Adinolfi può aver sbagliato, ma non è il solo
Mario Adinolfi (Ansa)

«Non comprerei da lui un’auto usata», vuol dire che stiamo parlando di qualcuno un po’ troppo disinvolto, sicuramente non adamantino. Il Vangelo di Matteo si apre con una pagina che quasi tutti saltano. È una lunga genealogia.

«Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe…» e così via, fino a Giuseppe, lo sposo di Maria, dal quale Gesù entra nella storia. A prima vista sembra soltanto un elenco di nomi, in realtà è uno dei brani più sconvolgenti del Nuovo Testamento, perché metà di quei nomi non appartengono a uomini irreprensibili.

Se avessi dovuto comprare un’auto usata da molti di loro, probabilmente avrei cambiato concessionario. Giacobbe ruba la benedizione del primogenito a Esaù, e inganna lo zio Labano, Giuda insieme ai propri fratelli vende il fratellastro Giuseppe dopo aver meditato di ucciderlo. Eppure Gesù è chiamato il Leone di Giuda, potente titolo biblico che nasce nel libro della Genesi, quando il patriarca Giacobbe benedisse suo figlio Giuda paragonandolo a un «giovane leone» e profetizzando che da lui sarebbe disceso il Messia. Abramo è il padre della fede. Tre religioni lo riconoscono come proprio patriarca. Si parla perfino di «religioni abramitiche» e di «Accordi di Abramo» come simbolo di riconciliazione.

Eppure la Scrittura non nasconde affatto le sue miserie. Quando si reca in Egitto, e poi presso il re Abimelech, teme di essere ucciso a causa della bellezza di Sara. Così la presenta come sua sorella, lasciando che un altro uomo la desideri e la conduca nella propria casa. Non è esattamente il ritratto dell’eroe senza macchia. Dio gli promette una discendenza, ma il tempo passa, Sara è sterile e ormai anziana. Abramo decide di «aiutare» Dio. Si unisce alla schiava Agar e nasce Ismaele. Poi, quando finalmente Sara concepisce Isacco, Agar e il bambino vengono allontanati nel deserto. Senza l’intervento di Dio sarebbero morti di sete. È una pagina durissima. E la Bibbia non cerca di addolcirla. Poi arriva Davide, il re secondo il cuore di Dio, il poeta dei Salmi, l’uomo che affronta Golia quando tutti gli altri fuggono, lo affronta armato di una fionda e della fede in Dio. Eppure Davide desidera Betsabea, moglie del fedele Uria. Organizza la morte del suo soldato, lo espone in prima linea perché venga ucciso e possa impadronirsi della donna. Un delitto orrendo. La Scrittura non lo censura. Lo racconta. Allora viene spontanea una domanda. Perché Dio continua ad amare Abramo? Perché continua ad amare Davide?

