- L’attivista Carola Rackete verrà interrogata il 9 luglio, fino ad allora starà «nascosta» in Italia. Intanto il Csm attacca il vicepremier.
- Finora il gip Alessandra Vella aveva gestito piccoli casi di cronaca.
Lo speciale contiene due articoli.
La scarcerazione di Carola Rackete decisa dal gip di Agrigento, Alessandra Vella, e il «no» della Procura all’espulsione dall’Italia, scatenano l’ira funesta di Matteo Salvini. Il leader della Lega gioca la sua partita contro quella che definisce una «sentenza politica» su un terreno molto favorevole, considerato che questa vicenda cade in pieno scandalo Csm. Il ministro dell’Interno lo sa bene e con astuzia affonda i colpi, sapendo di provocare reazioni indignate, alle quali immediatamente risponde mettendo il dito nella piaga.
La Rackete ora si trova in una località segreta. Ieri mattina la Procura di Agrigento ha negato il nulla osta all’espulsione dall’Italia della comandante della Sea Watch 3 fino al 9 luglio prossimo, giorno in cui sarà interrogata dai pm agrigentini che l’hanno iscritta nel registro degli indagati anche per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La scarcerazione decisa dal gip riguarda invece il procedimento per le ipotesi di reato di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate. Il provvedimento di allontanamento emesso dal prefetto di Agrigento, Dario Caputo, dovrà essere convalidato dalla sezione specializzata del Tribunale civile di Palermo, ma non sarà comunque eseguibile fino a quando non arriverà l’ok della Procura guidata da Luigi Patronaggio, che sta inoltre valutando se ricorrere contro la scarcerazione decisa dal gip.
«Sono sollevata dalla decisione del giudice», ha detto ieri Carola Rackete, «che considero una grande vittoria della solidarietà verso tutti i migranti, contro la criminalizzazione di chi vuole aiutarli». «Mi ha chiesto se era il caso di migrare in Australia a occuparsi di albatros», ha raccontato Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, che ha aggiunto: «Carola è in Italia, ma non è detto che ci resterà. Rimane per il momento coinvolta in due indagini. Per lei abbiamo dovuto mettere a punto un piano per proteggerla dalla stampa, non per nasconderla, ma per consentirle di avere del tempo per riposare e per preparare la sua deposizione del 9 luglio. È libera di andare in Germania se vuole, ma non deve farlo».
Salvini da parte sua batte il ferro finché è caldo: «C’è una giustizia», azzanna il ministro dell’Interno, «che in queste ore ci deve spiegare se possiamo quanto meno mettere su un aereo direzione Berlino questa signorina o se la dobbiamo vedere fare shopping a Santa Margherita Ligure o a Portofino in attesa di attentare alla vita di altri finanzieri. Siamo d’accordo con Carola Rackete, che starebbe pensando di andare in Australia per occuparsi di albatros. Sono pronto a pagarle il biglietto di sola andata. È veramente una sentenza scandalosa. Urge riformare la giustizia, selezionare e promuovere chi la amministra in Italia e cambiare i criteri di assunzione. Nessuno mi toglie dalla testa», incalza Salvini, «che quella di Agrigento sia una sentenza politica. La liberazione di una criminale che in questo momento è libera di mangiare spaghetti aglio, olio e peperoncino e girare per l’Italia. Conto sulla buona fede e il buon lavoro di migliaia di giudici che non vogliono fare politica e pensano che la legge sia uguale per tutti».
Il vicepremier leghista attacca il gip Vella: «Togliti la toga», dice Salvini, «e candidati con la sinistra. È una bella responsabilità quella che questo giudice si è presa. Secondo me è follia, non è indipendenza della magistratura, ma follia». Puntuali come una nave di una Ong in estate, arriva la presa di posizione contro Salvini del Consiglio superiore della magistratura. I membri togati del Csm chiedono l’apertura di una pratica a tutela del gip Vella e condannano «i commenti sprezzanti verso una decisione giudiziaria, che rischiano di alimentare un clima di odio e di avversione, come dimostrato dai numerosi post contenenti insulti e minacce nei confronti del gip di Agrigento pubblicati nelle ultime ore».
Salvini non aspettava altro: «Non entro in casa altrui», risponde il ministro dell’Interno a chi gli chiede di commentare la presa di posizione dei togati del Csm, «però con quello che stiamo leggendo sulle spartizioni di poltrone e Procure a cura di qualche magistrato, penso che siano gli ultimi che possano dare lezioni di morale a chiunque. Sentire che Salvini è il problema di questo Paese, mi sembra veramente folle».
A far innervosire ancora di più Salvini, arriva la bacchettata del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «Si può essere o non essere d’accordo con una decisione», avverte il grillino Bonafede, «ma non si dovrebbe mai arrivare ad attaccare il singolo magistrato parlando di togliersi o non togliersi la toga, di candidarsi in politica o no». «È una chiara sentenza politica», risponde a stretto giro Salvini, «avrò il diritto di denunciarlo? Mettere a rischio la vita di cinque militari italiani non merita il carcere? È una sentenza che a me ha provocato vergogna e rabbia, ognuno dica quello che vuole».
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