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2026-06-21
Il giallo dei contratti sugli eventi: il Comune si è scelto gli artisti?
Il sindaco di Genova Silvia Salis e il cantante Olly
Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.
La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.
polemiche
Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».
Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.
scintille
La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.
Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina?
veglione
Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.
Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».
La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
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Da mesi la Lega chiede, senza risposta, alla sindaca se durante la gara abbia incontrato i vincitori: sono gli stessi che hanno ottenuto lo stadio, probabilmente senza pagare, per i tre concerti di Olly.Sul Tricapodanno organizzato a Genova dalla giunta di centrodestra, appena tre giorni dopo la fine della festa, il 4 gennaio 2023, la Procura mandò, in tempo quasi reale, i carabinieri a indagare sugli affidamenti. Le agenzie e i giornali iniziarono immediatamente a diffondere notizie sulle presunte irregolarità dell’appalto frazionato in diverse voci, una soluzione adottata, secondo l’ipotesi investigativa, per stare sotto la soglia per cui è necessario indire una gara. Il Comune scelse la cosiddetta procedura negoziata. Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.polemiche Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.scintille La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina? veglione Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Ciò che ha spinto, fondamentalmente, il tribunale di sorveglianza a intervenire per le suddette condizioni degradanti è consistito nella constatazione dello stato di sovraffollamento. Il tribunale ha accertato che l’uomo è rimasto, secondo quanto riportava ieri QN, per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi troppo angusti e troppo ristretti. Inoltre, come prevede la legge, ha usufruito dello sconto di un giorno in carcere ogni dieci sempre per il medesimo affollamento. In più, riceverà 288 euro a titolo di risarcimento per gli altri 16 giorni di detenzione «degradante».
Non c’è dubbio che il sovraffollamento vada contro il dettato della Costituzione che prevede il carcere come un luogo dove si viva in condizioni di dignità umana e che non sia solo un luogo di pena ma anche di riabilitazione.
Detto questo, il povero pedofilo avrà lo sconto di pena perché la cella è piccola. E la cella dalla quale per anni ha tentato di uscire il minore - non specifichiamo sesso ed età per rispetto - vittima del pedofilo? Quella è stretta o è larga? Noi pensiamo che sia stata una cella strettissima, angusta, angosciante e che, certamente, uscire da quella cella non è stato e non sarà un cammino semplice. Quel minore che risarcimento ha avuto? Non lo sappiamo, ma temiamo nessuno, come l’esperienza ci dice e ci ha insegnato per molti anni. A confronto il pedofilo piglia circa 300 euro che, per carità, sono un nulla, ma si fa un bel po’ meno di carcere perché le condizioni della sua cella, evidentemente, hanno un peso maggiore di quello della cella nella quale ha dovuto convivere quella vittima, che oggi ha più di 20 anni, insieme ai suoi amici e alle sue amiche.
Ora, è ovvio che il problema del sovraffollamento è un problema serio, ma quando senti certe notizie un po’ ti incazzi perché troppe volte assistiamo a trattamenti, in qualche modo, di favore e di risarcimento verso i carnefici e molto meno verso le vittime.
Per non essere manchevoli nell’informazione che volgiamo dare ai nostri lettori, vogliamo riportare alcuni dati pubblicati, non molto tempo fa, da Il Sole 24 Ore. In Quasi l’80% degli istituti penitenziari si superano i limiti di capienza: in alcune strutture (come, ad esempio, Lucca o Milano San Vittore) si superano per il 200-260% i limiti di capienza. Questo, naturalmente, si traduce in celle inadeguate e in spazi vitali ridotti al minimo che violano espressamente i parametri stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo provocando, ovviamente, problemi di disagio psichico e anche gesti estremi come il suicidio. Per non parlare poi del problema delle mamme detenute con bambini per i quali ci sono già delle strutture detentive appositamente studiate perché i bambini non debbano soffrire le conseguenze della pena per le malefatte della madre, ma non bastano, ce ne vogliono di più. La media nazionale del sovraffollamento supera il tasso del 138%.
Queste sono considerazioni che è d’obbligo fare e di cui si parla da troppo, ma si fa poco o niente.
Però il punto è un altro. Non può la considerazione delle condizioni «degradanti» del detenuto essere dirimente qualora quel detenuto non sia provato che, negli anni di detenzione, abbia compiuto un percorso tale che all’uscita del carcere non sia un soggetto ad alta pericolosità sociale. In particolare, nel caso dei pedofili, la malattia permane spesso nonostante il carcere e, quindi, all’uscita da esso, tendono a reiterare gli atti delinquenziali soprattutto su minorenni. Siamo sicuri che questo signore possiamo reimmetterlo nella società civile con la tranquillità di chi sa che si sta reimmettendo qualcuno che è «guarito»? Se quest’uomo è stato condannato vuol dire che quando ha compiuto quell’orrendo reato era capace di intendere e di volere: lo ha fatto deliberatamente sapendo quello che faceva e volontariamente potando a compimento il suo proposito criminale. Il carcere lo ha guarito? Uno potrebbe dire che in questo momento sto facendo un ragionamento contraddittorio ma, secondo me, contraddittorio non è. Perché se è sacrosanto il diritto di vivere in carceri «vivibili» è altrettanto sacrosanto - e ci permettiamo forse anche di più - nutrire il diritto da parte dei minorenni e, in generale di tutti, soprattutto le donne, di non aver paura di essere attaccati e distrutti psicologicamente da un pedofilo o da un maniaco sessuale.
