni fa ne sono stati ufficializzati tre appena costituiti che si aggiungono ai quattro già esistenti, fino a Potenza dove quelli attivi in provincia sono saliti in pochi mesi a 48.

E ancora il vicinato esiste a Milano che ha il suo nucleo storico nel Comune di Cerro al Lambro, dove i residenti sono operativi da oltre 10 anni, e che ora punta su sei nuove squadre, a Firenze, dove tre mesi fa è partita la formazione ufficiale dei residenti dei diversi quartieri. E in Emilia Romagna, dove governano con poche eccezioni soprattutto sindaci con targa Pd? Ebbene, nonostante nella regione rossa il tema sicurezza sia tra i tasti più dolorosamente ignorati, le amministrazioni su questo versante risultano attivissime: il controllo di vicinato spopola a Modena dove si contano oltre 90 sezioni, ​Reggio Emilia, Parma, Piacenza e su tutta la costa da Ravenna fino a Rimini, compresa Bologna dove però sono stati rinominati «patti di collaborazione per la sicurezza e la vivibilità urbana».

​E fin qui la parte «politicamente corretta». Poi ci sono le «ronde», messe al bando – non solo a livello lessicale – e trasformate in «passeggiate per la sicurezza», erano in voga nel secondo decennio degli anni 2000 come iniziative partecipate organizzate dal centrodestra nelle città a guida Pd. Oggi – dopo un periodo di declino – stanno tornando in pista, perlomeno sotto forma di vigilanza privata, in parallelo al fenomeno maranza.

Lo sanno bene i titolari di stabilimenti balneari nel Ferrarese si sono uniti per fare fronte comune contro gli assalti delle baby gang divenuti una costante della stagione. I proprietari dei lidi hanno infatti deciso di tassarsi per finanziare ronde e guardie giurate che pattugliano la spiaggia dopo il calare della sera. «Ogni notte questa operazione costa 136 euro e per tutta la stagione si parla di quasi 6.000 euro a testa», raccontano, chiarendo però che si tratta di una «misura assolutamente necessaria», per evitare danni ben più ingenti.

L’estate 2026 verrà ricordata da molti stabilimenti pubblici come una «stagione blindata». A Lido di Mandello, in provincia di Lecco, dopo diverse risse, la piscina locale si è dotata di vigilantes per controllare i documenti all’ingresso sperando di eliminare i giovanotti più violenti, stessa cosa a Vicenza dove al parco acquatico di via Forlanini il servizio di vigilanza a bordo vasca «anti-maranza» da attivo nel week end è diventato, proprio in questi giorni, quotidiano.

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