• Lavori da 40 milioni eseguiti in parte: nel mirino alcune strutture per l’accoglienza Capaccioli (ad di Asacert, certificazioni): troppe pratiche gestite con superficialità.
  • Per Enea a fine agosto i cantieri che in Italia hanno beneficiato dell’agevolazione fiscale sono 425.351. Nel conto anche le ristrutturazioni da circa un miliardo di 6 castelli.

Lo speciale contiene due articoli

Le casette in legno erano state realizzate nel 1980 per offrire un riparo agli sfollati del terremoto che colpì l’Irpinia. Oltre 40 anni dopo quei prefabbricati sono ancora lì e a qualcuno è venuto in mente, proprio come si faceva con la valanga di fondi che arrivavano in queste zone durante la ricostruzione, di cercare un modo per speculare ancora una volta sul terremoto. Superbonus 110% e Sisma bonus, le disastrose misure pentastellate istituite dal secondo governo di Giuseppe Conte, sembrano essersi subito dimostrate il canale giusto per l’approvvigionamento.

L’epicentro dell’ennesima ipotizzata maxitruffa è a Laviano, poco più di 1.300 abitanti in provincia di Salerno. Qui, stando alle ipotesi della Guardia di finanza, sarebbero stati creati crediti d’imposta in capo a una cooperativa sociale lucana che si occupa di accoglienza dei migranti e alla quale il Comune di Laviano ha affidato in gestione «senza gara», precisano gli inquirenti, le casette del villaggio di proprietà comunale, la Polis Mathera, poi ceduti a una Spa trentina appaltatrice, la Efficient building, che ha fatto da general contractor. In sostanza i crediti maturano nel cassetto fiscale di Polis e, contestualmente, vengono trasferiti (da un consulente di Efficient building) nel cassetto fiscale di Efficient che ha emesso fatture con sconto 100 per cento. Alle due imprese un mese fa sono stati sequestrati 40 milioni di euro (la quota maggiore era detenuta dalla società di Trento). L’accusa è di truffa aggravata. I finanzieri hanno scoperto che i lavori di ristrutturazione sarebbero stati effettuati solo in piccola parte. La prima tranche della ristrutturazione, risulta alla Verità, è stata determinata essenzialmente dalla fornitura di 300 microgeneratori e di 300 sistemi fotovoltaici dei quali, però, nel cantiere non sembra esserci traccia. La Procura, però, negli atti dell’inchiesta menziona solo l’esiguo numero di unità immobiliari realizzate: meno di 20 e, peraltro, allo stato grezzo e senza finestre. E 12 persone, tra le quali in sindaco di Laviano, Oscar Imbriaco, dem che a un certo punto è sembrato strizzare l’occhio al Movimento 5 stelle, sono finite sul registro degli indagati. Il 7 luglio erano scattate le perquisizioni, mentre a fine luglio sono stati disposti i sequestri. Il pm di Salerno Carlo Rinaldi, titolare dell’inchiesta, sospetta che dietro al ripristino delle strutture del villaggio si nasconda in realtà un maxi raggiro per incassare i bonus fiscali. Contestazioni che la coop sociale di Matera, che risulta indagata per un illecito amministrativo, in quanto «non avrebbe adottato modelli organizzativi tali da scongiurare i presunti illeciti», respinge. Ed è partito lo scaricabarile. Polis Mathera, non sarebbe riuscita a ottenere la documentazione delle attività svolte e asseverate dalla Spa trentina, e «ha formalmente chiesto all’Agenzia delle entrate di annullare i crediti fiscali derivanti dalle attività previste nel cantiere e ha revocato, in danno, il contratto» con la società trentina. Ma era ormai tardi. La Procura aveva già disposto perquisizioni e sequestri. La coop si sente addirittura parte offesa e annuncia di voler chiedere «il risarcimento del danno». Validazioni a parte, però, c’è un altro aspetto da approfondire: la Procura ha contezza dello strano giro di «consulenze» che ruota attorno all’operazione, tanto da definirle «fittizie». Negli atti dell’indagine al momento pubblici, però, non compaiono i nomi dei consulenti (ma potrebbero essere stati iscritti in un procedimento connesso). Non sembra inoltre essere stata ancora approfondita la struttura societaria che ha governato l’intera operazione. Stando a quanto risulta alla Verità, la Spa trentina, con capitale sociale da 1 milione di euro, è controllata da una società da 20.000 euro di capitale sociale, che a sua volta è controllata da un’altra società che di capitale sociale ha solo 700 euro. I trentini, per difendersi, hanno usato come paravento le «asseverazioni tecniche eseguite da specialisti del settore», da un «commercialista abilitato» e da «comfort letter di primarie società di revisione». Fabrizio Capaccioli, amministratore delegato di Asacert assessment e certification, sentito dalla Verità in qualità di esperto, ha spiegato: «Sono testimone di una crescita esponenziale di situazioni gestite quantomeno con superficialità, al peggio con irregolarità. Le progettazioni e le realizzazioni sono sempre più rapide e si finisce per trascurare dettagli che sono strategici per la qualità e la durabilità dell’opera. Un modus operandi che, soprattutto sul fronte dell’attenzione prestata alla qualità dei materiali utilizzati e alle necessarie procedure di verifica, ha di certo livellato pericolosamente verso il basso la qualità del risultato finale». L’esperto introduce un tema nuovo: «Entro dieci anni le compagnie di assicurazione si troveranno a fronteggiare costi di ripristino importanti e diffusi (l’assicurazione, per esempio, non copre i difetti di prodotto) per porre rimedio alle situazioni che matureranno». Una situazione scongiurabile «se si fosse previsto», sostiene Capaccioli, «il coinvolgimento di società di ispezione accreditate, di risk manager e di protocolli di certificazione».

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