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I rottami del motorino sul quale viaggiava Sofia Barberi, 23 anni, morta a Ceriale dopo lo scontro con una Cinquecento guidata da una neopatentata (Ansa). Nel riquadro il frame tratto dal video girato e pubblicato su Instagram da un ragazzo, in cui viene ripreso il luogo dell'incidente in cui ha perso la vita la 23enne. Scena accompagnata dalle risate del giovane
Nel video, pubblicato in una storia Instagram da un ragazzo marocchino che era a bordo della Fiat 500 coinvolta nello schianto, vengono riprese le conseguenze dell’incidente. Sui due sedili anteriori ci sono due ragazze giovanissime. Su quelli posteriori due giovani marocchini (probabilmente minorenni). Poi, nonostante la consapevolezza che una vita si era spezzata troppo presto e che un’altra era appesa solo a un filo di speranza, arrivano le parole, pronunciate tra le risate, che hanno scatenato rabbia e indignazione: «Porca puttana, addio amica mia, free Noemi. Free Noemi. Ve lo giuro, questa è morta… abbiamo rotto tutto stanotte, bro’. Per un mese niente lavoro fratello, tentato omicidio ci han fatto». I filmati sono finiti rapidamente anche negli uffici investigativi dei carabinieri. Che hanno acquisito anche un secondo video ritenuto di rilievo per le indagini. Perché sembra mostrare alcuni momenti precedenti allo schianto.
La Verità è in possesso anche di un terzo filmato, girato probabilmente dopo le attività in caserma: si vedono i due ragazzi protagonisti anche degli altri due video seduti sul sedile posteriore di un’auto guidata da un ragazzo più grande. Uno dei due ha tra le mani una cartina, poi rollata. Sembrano ancora particolarmente su di giri mentre si riprendono. E alla fine uno dei due dice: «Comandiamo noi». Quando il caso esplode sui social, arriva però una parziale retromarcia. Nel pomeriggio il giovanotto è tornato sui social con un video di scuse: «Ragazzuoli, io chiedo scusa per le storie che ho messo. Non avevo capito la gravità delle cose, sono un coglione. Me ne vergogno. Non pensavo le cose fossero così gravi. Chiedo veramente scusa, una ragazza ha perso la vita e, boh, mi spiace veramente tanto. Scusate veramente per le storie». E ammette: «Ero ubriaco, non capivo la situazione, mi dispiace».
Ma la polemica non si è fermata. Durissimo l’intervento della Croce bianca di Finale Ligure, intervenuta sul luogo dell’incidente: «Vedere qualcuno fare l’idiota sui social» mentre i soccorritori «facevano l’impossibile sull’asfalto, mentre delle famiglie venivano distrutte per sempre da una notizia che nessuno vorrebbe mai ricevere», lascia «senza parole e con un profondo senso di nausea e sdegno». L’incidente si è verificato intorno all’1 per cause che, per prudenza, gli investigatori definiscono come «ancora in fase di accertamento».
Le vittime viaggiavano su una moto. Come i due ragazzi finiti sull’asfalto, all’alba, al confine tra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi, non lontano dalla discoteca Twiga. Da Ceriale alla Versilia, il copione cambia nei dettagli ma non nell’esito: ragazzi giovanissimi e famiglie costrette a fare i conti con una tragedia arrivata all’improvviso. Per un’inversione a «U» di un Suv Range Rover. Lo scooter che arriva sulla corsia opposta e l’impatto. Definitivo. Gabriele Martini, 17 anni, muore sul colpo. Il passeggero, sbalzato anche lui dall’urto, trasportato in elicottero all’ospedale Cisanello di Pisa e ricoverato in gravi condizioni. Dall’altra parte, invece, un buco nero. Perché le tre persone che si trovavano a bordo del Suv con targa svizzera coinvolto nell’incidente dopo la manovra improvvisa (l’inversione di marcia effettuata poco prima dell’impatto) si sono allontanate a piedi e hanno perdere le loro tracce.
Per Gabriele, residente a Viareggio e figlio di un operatore socio-sanitario del Pronto soccorso dell’ospedale Versilia, i soccorritori che hanno tentato a lungo di rianimarlo si sono dovuti arrendere per constatare il decesso. Nel frattempo è scattata la caccia. I carabinieri hanno disposto controlli straordinari sul territorio. Raccolgono testimonianze e analizzano le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Nel pomeriggio arriva la svolta. Il presunto conducente del Suv viene individuato a Forte dei Marmi. Si chiama Luigi Giordano, ha 27 anni, è originario di Catania e risiede a Trezzano sul Naviglio, nel Milanese. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato lui a fermare una volante della polizia e a dire: «Quello di stamattina sono io». Dopo l’interrogatorio è stato portato in ospedale per gli accertamenti tossicologici e alcolemici. Poi gli è stato contestato l’omicidio stradale con l’aggravante della fuga. In auto con lui c’erano due ragazze che sono poi state identificate dai carabinieri.
A Ceriale come in Versilia restano i filmati da analizzare e le indagini sulla dinamica da completare. Ma anche un vuoto che le indagini potranno spiegare, ma non colmare.
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