- Nell’agenda del cardinale brasiliano l’elogio dei riti pagani indios. E il Papa conferma: «Meglio le piume del tricorno». Una suora: «In Amazzonia battezziamo e sposiamo».
- Dal Consiglio delle conferenze episcopali del Vecchio continente arriva un invito forte ai fedeli a non lasciarsi abbattere dal laicismo. La risposta proviene da 600.000 francesi in piazza contro la nuova legge sulla bioetica.
Lo speciale contiene due articoli.
Avvio in canoa per il Sinodo panamazzonico che fino al prossimo 27 ottobre terrà impegnati in Vaticano ben 184 padri sinodali. Ieri mattina la grande assemblea ha preso il via dalla basilica di San Pietro con una processione verso l’aula Paolo VI, luogo del lavori, con alla testa del corteo una canoa con tutti i simboli e i prodotti tipici della regione panamazzonica, reti da pesca, cartelli con santi della regione e il Papa che avanzava circondato dagli indios e dai loro canti. Fra la folla anche padre Alex Zanotelli da sempre in prima linea per le cosiddette chiese di base.
Papa Francesco avvia così un altro processo, secondo la sua ripetuta massima che occorre «avviare processi e non occupare spazi». I critici sostengono che questa prassi sia semplicemente un modo per spingere certe novità che non sarebbero sviluppi della dottrina o modi di inculturare il Vangelo, ma forzature che stridono con il deposito della fede. È questa la posizione espressa dai cardinali dubbiosi Raymond Burke e Walter Brandmüller, ma voci critiche si sono sentite anche dal cardinale Gerhard Müller, dal cardinale Robert Sarah e persino dal prefetto della Congregazione dei vescovi, Marc Ouellet. Le controversie che hanno accompagnato il documento di lavoro di questo Sinodo riguardano la questione della possibile ordinazione di uomini sposati di provata fede al sacerdozio, la definizione di una specie di diaconato femminile e, infine, una sorta di ecoteologia indigenista che scavalcherebbe la legittima inculturazione del Vangelo per trasformarsi in una specie di inedito luogo teologico.
Nella linea dell’avviare processi il Papa, aprendo l’assemblea, ha detto che il discusso documento di lavoro, l’Instrumentum laboris, «è un testo martire, destinato a essere distrutto perché è un punto di partenza per ciò che lo Spirito farà in noi». In concreto questo punto di partenza del processo l’ha indicato il relatore generale del sinodo, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, grande elettore di papa Bergoglio e vero padre di questo sinodo amazzonico, il quale nella sua relazione ha dettato l’agenda. Come ha ricordato anche il segretario generale del sinodo, il cardinale Lorenzo Baldisseri, quelli raccolti da Hummes sono i «nuclei generativi», cioè delle idee su cui concentrarsi per trovare le proposte.
Così i «nuclei generativi» espressi da Hummes confermano le attese. Ha subito ricordato, per chi nutrisse ancora qualche dubbio su dove porterà il nuovo processo avviato, che «le comunità indigene hanno chiesto che, pur confermando il grande valore del carisma del celibato nella Chiesa, di fronte all’impellente necessità della maggior parte delle comunità cattoliche in Amazzonia, si apra la strada all’ordinazione sacerdotale degli uomini sposati residenti nelle comunità». Altrettanto chiaro è il riferimento che Hummes ha fatto al gran numero di donne che oggi dirigono le comunità in Amazzonia, per cui «si riconosca questo servizio e si cerchi di consolidarlo con un ministero adatto alle donne dirigenti di comunità». Peraltro, a questo proposito, ha colpito l’intervento di suor Cediel Castillo, missionaria comboniana, che ha ricordato come le donne in Amazzonia oggi facciano «educazione, assistenza sanitaria» e tutto ciò che «una donna può fare: battezzare bambini, celebrare matrimoni e ascoltare confessioni, ma non diamo l’assoluzione».
L’altra grande questione oggetto di critica è quella del ruolo assegnato alla spiritualità e ai riti paganeggianti degli indios che sembrano, invece, essere benedetti sopravvalutando la presenza di «semi di verità». Per questo ha sollevato perplessità il rituale ecologico indigeno andato in onda venerdì scorso nei giardini vaticani, ma il Papa ieri ha fatto una battuta nei confronti di chi guarda con sprezzo certi usi e costumi. «Ieri», ha detto, «sono stato molto triste nel sentire un commento beffardo qui, su quel signore devoto che portava le offerte con le piume in testa, dimmi: qual è la differenza tra indossare piume sulla testa e il tricorno usato da alcuni ufficiali dei nostri dicasteri?».
L’aspetto più politico del sinodo il Papa lo aveva sottolineato, invece, nell’omelia di domenica scorsa dove con una metafora sul fuoco ha distinto tra il «fuoco di Dio», che «è calore che attira e raccoglie in unità», e un altro fuoco, «appiccato da interessi che distruggono, come quello che recentemente ha devastato l’Amazzonia». Ricordando anche che tante «volte c’è stata colonizzazione anziché evangelizzazione!».
Nella linea ecologicamente corretta ieri mattina il cardinale Baldisseri ha ricordato che il sinodo abbatterà le sue emissioni di CO2. Dopo aver calcolato che l’impatto ambientale dei voli aerei dei padri sinodali per arrivare a Roma ha provocato 573.000 emissioni di CO2, si è deciso che il tutto verrà in qualche modo compensato con l’acquisto di titoli di forestazione per il rimboschimento di 50 ettari di foresta nel bacino amazzonico.
È la Chiesa in uscita, come ha ricordato ancora una volta il cardinale Hummes. C’è «bisogno di spalancare le porte, di abbattere le mura che la circondano e di costruire ponti, di uscire e mettersi in cammino nella storia». Dice di «non aver paura del nuovo» il cardinale brasiliano promotore di tutta questa colossale macchina panamazzonica, ma per qualcuno è già tutto scritto, come sarebbe stato anche in altre occasioni (ad esempio per il Sinodo sulla famiglia). Una diceria che verrà misurata nelle prossime settimane di discussioni in aula e lavori nei gruppi linguistici, fino al documento finale che dovrà essere consegnato il 25 ottobre.
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