Perché la Bibbia distingue il peccato dal cuore. Abramo e Davide hanno commesso peccati enormi. Non vengono assolti perché i loro peccati vengono perdonati perché hanno amato Dio con tutta la loro anima, hanno riconosciuto la propria colpa, hanno accettato di lasciarsi giudicare da Lui. Dio li preferisce a irreprensibili che non hanno mai combattuto perché non lo hanno mai veramente amato. Gli uomini sono fragili, gli uomini peccano, tutti, anche coloro che amano appassionatamente Dio, anche loro cadono e peccano, come Abramo. Questo non scalfisce la loro grandezza. Oggi impera il perbenismo, la legge isterica del tutto o nulla, se sei colpevole di qualche cosa non sei «uno che ha fatto una mascalzonata», diventi «un mascalzone». La colpevolezza la stabiliscono tre gradi di giudizio: Iene, Report, social. Sui i social, i latrati contro Mario Adinolfi sono addirittura più osceni e barbari del già mostruoso livello solito. Le mascalzonate attribuite a lui potrebbero essere platealmente false. Se anche le accuse fossero vere, è evidente un intento persecutorio enorme. Adinolfi è a casa con il braccialetto elettronico, mentre Valter Lavitola continua indisturbato la sua vita, come continuano indisturbati le loro vite tutti gli autori della dittatura sanitaria. Facciamo l’ipotesi che sia tutto vero. Si tratta di reati infinitamente meno gravi che aver abbandonato nel deserto la propria concubina e il proprio bambino, o aver mandato a morte certa un soldato fedele. Si tratta di reati infinitamente meno gravi che aver imposto agli italiani mascherine inutili e oltretutto taroccate; averle imposte ai ragazzi nelle scuole per anni, semplicemente per arricchire gli amici degli amici; aver fatto perdere il lavoro a chi rifiutava l’inoculazione di farmaci sperimentali dagli effetti molto dubbi ma dagli effetti collaterali, purtroppo, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Mario Adinolfi non ha causato la morte di nessuno per cancro o per miocardite. Non ci sono filiere fallite nel lockdown che debbano imputare a Mario Adinolfi il loro fallimento. Eppure nessuna delle persone responsabili di queste catastrofi porta il braccialetto elettronico. La violenza sui social contro Adinolfi è al di là dei normali limiti della violenza sui social. I suoi libri sono straordinari. Voglio la mamma si batte per due diritti inalienabili dei bambini, il diritto a nascere e il diritto ad avere una mamma e un papà, e gli ultimi dove cerca di mettere in guardia dallo spaventoso pericolo islamico, che si è saldato con il woke e la sinistra tradizionale per la nostra distruzione e per la distruzione del cristianesimo. Pochi si stanno battendo con altrettanto coraggio, su questi temi, pochi hanno intuito con altrettanta lucidità il connubio mortale tra woke e islam. Adinolfi ha intelligenza e potenza mediatica, e le ha messe a disposizione delle battaglie. Mentre il giornaletto Avvenire diventa sempre più grigio, più neomaltusiano, gay friendly e filoislamico, più verde di Greta, più rosso di Frantoianni, la verità sull’islam e sui pride che cacciano gli ebrei l’ha detta Adinolfi. Noi siamo uomini fallaci, noi pecchiamo, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno della Passione di Cristo in croce per salvarci. Ma chi ama Dio, è un leone. E Mario è un leone.

Per quanto riguarda la sua colpevolezza: sono reati solo di quattrini, nessuno morirà di miocardite e nessun soldato fedele è stato mandato a morte. Ma c’è una cosa: si trattava di scommesse. Io non ho mai dato un centesimo a Mario Adinolfi, né mai glielo avrei dato. Tra le persone che gli hanno dato del denaro che non rivedranno mai più ci sono anche persone che conosco e io sono addolorata per loro; molti hanno dato i loro risparmi. Però, perdonatemi, assumetevi una parte di responsabilità, perché non si affida il proprio denaro a qualcuno che ti dice che lo moltiplicherà grazie alla bacchetta magica e questa bacchetta magica si chiama gioco d’azzardo, altrimenti dobbiamo inquisire anche chi vende i Gratta e vinci perché il principio è lo stesso. Dio ha detto che l’ultimo giorno i tiepidi li vomiterà dalla sua bocca. Tra questi non ci sarà Mario. Io credo che queste sue accuse almeno in grossa parte oppure tutte, si smonteranno come neve al sole.

In tutti i casi, anche se fossero vere, sono saltate fuori dal momento esatto in cui lui ha attaccato frontalmente, con un coraggio da leone, il sistema mediatico più sporco che si sia mai visto. E se anche tutte le sue accuse fossero vere, sono infinitamente meno gravi, non stanno neanche in rapporto di uno a un miliardo, rispetto alle accuse di coloro che hanno gestito la cosiddetta pandemia Covid e la cosiddetta vaccinazione. Rispetto alle colpe di costoro, le sue sono polvere. Non avrei comprato un’auto usata nemmeno da Padre Abramo o da Giacobbe, riconosco i loro peccati, ma riconosco anche la loro infinita grandezza, il loro amore per Dio, ben superiore alle loro colpe.

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