- Davanti al disastro scatta il tutti contro tutti. Luigi Di Maio: «È una questione di salute pubblica». Mentre Nicola Zingaretti si esprime come fosse all’opposizione: «Manca una politica sull’immigrazione». Le due anime della maggioranza vanno in direzioni totalmente opposte.
- La stampa di sinistra parla di esecuzioni per chiudere il dibattito sui migranti
Lo speciale contiene due articoli
Dice Luciana Lamorgese che «gestire flussi migratori di questa entità è difficile in tempi normali, ma ora con le problematiche legate alla diffusione del Covid-19 la situazione è diventata davvero molto complessa». Beh, molte grazie, ce n’eravamo accorti. E ci aspettavamo che, dopo mesi, il governo avesse per lo meno elaborato una strategia. Invece, a quanto risulta, il piano consiste nel darsele di santa ragione sulla questione migratoria, concentrandosi sui litigi e dimenticandosi della realtà.
A dare il via allo psicodramma interno alla maggioranza ci ha pensato Luigi Di Maio con un post su Facebook, ricordando che il tema dell’immigrazione «riguarda la nostra sicurezza, la sicurezza di ognuno di noi». Il ministro degli Esteri prosegue con toni ruvidi: «Abbiamo visto morire i nostri cari, i nostri medici, donne, uomini e anche bambini. Abbiamo dovuto seguire regole ferree, ci siamo chiusi in casa, alcuni sono stati separati dalle proprie famiglie per settimane e settimane. […] Tutti, in un modo o nell’altro, ci siamo sacrificati».
Motivo per cui non si può tollerare che i qualcuno (i migranti) «incurante delle regole tutt’ora in vigore, pensi di andarsene in giro senza rispettare l’obbligo della quarantena». Insomma, per Di Maio «è una questione di salute pubblica. Il virus non è scomparso», e «lo Stato ha il dovere di occuparsi di questo genere di problemi». Più che lo Stato, in realtà, dovrebbe essere il governo a gestire la patata bollente. Ma, appunto, è impegnato a litigare.
Sulla questione è intervenuto pure un altro grande genio che risponde al nome di Nicola Zingaretti. Il segretario del Pd, secondo l’Huffington Post, si sarebbe sfogato con i suoi: «Io non ce l’ho con la Lamorgese, il punto è complessivo, non c’è una politica per l’immigrazione. Non c’è niente». Corrisponde al vero, ma toccherebbe anche a lui darsi da fare. E invece si limita alla polemichetta politica: «Quanto sta avvenendo nel Mediterraneo sui flussi migratori era abbastanza prevedibile. Era chiaro da mesi che gli effetti dell’epidemia, anche dal punto di vista economico e sociale, avrebbero posto in forma inedita questo tema. Sono scenari che il governo deve valutare con la più grande attenzione», ha detto ieri Zingaretti. «Ora occorre un impegno straordinario su più fronti: nel campo dell’accoglienza, del collocamento in Europa e in Italia dei flussi, di presenza politica e chiarezza nei confronti dei Paesi di partenza, a cominciare dalla difesa dei diritti umani, dalla ricostruzione della rete di accoglienza in Italia». Sì, era tutto chiaro da mesi. Peccato che siano proprio le posizioni del Pd (o di parte di esso) a impedire ogni soluzione.
Una fetta del partito, di fronte agli sbarchi in costante aumento e al collasso del sistema di accoglienza, non fa altro che chiedere di aprire ulteriormente le frontiere. C’è anche chi, lunedì, ha partecipato a una manifestazione sponsorizzata da Roberto Saviano, Valeria Parrella, Michela Murgia e altri per chiedere di far saltare gli accordi con la Libia. I giornali d’area continuano ad attaccare il governo sull’argomento, come dimostra l’apertura di Repubblica di ieri, secondo cui la Guardia costiera italiana, d’accordo con Malta, non soccorrerebbe i migranti aspettando l’intervento dei libici.
Sul punto è stato particolarmente duro il dem Matteo Orfini: «Quello che sta accadendo in questi giorni dimostra il fallimento di una strategia di gestione dei flussi migratori concepita dal governo Gentiloni con Marco Minniti ministro dell’Interno e proseguita con il Conte 1 e il Conte 2», ha detto Orfini. «Era abbastanza prevedibile l’aumento, d’estate, del numero degli sbarchi. Ma di fronte a numeri non enormi e tutto sommato gestibili, ci troviamo non attrezzati».
Il quadro è chiarissimo: da una parte Di Maio che invoca maggiori controlli, dall’altro l’ala sinistra del Pd che chiede più accoglienza e spara a zero sulla Lamorgese. In mezzo Zingaretti secondo cui «tutto era prevedibile», ma che ha ritenuto opportuno non fare un tubo. Vogliono cambiare i decreti sicurezza per «prendere le distanze» da Salvini, ma non hanno la più pallida idea di come gestire i flussi in aumento. Proseguono a bisticciare, ad accusarsi a vicenda di essere più o meno irresponsabili, e intanto la situazione fa peggiorando di giorno in giorno.
Solo su un punto sono tutti concordi: il caso «si poteva prevedere». Bravi: significa che lo avevate previsto e avete scelto di non arginarlo. Applausi.
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