- Il gesuita James Martin è stato inviato a catechizzare i prelati Intanto si torna a parlare di donne diacono e nuovo catechismo.
- Monsignor Roger Vangheluwe ha confessato degli abusi ma non è stato ridotto allo stato laicale nonostante le richieste inviate in Vaticano.
Lo speciale contiene due articoli.
A lezione di Fiducia Supplicans. Padre James Martin, gesuita progressista americano e uno dei principali promotori del Sinodo, ha avuto da papa Francesco un compito ben preciso: catechizzare i vescovi sul controverso documento attraverso il quale il Pontefice, aiutato dal suo prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, Víctor Manuel Fernández, ha spalancato le porte alla benedizione per gli omosessuali.
La prima tappa di quello che pare essere un vero e proprio tour pedagogico in salsa arcobaleno delle conferenze episcopali è stata l’Irlanda. Dopo le prime anticipazioni lanciate su alcuni siti cattolici, è stato lo stesso padre Martin a confermare la sua missione attraverso il suo profilo social su X: «Sono così grato di essere stato invitato a parlare alla Conferenza episcopale irlandese questa settimana durante il loro incontro annuale presso il santuario di Knock. Il primo giorno abbiamo discusso dell’intervento di Gesù verso coloro che sono ai margini; il secondo giorno, abbiamo riflettuto sul ministero della Chiesa nei confronti delle persone Lgbq», ha scritto il gesuita.
La scelta dell’Irlanda non pare casuale visto che l’Associazione dei preti cattolici irlandesi ha accolto «con calore» Fiducia Supplicans, definendola «un’iniziativa storica che porta un nuovo slancio e una nuova libertà nella ricerca di una risposta più sensibile e umana ai bisogni pastorali urgenti». Dello stesso avviso è stato anche il primate d’Irlanda, l’arcivescovo di Armagh Eamon Martin, che a proposito del documento emanato dall’ex Sant’Uffizio, ha dichiarato: «Le ferite e le angosce vissute dalle persone che si identificano come omosessuali sono state ascoltate molto forte all’interno della Chiesa».
E chi meglio di padre Martin può portare avanti questa opera di evangelizzazione queer? Autore di libri molto diffusi in America, è stato nominato nel 2017 consultore del segretariato per le Comunicazioni, organismo che sovrintende la comunicazione della Santa Sede. Ed è stato anche tra i primi a mettere in pratica le disposizioni contenute in Fidicia Supplicans benedicendo, nell’immediatezza della promulgazione, con tanto di foto diffusa sui social e finita sulle pagine del New York Times, una coppia omosessuale: Damian, un fioraio, e Jason, un giornalista. Per non far sembrare la benedizione un’approvazione della loro unione, che la Chiesa ancora per il momento considera un peccato, padre Martin si è limitato a leggere un passo del Vecchio Testamento, non ha utilizzato una formula canonica di benedizione e non ha indossato paramenti sacri. Insomma, una benedizione da retrobottega. Ma tant’è.
A pochi minuti dalla diffusione di Fiducia Supplicans aveva affidato ai social anche queste parole: «È un importante passo avanti nel ministero della Chiesa verso le persone Lgbtq e riconosce il profondo desiderio di molte coppie cattoliche dello stesso sesso per la presenza di Dio nelle loro relazioni d’amore. Insieme a molti sacerdoti, ora sarò lieto di benedire i miei amici che hanno unioni omosessuali. Ed è un netto cambiamento rispetto alla conclusione “Dio non benedice e non può benedire il peccato”». I profili social del sacerdote voluto da Francesco come docente itinerante traboccano di post che possono essere catalogati tranquillamente turbo progressisti.
Ma ce n’è uno, in particolare, del 27 gennaio, che svela quelle che saranno le prossime aperture (o i prossimi pilastri a cadere, a seconda dei punti di vista) da sottoporre a papa Bergoglio. Riporta padre Martin: «A febbraio, in una riunione del Consiglio sinodale, a Francesco verrà presentato un elenco di temi che richiedono ulteriore riflessione, tra cui le donne diaconi, la formazione dei sacerdoti e le proposte di riforma del catechismo della Chiesa». Le parole sono riprese da un’intervista concessa da Nathalie Becquart, religiosa francese divenuta nel 2021 sottosegretaria alla segreteria generale del Sinodo dei vescovi e ripresa dal sito Religion news, e che certifica come i progressisti si stiano preparando a giocare il secondo tempo del Sinodo: la seconda sessione aprirà a ottobre e in quell’occasione, commenta la Becquart nell’intervista ripostata da padre Martin con entusiasmo, «si dovrà pervenire a un documento finale che dovrà avanzare proposte più specifiche».
Le aspettative sollevate dal processo sinodale e che dovrebbero arrivare sulla scrivania del Pontefice includono: l’ordinazione delle donne; un più ampio coinvolgimento dei laici all’interno della Chiesa; un’apertura ancora maggiore verso i gruppi emarginati, in particolare i migranti e i membri della comunità Lgbtq. Aperture già balenate nei mesi scorsi e rimaste fuori dai documenti finali della prima tranche sinodale che, su queste questioni, contenevano solamente delle tiepide raccomandazioni.
Dopo questo appuntamento, il Santo Padre dovrebbe nominare un pool di esperti e teologi che lavoreranno in stretto contatto con la Curia vaticana per arrivare a una relazione finale da presentare all’apertura della seconda sessione del Sinodo. Insomma, Bergoglio non toglie il piede dell’acceleratore, anzi. E le tappe di riforma del cattolicesimo si stanno facendo sempre più cadenzate.
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